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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Circolare 1618 del 21/07/2015: un ordine del giorno per la tutela

A Tutti i Responsabili UIL – BAC
Alle R.S.U.
A Tutti i lavoratori
LORO SEDI
UN ORDINE DEL GIORNO A FAVORE DELLA TUTELA
Venerdì scorso, nel contesto della discussione del ddl Madia sulla riorganizzazione della P.A., è stato approvato dalla Camera l’Ordine del giorno – che alleghiamo – contro la “confluenza” degli organi del MiBACT nelle ex Prefetture, presentato dall’on. Manuela Ghizzoni e sottoscritto dalle
on. Malisani e Piccoli Nardelli della Commissione Cultura, (PD); come vedrete sono stati ripresi alcuni argomenti da noi segnalati nella circolare UILPA BACT n. 1616, in linea con la difesa dell’autonomia degli organi periferici del MiBACT fatta dalla Commissione nel suo parere sul ddl Madia, poi disatteso dal Governo.
L’Ordine del giorno impegna il Governo a prevedere che le funzioni dirette di tutela, conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali previste dal Codice dei beni culturali rimangano di competenza esclusiva ed autonoma dell’Amministrazione preposta ed inoltre a “creare le condizioni” affinché le nuove funzioni di coordinamento degli Uffici territoriali dello Stato siano riferite "prioritariamente” alle materie amministrative generali comuni a tutti gli organi dello Stato.
Siamo grati alle presentatrici per la loro sensibilità e il loro impegno e prendiamo atto comunque positivamente di questo opportuno atto politico, che ricorderemo al Ministro (nel previsto incontro del prossimo 23 luglio) il quale sicuramente potrà avvalersene in seguito.
Si sa bene, d’altra parte, che gli Ordini del giorno del Parlamento non hanno valore obbligatorio per il Governo e che la maggior parte di essi, specialmente quelli che riprendono il tenore di emendamenti respinti, come in questo caso, rimangono lettera morta. Inoltre l’impegno previsto non si estende a mantenere espressamente al MiBACT l’organizzazione derivante dal DPCM 171/14 in corso di attuazione, come noi avremmo voluto (esclusivamente per evitare un ulteriore, ancor più grave stravolgimento di tutto l’apparato). Quindi anche se fosse rispettato questo Ordine del giorno l’organizzazione del MiBACT potrebbe essere comunque modificata (magari pure a solo titolo di “miglioria” della precedente riforma) in misura più o meno grande in base alla delega del ddl Madia.
Le forze impegnate a sostenere l’autonomia delle funzioni di tutela del MiBACT e la rispettiva organizzazione non sono trascurabili (soprattutto se sapranno raccogliere un più vasto consenso nel settore e nell’opinione pubblica più ampia), sono munite di più che valide ragioni e possono cercare di far definire in questo senso le norme dei successivi decreti delegati. Questi ultimi però, se ricordiamo la vicenda del decreto legge–delega ‘Spending review’ del 2012, non arriveranno
probabilmente entro l’anno previsto, ma in circa due (tanto che, vista l’imprevedibilità della politica italiana, potrebbero essere addirittura emanati da un diverso Governo), per cui si annuncia un non breve periodo di sostanziale incertezza sull’esito finale della questione e quindi sul suo impatto
sull’organizzazione e il funzionamento del MiBACT, che era opportuno evitare.
Il ceto politico (tutto) vuole che la Pubblica Amministrazione sia sottoposta a un processo di continua trasformazione per adattarla ai suoi scopi (il primo è quello di ridurla ai minimi termini) e controllarla più strettamente, ma continua a non comprendere che l’instabilità e incertezza organizzativa e funzionale che ne derivano – che si ripercuotono negativamente sulle condizioni di lavoro dei dipendenti – ne riducono drasticamente l’efficienza.
Rimaniamo pertanto convinti che occorre tradurre l’ “impegno”, sollecitato solo ‘moralmente’ dall’Ordine del giorno, in testo normativo obbligatorio e aggiungerlo in successiva occasione alla
legge delega o, quanto meno, riscontrare una pubblica conferma da parte dei vertici del Governo (Presidente e/o Ministro della F.P.) sull’introduzione di tal principio nel decreto delegato, per dare una maggiore certezza all’immediato futuro degli istituti e del personale della tutela. Infatti, per ora
la legge dice che gli organi del MiBACT dovranno ‘confluire’ nelle ex Prefetture, e in Italia tutto è possibile, perfino che una legge sia attuata alla lettera.

