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«Requiem» per la casa natale del Donizetti
Benedetta Ravlzza
09-GIU-2005 ECO DI BERGAMO



Troppi costi e scarsa sicurezza: l ' edificio in via Borgo Canale è chiuso al pubblico da tre anni
Proposta delle guide Agiat: pronti ad aprirla e tenerla pulita. Il Comune: non servono iniziative sporadiche

Un gruppo di turisti fotografa la targa sulla facciata e se ne va. Da vedere rimane solo quella. La casa di Gaetano Donizetti in via Borgo Canale 14 è chiusa al pubblico dall'ottobre2002.
Paolo Moschini, presidente dell'Agiat (Associazione guide interpreti accompagnatori turistici) e del Gab (Gruppo archeologico bergamasco) guarda sconsolato da un osservatorio speciale: la sua agenzia di viaggi sta proprio di fronte.

«È deludente dal punto di vista turistico. Donizetti è più famoso all'estero che in patria. Qui il via vai di stranieri è continuo. Ma la casa è in totale abbandono e nessuno sembra essere intenzionato né a restaurarla né, almeno, a valorizzarla».

Le guide sono pronte a fare la loro parte: «A costo zero. Siamo a disposizione e il personale non manca - si fa portavoce Moschini - Lo stato dell'abitazione può benissimo sopportare delle visite organizzate, si tratterebbe soltanto di fare un po' di pulizia. Chiediamo di poterla aprire su richiesta dei gruppi, intanto che si decide il da farsi sul recupero».

Il portone scricchiolante si apre per un viaggio d'eccezione, A prima vista basterebbe una ramazzata al pavimento polveroso e pieno dì calcinacci: rimuovere le ragnatele dagli angoli e dalle vetrinet-te che ospitano ancora qualche cimelio; riappiccicare le didascalie svolazzanti alle litografie penzoloni di un allestimento che fu; dare un po' di verderame alle rose tanto .amate dal musicista, che, resistenti alle intemperie, ancora campeggiano nel giardino pensile che da su via degli Orti, abbandonato alla vegetazione selvaggia e dissestato dalle tane dei topi. Ma, fanno notare dalla Fondazione Donizetti, la situazione è meno rosea di quel che pare. A uno sguardo più attento, infatti, si notano i ponteggi sospesi sul ballatoio, le infiltrazioni sui muri e sul pavimento.
L'accesso ai piani superiori - disabitati da anni -vietato per l'instabilità del tetto e delle solette.
Paradossalmente, la parte meglio conservata è proprio quella che si incontra scendendo la «scala di cantina», le buie stanze sottoterra di origine medioevale, dove Donizetti nacque, Monumento nazionale dal 1926. Stanze spoglie: il camino col paiolo; un tavolo con un pennino e una partitura sbiadita; l'odore di chiuso e di muffa nei due magazzini, che servivano da carbonaia e legnaia è tutto quello che resta. Ma quel poco che basta per mantenere viva la memoria del genio, che si alimenta anche nella povertà.
«Come soluzione tampone la proposta di Moschini ci potrebbe stare -commenta il vicedirettore della Fondazione Francesco Bellotto, ricordando come la questione sia "antica e seria" - ma la messa in sicurezza dell'edificio è necessaria. E questo dipende dal Comune, che è proprietario dell'immobile». La Fondazione ha infatti in gestione la casa natale di Donizetti dal 1997, ma nel 2002 ha dovuto interrompere le visite. «Per i costi insostenibili - spiega Pierangelò Pelucchi, consigliere della Fondazione - e per ragioni di sicurezza. È stata una decisione sofferta, perché l'istituto ha a cuore il patrimonio donizet-tiano, e la casa natale è il primo bene. Ha tutti i requisiti per diventare tappa fondamentale del percorso donizettiano in città, capace di richiamare il turismo culturale, ma la Fondazione non può far fronte a queste

spese nelle condizioni economiche in cui versa». «Si tratta di parecchi metri quadri - precisa Bellotto - in parte utilizzabili come museo, in parte per ricavare spazi da destinare a proiezioni piuttosto che all'ascolto delle opere donizettiane, fino a miniconferenze». «Inoltre - aggiunge Moschini - i piani superiori potrebbero essere recuperati a fini abitativi».
A Bergamo invece nessuna amministrazione ha pensato di mettere i lavori nel Piano delle opere pubbliche, e i sigilli alla casa rimangono. Sorte ben diversa hanno avuto le case di Puccini a Lucca e Rossini a Pesaro, senza spingersi troppo in là e avere come riferimento la dimora di Mozart a Salisburgo, con tanto di bookshop e coffee shop annessi. Nel 2002 il mandato del Comune era chiudere in attesa di affidare la gestione a un'agenzia esterna o di procedere alla ristrutturazione. Ma da allora nulla si è mosso. E ora? A breve non sembrano esserci novità. Perché l'assessore alla Cultura Enrico Fu^ si è convinto che «le iniziative episodiche non servono. Solo quando ci sarà un progetto coordinato e condiviso da tutte le realtà sarà possibile anche solo affidare l'incarico di apertura e chiusura della casa. Per rilanciare Bergamo città d'arte serve un percorso ragionato, che, nel caso della tradizione operistica, coinvolga la Fondazione, il museo donizettiano, l'istituto musicale e quindi la casa natale». Chissà se a Donizetti sarebbe piaciuta questa musica.



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