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Intanto la Fondazione minaccia: le istituzioni ci sostengano, oppure ci sciogliamo
Be. Ra.
LEco di Bergamo, 09/06/2005

L'istituto culturale costituito da Palafrizzoni e Provincia ha un deficit di 250 mila euro. Fusi, assessore alla Cultura: Nicchia di pochi, eletti, pensi di pi alla divulgazione

Nemo propheta in patria. Ma a Donizetti andata proprio maluccio. Nonostante l'operista dichiarasse che dopo Mayr, stata Bergamo a darmi di pi nella vita, la citt natale non gli ha mai voluto troppo bene. E da nove anni, senza le luci della ribalta, a portare in giro per il mondo il suo nome ci pensa la Fondazione Donizetti. Tanti oneri e pochi onori per il gruppo di tecnici della musica che dal 1997 ha avviato la collaborazione con venti Universit - dall'Europa alla Nuova Zelanda passando per gli Stati Uniti - e che nel 2001 riuscito a strappare l'Edizione nazionale delle opere di Gaetano Donizetti, rilasciata dal ministero dei Beni culturali, a cui sono abbonati oltre 100 atenei americani. Status non assegnato nemmeno alle produzioni di Verdi e Rossini.
Ma dopo tante furtive lacrime versate, la Fondazione arrivata a un punto di non ritorno: O le istituzioni ci danno un segnale forte o chiudiamo. Non possiamo continuare a lavorare con una spada di Damocle sul collo. Per la precisione, la spada di Damocle sono circa 250 mila euro di deficit, derivati da uscite dell'ordine di 150-160 mila euro all'anno - per studi, pubblicazioni e acquisizioni di documenti originali e microfilm - a fronte di entrate di 120-130 mila euro, per lo pi finanziamenti dei soci fondatori e, in parte minore, diritti Siae maturati in base alle opere gi realizzate.
Ma per comprendere la situazione necessario fare una breve cronistoria: la Fondazione viene creata all'inizio degli anni '90 su idea di Gianandrea Gavazzeni, diventa operativa nel 1997, anno del Bicentenario della nascita di Donizetti, per promuove lo studio e la valorizzazione delle opere di Simone Mayr e del suo allievo. I fondatori? Provincia e Comune, che sono anche i principali sostenitori. Che non sempre hanno fatto giudizio dando quello che serviva, precisa il vicedirettore scientifico Francesco Bellotto. O meglio, vicedirettore fino al 31 dicembre scorso. Perch il direttivo (guidato da Paolo Fabbri) non stato ancora rinnovato. La riconferma o meno spetta al Consiglio di amministrazione - presidente l'assessore alla Cultura Enrico Fusi, delegato dal sindaco, vice Antonio Parimbelli, indicato dal presidente della Provincia; consiglieri Pierangelo Pelucchi e Virgilio Bemardoni per il Comune e Luigi Fogaroli per via Tasso - che dovr riunirsi a breve. Ma la procedura - spiega Pelucchi - subordinata alla soluzione della drammatica situazione economica in cui versa la Fondazione, che non pu sopravvivere senza il sostegno degli enti pubblici e dei privati. Sarebbe una sciagura su tutti i fronti se la Fondazione dovesse sciogliersi. Sul fronte culturale.
La Fondazione ha contribuito a mettere in circolazione materiale musicologico fondamentale per creare una cultura donizettiana e non solo, cambiando la storia della musica dell'800. E tanto c' ancora da fare, considerato che Donizetti autore di 73 opere, precisa Pelucchi. E su quello promozionale: le opere di Donizetti sono le pi rappresentate al mondo. E dovunque va un'opera di Donizetti - precisa Pelucchi -l arrivano, tramite la Fondazione, i nomi di Comune e Provincia. Il riscontro di immagine altissimo e continuativo a livello internazionale, un trampolino di lancio per richiamare il turismo culturale in citt.
Non la pensa cos l'assessore Fusi che si dice disposto a sposare la causa solo se la Fondazione cambia rotta: La Fondazione pu sopravvivere solo in un'ottica di apertura alle altre realt. Non pu continuare a essere una nicchia per pochi eletti. Se divulgazione dev'essere, lo sia per tutti. Precisando che al bilancio bisogna guardare e mettere mano, ma che la Fondazione solo il capitoletto di un libro pi ampio di rilancio della storia e della tradizione musicale di Bergamo. Non si nega che abbia fatto molto, ma pu fare meglio per essere pi aperta e divulgativa. Il sindaco Roberto Bruni prende tempo in attesa del confronto -previsto in questi giorni -con il presidente della Provincia Valerio Bettoni, per quanto riguarda il bilancio prematuro parlarne, ma l'intenzione quella di sostenere la Fondazione. Attendiamo di analizzare il piano di risanamento.

