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Ritorna il Mulino del Po
JENNER MELETT
la Repubblica 10-GIU-2005

RO (Ferrara) - MANCA soltanto l'invocazione, Dio ti salvi. Lazzaro Sacerni, il patriarca de Il mulino del Po,l'aveva scritta sopra la macina, per invocare la protezione del cielo. Ma tutto il resto pronto, al mulino San Michele e la macina ha cominciato a girare, spinta dalla corrente che da secoli una grazia di Dio. L'acqua del Po - scriveva Riccardo Bacchelli - senza costare un baiocco, tanto rende quant'uno ne prende. Farina gialla per la polenta, farina bianca per il pane.

TORNA a vivere II mulino del Po raccontato dallo scrittore bolognese. Lo hanno costruito gli ultimi maestri d'ascia, in legno robusto. Il tetto, comeuna volta, fat-to con le canne di palude. Senza mulini sull'acqua dice il sindaco di Ro, Filippo Parisini avevamo perso un pezzo della nostra storia e della nostra identit. Il San Michele racconter a rutti, ma soprattutto ai ragazzi, come vivevano i loro nonni in questa terra.
Si capisce presto, come si viveva da queste parti. Festa della Miseria, c' scritto su un cartellone che annuncia la sagra del paese. Fino agli inizi del - 900 racconta la professoressa Fiorella Dall'Olio qui nemmeno la terra era ferma. Ogni tanto il Po se ne prendeva una fetta. E allora, per braccianti, contadini, mezzadri e pescatori, gi polenta e aringa erano un lusso. Si facevano frittelle con i fiori del sambuco e si cercavano i bruscandul, gli asparagi selvatici, per dare un sapore alla minestra.
Riccardo Bacchelli ha scritto II mulino del Po fra il 1938 ed il 1940, mentre stava scoppiando l'ultima guerra. Per conoscere il fiume ed i mugnai si fermava per ore sugli argini e nelle golene, impegnato nella raccolta di storie e leggende.
Si faceva poi ospitare dal senatore Emilio Arlotti, e assieme a lui si trovavano in villa Beniamino Ggli e il pittore Filippo De Pisis. Il senatore era orgoglioso di offrire anche la polenta macinata dal suo mulino, l'ultimo costruito sul Po, nel 1929. Il mulino Arlotti ha resistito fino al 1944, quando fu distrutto durante un'incursione aerea.
Nel 1873 sui fiumi del ferrarese c'erano 173 mulini natanti.
I molinari dice la professoressa Fiorella Dall'Olio erano gente speciale. Pi ricchi dei braccianti, senza dubbio, ma con una vita altrettanto grama. Dovevano vivere sul fiume, sempre, per lavorare e per fare la guardia.
Il mulino era anche la loro casa e non potevano nemmeno cucinare a fuoco vivo per non incendiare una struttura di legno e canne.
Cuocevano le piade o il pesce di fiume fra due pietre
scaldate sulle braci. Tasse in ogni luogo e per tutti. Ogni cento giri di ruota scattava un balzello. I contadini che arrivavano qui dovevano passare sulponte dei Tre occhi, chiamato ancora oggi il ponte dell'Abbondanza perch vi passavano carri colmi prima di frumento e poi di farina, e ogni volta dovevano pagare una tassa. Ecco, come Centro Riccardo Bacchelli vogliamo rivivere tutte le storie raccontate dallo scrittore.
Partiamo da qui, dal mulino ricostruito dal Comune con un finanziamento della comunit europea. In bicicletta andiamo a vedere i luoghi del romanzo, come la chiesa della Guarda, che volta le spalle alla parrocchia e ai parrocchiani... il grosso delle case si raggrupp dietro la chiesa, via via che il fiume serrava pi da vicino; ed essa parve che le coprisse, umili, come la chioccia i pulcini, avvistato il falco. Girando in questo Parco letterario portiamo i turisti alla Vallazza, che per Bacchelli era villa Cattarusco. E' un fabbricato enorme e soprattutto alto, dove i contadini ammassavano il grano per salvarlo dall'acqua in caso di alluvione.
Sar inaugurato domenica, il nuovo San Michele. I mulini fluviali, sciolti e mobili. scriveva Bacchelli eran destinati dalla forza delle cose a portare una liberta, e dei mugnai e dei clienti, che promuoveva franchigia dalla servit del mulino feudale. Macineremo il grano delle nostre terre dice il sindaco Filippo Parisini e venderemo la farina a chi verr qui al mulino risorto. Nel fiume, con un gesto che anche un'invocazione, libereremo anche tre piccoli storioni, nati in un allevamento, perch oggi il Po infestato dai pesci siluro. Lazzaro Sacemi, il mugnaio di Bacchelli, catturava gli storioni ed i lucci. Immobile come una polena, tanto che la s u ombra in acqua ingannava i pesci, aspettava conia fiocina brandita a mezz'asta. Gli storioni erano grandi e prelibati... I lucci buoni in salsa di prezzemolo e d'aceto. Meglio venire alla sera, al mulino del Po, quando si leva la luna pigra e curiosa. Nel silenzio si potranno immaginare Lazzaro ed i suoi garzoni, Malvasone, tardo e forte come un bue, una robusta e onesta pasta d'uomo e il Beffa, con faccia torva e sciagurata. Si vedr Desolina, la donna del mugnaio. Dosolina non far tanto la granda / perch ~1 tuo padre non " 1 re di Francia. Donne e uomini forti, capaci di liberare il mulino dagli ormeggi e proteggerlo in golena quando la piena arrivava rabbiosa, mugliando che neanche mille tori. Quando l'acqua tornava tranquilla, tornava pure la voglia di cantare. E tua madre non la regina / non far tanto la granda, o Dosolina.



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