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La civilt del territorio
Marcello Parilli
Corriere della Sera 20/6/2015

IL PATTO UOMO-NATURA DEL TRENTINO UN ESEMPIO MONDIALE DI VALORIZZAZIONE

Lo scorso 10 giugno a Parigi venti nuove zone del mondo hanno ricevuto il riconoscimento Riserva della Biosfera dellUnesco nellambito del programma Man and Biosphere (MaB) dellassociazione internazionale, entrando cos a far parte del World Network of Biosphere Reserves, che adesso conta 651 siti in 120 Paesi diversi.
nata cos, dopo un percorso avviato allinizio del 2013 dalla Provincia autonoma di Trento e dal ministero dellAmbiente, la Biosfera delle Alpi Ledrensi e Judicaria, un territorio di circa 47 mila ettari e lungo meno di 30 chilometri situato tra il nord del Lago di Garda e la Cima Tosa, la pi alta delle Dolomiti di Brenta, che presenta caratteristiche del tutto uniche.
in questa zona che si incontrano tre ambienti caratterizzati da unorografia complessa e molto diversi tra loro per morfologia, clima e vegetazione: a Ovest, larea glaciale dei monti Adamello e Presanella, con formazioni rocciose granitico-cristalline, scure, tipicamente occidentali; a Est, la roccia calcarea delle Dolomiti di Brenta, pi chiara; a Sud, i territori pi dolci che portano fino al Lago di Garda spiega Annibale Salsa, gi accademico a Genova, oggi tra i massimi esperti di Alpi italiane e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Dolomiti-Unesco nonch, dal 2004 al 2010, presidente generale del Club alpino italiano (Cai) . In questa parte di Trentino, nel giro di qualche decina di chilometri, si possono osservare mondi opposti: si passa dal clima estremamente umido e piovoso della Val Rendena a quello secco di Arco, apprezzato nell800 per la cura delle malattie polmonari, fino a quello prettamente rivierasco e mediterraneo del Garda caratterizzato dalla macchia e dalla coltivazione dellolivo e della vite.
Tutte caratteristiche che, nei territori pi circoscritti della nuova Riserva, hanno dato vita a un unicum paragonabile, in ambito alpino, solo ai territori delle Alpi Marittime e Provenzali. Vi si trovano ben 1.600 specie botaniche (di cui 33 esclusivamente locali), passando dalla flora glaciale alla macchia mediterranea, dallambiente alpino intatto a quello plasmato dalluomo e noto per i suoi vitigni di pregio e la sua produzione olivicola non lontana da quella della Liguria di Ponente. La fauna selvatica imponente, con 10 mila cervi, 27 mila camosci e 30 mila caprioli, oltre alle rare aquile reali (se ne contano oggi 60 coppie), alle pernici bianche, ai galli cedroni e ai francolini di monte, e poi anfibi e rettili in quantit. Questo anche il territorio dove convivono (e levento non cos comune) i tre grandi carnivori delle Alpi: la lince, il lupo e lorso. Tutto sommato una scommessa vinta sul piano della convivenza uomo-fauna selvatica, tenendo presente che in Trentino, territorio sottoposto per il 30% a forme di tutela, vivono e lavorano 530 mila persone. Forse lunica criticit riguarda proprio lorso, che prima degli anni Duemila ha rischiato di scomparire dagli unici territori alpini dove non si era mai estinto.
La politica di rinsanguamento ha per dato risultati superiori alle aspettative e oggi lorso (circa 60 esemplari) una presenza in crescita esponenziale (da qui arrivato in Svizzera e Valcamonica) e da molti ritenuta pericolosa: lattacco diretto a un podista una settimana fa vicino a Trento, poi, non ha fatto che soffiare sul fuoco delle polemiche.
Una simile biodiversit si comunque sposata alla perfezione con linclinazione locale al lavoro duro e ben fatto, che da questo territorio ha cercato di tirar fuori il meglio, dallagricoltura fino allallevamento: dellolio e del vino si detto, ma come dimenticare eccellenze come i marroni di Pranzo, le noci del Blggio, le patate montagnine, gli ortaggi, le mele, lottima polenta fatta con il mais di Storo, la carne salda di Tenno, formaggi come la spressa delle Giudicarie Dop o la ciuga del Banale, un tipico insaccato di carne e rape, presidio Slow Food.
E ovviamente, in un territorio cos mosso e meno uniforme del Trentino orientale, disseminato di boschi e laghi come di castelli, chiese e palazzi (con il comprensorio sciistico di Madonna di Campiglio a un passo), lindustria del turismo in prima fila.
Litaliano non mai stato molto attento a unofferta troppo raffinata dice Salsa . Ma le cose stanno cambiando, si sta finalmente passando da un turismo banale se non volgare a uno pi critico ed esigente. E in fondo il turismo balneare dellalto Garda e quello pi meditativo della montagna sono anche loro due facce della stessa medaglia.



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