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SICILIA: Traballa il progetto del turismo d'elite
Teresa Cannarozzo
La Repubblica, ed. Palermo, 07/06/2005

Traballa il progetto del turismo d'elite
TERESA CANNAROZZO
Lintroduzione dell'articolo 14 (legge obiettivo per il turismo di qualit) nel decreto sulla competitivit, proposto dall'onorevole Guido Crosetto di Forza Italia merita qualche considerazione.
La proposta di cedere in concessione beni demaniali costieri per un periodo di 90 anni al fine di impiantare strutture alberghiere di qualit e case da gioco, al fine di contribuire al decollo dell'economia del Mezzogiorno, in deroga a qualunque previsione urbanistica e di tutela vigente, la cosiddetta ciliegina sulla torta.
La trovata si inserisce perfettamente infatti in quella linea di pensiero e di azione pi volte esplicitata dall'attuale maggioranza politica al governo del paese sintetizzabile nell'obiettivo di rastrellare risorse economiche comunque e dovunque, senza andare troppo per il sottile.

BASTI ricordare due delle performance pi significative dell'attuale maggioranza politica al governo del Paese. Prima: la cartolarizzazione, cio la vendita del patrimonio immobiliare pubblico, con la conseguenza di un gran numero di sfratti agli inquilini di case di propriet di enti pubblici, per non parlare delle implicazioni squisitamente culturali sulla alienazione del patrimonio edilizio storico. Seconda: la deregulation urbanistica con l'ingresso sempre pi invasivo del privato nelle decisioni urbanistiche, consacrato nella legge nazionale sul "governo del territorio" nota come legge Lupi, fortunatamente bloccatasi per mancanza di copertura finanziaria.
A onor del vero l'insofferenza verso le regole dell'urbanistica (i cosiddetti lacci e lacciuoli che impediscono la libera iniziativa degli imprenditori privati) si manifestata da pi di un decennio e ha prodotto il varo di stru-menti urbanistici che prevedono l'affermazione del partenariato pubblico-privato, il ruolo crescente del partner privato e la deroga sistematica alle norme contenute negli strumenti urbanistici. Ci riferiamo ai cosiddetti"programmi complessi" tra cui si annoverano i Pit (Programmi integrati di intervento) i Prusst (Programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio).
Iniziative promosse da privati, spesso sostenute da finanziamenti europei, con percorsi accelerati di progettazione e di approvazione, a scapito della qualit progettuale e della trasparenza delle procedure.
Su tutto ci, diciamo la verit, non c' stato un grande interesse e un adeguato atteggiamento critico da parte delle forze politiche del centrosinistra, che sono sembrate tendenti a sposare tout-court le innovazioni, dimenticando forse che la paleourbanistica affidata al soggetto pubblico garantiva nonostante alcune innegabili rigidezze irrinuciabili fasi di pubblicizzazione delle scelte urbanistiche e di democrazia partecipativa: pubblicazione dei piani, osservazioni e opposizioni dei cittadini e dei soggetti portatori di interessi collettivi come le associazioni culturali e ambientaliste.

Le procedure accelerate, gli "sportelli unici" e i "silenzi-assenso" rendono molto difficile l'informazione e la conoscenza delle iniziative proposte dal privato di turno.

Nell'articolo proposto da Crosetto troviamo tutti gli ingredienti di cui sopra tendenti a spianare la strada del privato. Gli stessi contenuti e obiettivi erano stati dichiarati pi volte in precedenza da Gianfranco Miccich, in varie interviste rilasciate da quando ha assunto la carica di ministro per la Coesione territoriale con particolare riferimento allo sviluppo del Mezzogiorno.

Ascoltando e leggendo le interviste dei suddetti politici c' da chiedersi in che misura essi conoscano il Mezzogiorno, le relative angosciose problematiche, le straordinarie risorse territoriali, ancorch sottoutilizzate, e che cosa intenda il ministro Miccich per coesione territoriale.

