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SUD: Turismo dlite, mezzogiorno e coesione territoriale.
Cannarozzo, Teresa
www.eddyburg.it, Data di pubblicazione: 05.06.2005


Un articolo scritto per Liberazione, su un tema dibattito su Eddyburg. Invece della liquidazione dei beni pubblici costieri, si pu fare qualcosa di serio?
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Lintroduzione dellarticolo 14 (legge obiettivo per il turismo di qualit) nel Decreto sulla competitivit, proposto dallon. Crosetto (FI) merita qualche ulteriore considerazione. La proposta di cedere in concessione a privati beni demaniali costieri per un periodo di 90 anni al fine di impiantare strutture alberghiere di qualit e case da gioco, per contribuire al decollo delleconomia del Mezzogiorno, in deroga a qualunque previsione urbanistica e di tutela vigente, la cosiddetta ciliegina sulla torta. La trovata si inserisce infatti perfettamente in quella linea di pensiero e di azione pi volte esplicitata dallattuale maggioranza politica al governo del paese sintetizzabile nellobiettivo di rastrellare risorse economiche comunque e dovunque, senza andare troppo per il sottile.

La famosa cartolarizzazione, cio la vendita del patrimonio immobiliare pubblico, con la conseguenza di un gran numero di sfratti agli inquilini di case di propriet di enti pubblici, per non parlare delle implicazioni squisitamente culturali sulla alienazione del patrimonio edilizio storico; la deregulation in campo urbanistico con lingresso sempre pi invasivo del privato nelle decisioni urbanistiche, consacrato nella legge nazionale sul governo del territorio nota come legge Lupi, fortunatamente bloccatasi per mancanza di copertura finanziaria, sono alcune delle performances pi significative dellattuale maggioranza politica al governo del paese.

A onor del vero linsofferenza verso le regole dellurbanistica (i cosiddetti lacci e lacciuoli che impediscono la libera iniziativa degli imprenditori privati) si manifestata da pi di un decennio e ha prodotto il varo di strumenti urbanistici che prevedono laffermazione del partenariato pubblico-privato, il ruolo crescente del partner privato e la deroga sistematica alle norme contenute negli strumenti urbanistici. Ci riferiamo ai cosiddetti programmi complessi tra cui si annoverano i PIT (Programmi integrati di intervento) i PRUSTT (Programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio); iniziative promosse da privati, spesso sostenute da finanziamenti europei, con percorsi molto accelerati di progettazione e di approvazione, a scapito della qualit progettuale e della trasparenza delle procedure.

Sulle questioni accennate non ci sembrato cogliere un grande interesse e un adeguato atteggiamento critico da parte delle forze politiche del centro-sinistra, che sono sembrate tendenti a sposare tout-court le innovazioni, dimenticando forse che la paleo-urbanistica, tradizionalmente affidata al soggetto pubblico, nonostante alcune innegabili rigidezze, garantiva almeno irrinuciabili fasi di pubblicizzazione delle scelte urbanistiche e di democrazia partecipativa alle scelte stesse (pubblicazione dei piani, osservazioni e opposizioni dei cittadini e dei soggetti portatori di interessi collettivi come le associazioni culturali, ambientaliste, etc..). Le procedure accelerate, gli sportelli unici e i silenzi-assenso rendono molto difficile linformazione e la conoscenza delle iniziative proposte dal privato di turno.

Nellart. 14 proposto dallon. Crosetto troviamo tutti gli ingredienti di cui sopra tendenti a spianare la strada del privato, ma gli stessi contenuti e obiettivi erano stati dichiarati pi volte in precedenza dallon. Miccich, in varie interviste rilasciate da quando ha assunto la carica di Ministro per la Coesione Territoriale (?) con particolare riferimento allo sviluppo del Mezzogiorno.

Ascoltando e leggendo le interviste dei suddetti politici c da chiedersi in che misura essi conoscano il Mezzogiorno, le relative angosciose problematiche, le straordinarie risorse territoriali, ancorch sottoutilizzate, e che cosa intenda il Ministro Miccich per coesione territoriale.