ORDINE DEL GIORNO 3098 - A
La Camera,
Premesso che:
L'articolo 7 del provvedimento in esame delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per la riorganizzazione dell'amministrazione statale e alla lettera d) prevede la confluenza nell'Ufficio territoriale dello Stato di tutti gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato;
gli uffici o organi periferici dell’amministrazione civile dello Stato preposta alla tutela dei beni culturali – il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo - svolgono compiti di tutela, conservazione e fruizione dei beni culturali che richiedono competenze specifiche per i diversi settori di beni, altamente specializzate sia a livello tecnico-scientifico che operativo e organizzativo, competenze che evidentemente non sono possedute dagli attuali Uffici territoriali del governo (ex
Prefetture), né dai loro dirigenti e personale;
la norma succitata parrebbe pertanto trasferire alla integrale dipendenza gerarchica dalle ex prefetture gli uffici e organi periferici dei beni culturali, poiché verrebbero necessariamente
assegnati alle ex prefetture – ora Uffici territoriali dello Stato - i compiti di direzione, controllo e coordinamento delle predette funzioni eminentemente tecnico-scientifiche relative ai beni culturali, in quanto sarebbero svolte da organi da esse dipendenti;
l’organizzazione del Ministero dei beni culturali è articolata a livello regionale, nell’ambito del quale il coordinamento dell’attività delle strutture periferiche nel quadro delle linee di indirizzo inerenti alla tutela emanate dagli organi centrali è assicurato dai Segretariati regionali dei beni e delle attività culturali, e non a livello provinciale. Per tanto si creerebbe una disomogeneità di livelli di coordinamento con gli Uffici territoriali dello Stato, che non hanno competenza di
ampiezza regionale, con sovrapposizioni, duplicazioni e frammentazioni di linee di comunicazione e coordinamento del tutto controproducenti, per non parlare della duplicazione di quelle fra centro e periferia dei due rispettivi dicasteri;
l’amministrazione statale preposta alla tutela dei beni culturali è stata di recente profondamente riorganizzata con il DPCM 8 agosto 2014, n. 171, e successivi decreti attuativi, che hanno operato numerose e incisive modifiche e innovazioni nei diversi settori centrali e periferici della tutela, accorpando e creando tipologie di istituti e rispettive competenze e codificando i rapporti fra organi periferici, regionali e centrali secondo i principi del decentramento e dell’autonomia operativa e gestionale degli organi tecnici, indispensabile per la competenza ed efficienza delle attività di tutela, valorizzazione e fruizione dei beni culturali. Tale riorganizzazione è peraltro ancora in una delicata fase di completamento per quanto riguarda l’attivazione di tutti i nuovi organi e il nuovo assetto dei rapporti organizzativi. Una nuova, profondamente diversa, riorganizzazione di tutto l’apparato -
che sarebbe richiesta da una ‘confluenza’ integrale degli uffici e organi periferici dei Beni culturali negli Uffici territoriali dello Stato - determinerebbe un impatto negativo sull’attuale predetta delicata e problematica fase di transizione, che rischierebbe di diventare cronica e disfunzionale per
lungo tempo prima di assestarsi in modo stabile e funzionale sull’ulteriore nuovo assetto;
il decreto legge n 83/2014 (Art bonus) ha disposto all’articolo 12, comma 1-bis, l’istituzione di Commissioni di garanzia per il patrimonio culturale dalle quali i pareri, nulla osta o altri atti di assenso comunque denominati, rilasciati dagli organi periferici del Ministero, possono essere riesaminati d’ufficio o su segnalazione delle altre amministrazioni (per es. regionali e comunali) coinvolte nel procedimento;
le funzioni di tali commissioni sono state assegnate dall’art. 39 del DPCM n. 171 del 2014 alle Commissioni regionali per il patrimonio culturale presiedute dal segretario regionale (come tale rappresentante dell’amministrazione centrale), e composte dal direttore del polo museale regionale e dai soprintendenti e dirigenti degli Istituti aventi sede nella regione. Tali funzioni – a seguito della “confluenza” delle soprintendenze nelle ex prefetture - mal si concilierebbero con eventuali poteri
monocratici dei prefetti in materia derivanti dalla loro posizione di superiori gerarchici dei soprintendenti, creandosi anche in tal caso un’inopportuna sovrapposizione di competenze
impegna il Governo a prevedere che le funzioni dirette di tutela, conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni
culturali previste dal Codice dei beni culturali (D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42), rimangano di competenza esclusiva ed autonoma dell’amministrazione preposta alla tutela dei beni culturali;
a creare le condizioni affinché l'esercizio delle nuove funzioni di coordinamento e armonizzazione degli Uffici territoriali dello Stato, sia riferito prioritariamente alle materie amministrative generali comuni, con particolare riferimento alla composizione di politiche e decisioni che provengono da ambiti settoriali della pubblica amministrazione
GHIZZONI
MALISANI
PICCOLI NARDELLI

http://www.uilbac.it/wordpress/circolare-1618-un-ordine-del-giorno-a-favore-della-tutela-expo-2015-possibilita-di-biglietti-a-prezzo-agevolato/


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