Il Mezzogiorno, come noto, una terra di forti squilibri e di grandi contraddizioni: abbandono e spopolamento delle aree interne, congestione delle aree costiere, inquinamento marino di natura antropica, carenza di infrastrutture territoriali di collegamento, dissesto idrogeologico, carenza idrica, crescita delle citt con carenze di attrezzature e servizi pubblici, degrado e abbandono dei centri storici, dismissioni industriali e crollo degli indotti, agricoltura precaria. A ci fanno da contraltare la ricchezza del patrimonio naturalistico, paesaggistico, storico, archeologico, culturale ubicato anche in aree interne e poco conosciute la qualit architettonica e paesaggistica dei centri storici, la gastronomia e alcune piccole produzioni pregiate che cominciano ad affermarsi, una nuova attitudine imprenditoriale nel settore dell'agriturismo e del turismo rurale che utilizza una piccolissima parte della grande quantit di manufatti storici diffusi nel territorio. Da non dimenticare, ovviamente, l'ipoteca della criminalit organizzata su qualsivoglia iniziativa.
L'articolo 14 mette su carta le intuizioni del ministro Miccich sul ruolo salvifico del turismo d'elite, per il decollo del Mezzogiorno, tramite le procedure deregolatorie di cui si gi detto e che sono state evidenziate da vari commentatori sulla stampa nazionale. Altri hanno evidenziato giustamente che l'impresa mafiosa che l'unica ad avere capitali da investire nel Mezzogiorno correrebbe a vele spiegate a cogliere le opportunit offerte dalla nuova normativa, ivi compresa la possibilit di aprire case da gioco, che come tutti sanno, servono egregiamente a ripulire il denaro di provenienza sospetta.
Ma i problemi sono anche altri e investono il ruolo che pu avere realisticamente il turismo per contribuire allo sviluppo economico delle comunit del Mezzogiorno. Infatti la crisi dei sistemi produttivi tradizionali sembra affidare lo sviluppo del territorio delle regioni meridionali quasi esclusivamente all'incremento delle economie derivanti dall'attivit turistica, invocata sistematicamente, ma in maniera piuttosto astratta, nei documenti delle forze politiche e sempre pi presente nei progetti di sviluppo locale, anche se in forme disorganiche e di dubbia efficacia.
A tali manifestazioni di indirizzo programmatico non comunque corrisposta una crescita del settore turistico come rivelano dati e statistiche recenti. Il turismo, per diventare una attivit produttiva di rilievo, deve fare parte di un progetto politico complessivo, in grado di intervenire non solo su tutta la filiera dell'offerta turistica, ma anche sulla riqualificazione del territorio, sul ripristino dell'equilibrio ambientale, sull'integrazione dei collegamenti territoriali, sull'incremento della portualit.
L'offerta turistica della Sicilia, al centro del Mediterraneo dove confluisce il 35 per cento del turismo mondiale ancora poco articolata per genere (prevalenza del turismo balneare), per durata (il periodo estivo) e concentrata su poche localit per altro non sempre pienamente utilizzate (Palermo, Agrigento, Siracusa, Taormina, Cefal, Eolie). Sicuramente non basta il cosiddetto turismo d'elite (alberghi a cinque stelle, campi da golf e case da gioco) specie se destinato a congestionare ulteriormente le fasce costiere a dare una spinta significativa e sana allo sviluppo delle comunit locali.
Una autentica sensibilit verso la coesione territoriale dovrebbe indurre il governo a occuparsi del Mezzogiorno in maniera pi organica, guardando anche alle risorse potenziali espresse dalle aree interne come parchi e riserve naturali, aree archeologiche, centri storici, produzione agricola ed enogastronomica di qualit. Risorse straordinarie, che comunque non riescono ancora a fare "sistema" e a diventare attrattori di varie tipologie di turismo. Il ministero della coesione territoriale forse dovrebbe iniziare ad applicare sul campo la ragione sociale che lo definisce.
TERESA CANNAROZZO



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