OLTRE 1.500 DOCUMENTI RACCOLTI
Mettere insieme una serie di scoop su Gaetano Donizetti, attraverso la scoperta e lo studio di materiali inediti, proiettando nuova luce sulla storia della musica dell'800. un po' questa la missione della Fondazione Donizetti, nata negli anni '90, ad opera di Comune e Provincia, per riportare in citt testimonianze e fonti sul musicista. Riuscendo, tra l'altro, a raggruppare la quasi totalit - in microfilm, fotocopia o ed rom - dei manoscritti donizettiani esistenti sparsi nelle biblioteche del mondo. E acquisendo - tra il 1997, anno in cui diventa operativa, e II 2003 - oltre 1.500 documenti originali, con autografi dello stesso Donizetti, di Mayr, Bellini, Meyerbeer, Verdi e altri artisti coevi. Con ritrovamenti di eccezionale importanza scientifica. Ad esempio, nel 2002 viene ritrovata e comperata una lettera, sorta di testamento artistico del compositore nel quale compaiono giudizi di folgorante interesse sui contemporanei. Lo scorso anno sono ritornati a Bergamo 23 documenti riguardanti la famiglia Donizetti e in particolare il fratello di Gaetano, Giuseppe. Da pochi giorni altri due importanti ritrovamenti sono stati realizzati dall'agguerrito istituto culturale. Oggi, negli uffici della Fondazione, al quinto piano del Teatro Donizetti, si possono ammirare due lettere di Donizetti e una di Giovanni Simone Mayr.
La lettera del maestro del compositore indirizzata al teorico e storico della musica, nonch organista, Cario Gervasoni, datata 24 aprile 1813 e contiene straordinarie osservazioni di carattere musicologico. Del tutto proiettate sul versante teatrale e produttivo sono invece le due lettere di Gaetano, una pi tarda, del settembre 1842, scritta in francese e indirizzata ad Auguste de Coussy. Il banchiere che gestiva a Parigi le questioni finanziarie del compositore; l'altra, del 1837, inviata a Giovanni Ricordi da Napoli, dove allora Donizetti risiedeva; tra notizie su L'assedio di Calais, su Pia de' Tolomei e sul Requiem concepito per la morte di Zingarelli. Intensa la produzione editoriale della Fondazione: nel 1998 il volume Donizetti a Casa Ricordi; nel 2000 la biografia di Giovanni Simone Mair, scritta dal musicografo e amico Girolamo Calvi; nel 2001 gli Atti del Convegno internazionale di studio La vocalit e I cantanti e la collezione di saggi Attorno al palcoscenico; nel 2003 il Journal 7 della Donizetti Society dal titolo Donizetti in France. L'istituto culturale sostiene le edizioni critiche delle opere di Donizetti pubblicate in coedizione con Casa Ricordi. Dal 2001 l'Edizione critica diventata Edizione nazionale delle opere di Gaetano Donizetti, qualifica emanata dal ministero per i Beni culturali.



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