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SICILIA - Centri storici,una legge che divide
GIOACCHINO AMATO
09 luglio 2015 la Repubblica





Una legge semplice, di appena cinque articoli racchiusi in altrettante pagine e preceduta da una corposa relazione che di pagine ne prende il doppio. Ma che per molti nasconde la chiave per stravolgere i centri storici aprendo anche a speculazioni di grande portata. Il primo punto controverso si nota proprio mettendo a confronto la relazione con gli articoli: "Ci sono ottime premesse – sottolinea Leandro Janni di Italia Nostra – con tanto di richiami alle norme nazionali di tutela del centro storico, ma poi di tutto questo nella legge vera e propria c'è ben poco. Anzi ci sono termini incomprensibili e generici e soprattutto il difetto iniziale. Quello di volere standardizzare situazioni diverse. Non si può trattare il centro storico di Catania come quello di Polizzi Generosa, hanno esigenze e natura differenti".

Le questioni, come sottolineano non solo l'associazione ma la stessa Anci Sicilia e molti sindaci, non sono da "puristi dell'arte". Innanzi tutto la classificazione che dovrà essere contenuta nello "studio di dettaglio" che in 180 giorni dovrà essere realizzato da uffici tecnici comunali, sovrintendenze e genio civile in conferenza di servizi. Da questo dipenderà il tipo di intervento che si potrà fare su ogni singolo immobile. "Qui sta il rischio più serio – spiega Janni – perché uffici tecnici e sovrintendenze sono già con organici all'osso e pratiche accumulate, chi ci assicura che non sia una classificazione superficiale o peggio arbitraria? Ma soprattutto non si può decidere la natura di ogni singolo edificio staccato dagli altri". Netto il professore Pier Luigi Cervellati: "Questa legge annienta città storiche della Sicilia e ci farà apparire come seguaci dell'Isis" I tecnici spiegano questo semplice meccanismo: lo studio di dettaglio classifica una serie di edifici come "edilizia di base non qualificata" e "edilizia di base parzialmente qualificata" (termini che molti giudicano tecnicamente impropri e generici). Questi possono essere ristrutturati anche con demolizione e "modifica della sagoma". "Sono consentite anche operazioni di questo tipo su gruppi di immobili – aggiunge Janni – aprendo a trasformazioni radicali di interi rioni". In dieci o quindici anni un quartiere potrebbe non essere più lo stesso.

Ma per firmatari che coprono tutto l'arco parlamentare, il meccanismo per stilare lo studio di dettaglio, con conferenza di servizi e doppia approvazione da parte dei consigli comunali garantisce la qualità delle classificazioni. La legge secondo i deputati Ars semplifica le norme sbloccando il risanamento dei centri storici e impedendo anche speculazioni edilizie in nuove aree attorno alle città.

E non finisce qui. La norma, cambiando le norme urbanistiche cancella di fatto le sanzioni penali previste per l'abusivismo e non fa parola sulla qualità e il tipo di materiali da utilizzare per le ristrutturazioni. Nella Sicilia degli abusi e dei tragici crolli di intere palazzine sembra una dimenticanza non da poco. L'Anci Sicilia aveva proposto un emendamento per "salvare il salvabile" che prevedeva di allinearsi alla legge nazionale del 2001 sulle ristrutturazioni ma anche esenzioni dai tributi locali per gli edifici restaurati, utilizzo dei materiali adeguati, mutui a cittadini e Comuni che recuperano edifici. Ma l'Ars ha detto no a tutto. Unica concessione, per evitare la rivolta dei sindaci che sul centro storico avevano già deliberato, l'esclusione dalla legge dei Comuni che hanno già un piano del centro storico. Tra questi Palermo, Siracusa, Erice e Noto. Ma non Catania, Agrigento e altri 200 centri dell'Isola.




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