Il Mezzogiorno, come noto, una terra di forti squilibri e di grandi contraddizioni: abbandono e spopolamento delle aree interne; congestione delle aree costiere; inquinamento marino di natura antropica; carenza di infrastrutture territoriali di collegamento; dissesto idrogeologico; carenza idrica; crescita dissennata delle citt con croniche carenze di attrezzature e servizi pubblici; degrado e abbandono dei centri storici; dismissioni industriali e crollo degli indotti; agricoltura precaria. A ci fa da contraltare la ricchezza del patrimonio naturalistico, paesaggistico, storico, archeologico, culturale, ubicato anche in aree interne e poco conosciute; la qualit architettonica e paesaggistica dei centri storici; la gastronomia e alcune piccole produzioni pregiate che cominciano ad affermarsi; una nuova attitudine imprenditoriale nel settore dellagriturismo e del turismo rurale che utilizza una piccolissima parte della grande quantit di manufatti storici diffusi nel territorio. Da non dimenticare, ovviamente, lipoteca della criminalit organizzata su qualsivoglia iniziativa.

Lart. 14 mette su carta le intuizioni del Ministro Miccich sul ruolo salvifico del turismo dlite per il decollo del Mezzogiorno, tramite le procedure deregolatorie di cui si gi detto e che sono state evidenziate da altri commentatori sulla stampa nazionale.

E stato evidenziato giustamente anche che limpresa mafiosa, che lunica ad avere capitali da investire nel Mezzogiorno, correrebbe a vele spiegate a cogliere le opportunit offerte dalla nuova normativa, ivi compresa la possibilit di aprire case da gioco, che come tutti sanno, servono egregiamente a ripulire il denaro di provenienza sospetta.

Ma i problemi sono anche altri e investono il ruolo che pu avere realisticamente il turismo per contribuire allo sviluppo economico delle comunit del Mezzogiorno. Infatti la crisi dei sistemi produttivi tradizionali sembra affidare lo sviluppo del territorio delle regioni meridionali quasi esclusivamente allincremento delle economie derivanti dallattivit turistica, invocata sistematicamente, ma in maniera piuttosto astratta, nei documenti delle forze politiche e sempre pi presente nei progetti di sviluppo locale, anche se in forme disorganiche e di dubbia efficacia.

A tali manifestazioni di indirizzo programmatico non comunque corrisposta una crescita del settore turistico come rivelano dati e statistiche recenti; infatti, il turismo, per diventare una attivit produttiva di rilievo, deve fare parte di un progetto politico complessivo, in grado di intervenire non solo su tutta la filiera dellofferta turistica, ma anche sulla riqualificazione del territorio, sul ripristino dellequilibrio ambientale, sullintegrazione dei collegamenti territoriali, sullincremento della portualit, etc

Lofferta turistica del Mezzogiorno, al centro del Mediterraneo, che costituisce uno dei pi grandi bacini turistici esistenti, dove confluisce il 35% del turismo mondiale, ancora poco articolata per genere con prevalenza del turismo balneare, caratterizzata da una breve durata (il periodo di luglio e agosto) e concentrata su poche localit da sempre inserite nei circuti turistico-balneari tradizionali.

Sicuramente non basta il cosiddetto turismo dlite (alberghi a cinque stelle, campi da golf e case da gioco) specie se destinato a congestionare ulteriormente le fasce costiere a dare una spinta significativa e sana allo sviluppo delle comunit del Mezzogiorno.

Una autentica sensibilit verso la coesione territoriale dovrebbe indurre il governo a occuparsi del Mezzogiorno in maniera pi organica, guardando anche alle risorse potenziali espresse dalle aree interne come parchi e riserve naturali, aree archeologiche, centri storici, produzione agricola ed eno-gastronomica di qualit; risorse straordinarie, che comunque non riescono ancora a fare sistema e a diventare attrattori di varie tipologie di turismo.

Il Ministero della coesione territoriale forse dovrebbe iniziare ad applicare sul campo la ragione sociale che lo definisce.





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