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Dagli studenti di storia dell'arte di Torino: Diteci, per piacere, che è tutto uno scherzo… La deprimente Garden Library

Dal sito: http://studentiarteto.com/2015/06/20/diteci-per-piacere-che-e-tutto-uno-scherzo/


Diteci, per piacere, che è tutto uno scherzo…
La deprimente Garden Library

L’altro ieri pomeriggio, ore 15 puntuali, #saveGAM è andato all’inaugurazione del nuovo progetto della Biblioteca della Fondazione Torino Musei: The Garden Library. Ci si potrebbe chiedere: perché siete andati a farvi del male da soli? Prima di tutto perché noi in quel luogo crediamo davvero e poi perché, da studiosi, non siamo abituati a esprimere pareri senza conoscere bene l’argomento, e così abbiamo preferito vedere con i nostri occhi.

Andiamo con ordine.

Entrando in GAM dall’ingresso principale ci saremmo aspettati di trovare uno spazio allestito per la lettura nel primo giardino di sinistra, quello che ospita la Modulazione Ascendente di Fausto Melotti, ma lì nulla. Quindi proseguiamo, superiamo gli ingressi (a sinistra gli uffici, a destra il museo) e andiamo oltre l’Arena di Giulio Paolini, ma anche lì nulla. Nessun cartello, nessuna segnalazione che pubblicizzasse l’evento o indicasse la strada. Che cosa significa? Forse che è stato organizzato di fretta, da poche persone e senza curare i dettagli?

Finalmente troviamo la via: è il cortiletto adiacente allo spazio della didattica. Qui veniamo accolti dai bibliotecari che ci spiegano di essere loro gli ideatori, e dunque i responsabili, del progetto. Due chiacchiere e si esce fuori dove subito comincia un breve balletto sulle note della canzone che Vinicio Capossela ha dedicato a Modigliani. L’abbiamo pure filmato, ma ve lo risparmiamo. La coppia di ballerini si esibisce gratuitamente e il pubblico è composto da una ventina di ragazzi in età da liceo. Finito il balletto il pubblico si sposta verso lo spazio adibito alla lettura (in buona parte al sole), sfoglia i libri ancor più rapidamente di quanto non si faccia di solito con i cataloghi esposti nelle mostre e in meno di quattro minuti la consultazione è finita e lo spazio svuotato. Segue un bis del balletto, poi tutti a casa. Tempo totale? 50 minuti, a essere generosi.

Fin qui i fatti. Ora proviamo a imbastire qualche considerazione.

Da quando è stato ridotto l’orario di apertura i bibliotecari hanno cercato di organizzare progetti ed eventi che aiutassero a mantenere l’attenzione sulla biblioteca e che, in qualche modo, la facessero vivere anche quando è chiusa (citando a braccio dalle chiacchiere di ieri). Oltre a questo progetto all’aperto c’è anche il ciclo di incontri intitolato L’artista impaginato: una serie di conversazioni (brevi e sostanzialmente prive di contenuti) con alcuni artisti. Questi incontri forse non fanno male a niente e a nessuno (forse) ma certamente non spostano di una virgola il problema della fruizione del patrimonio culturale da un punto di vista differente rispetto a quello dell’arte intesa come mero passatempo pomeridiano.

Una delle domande che viene da porsi è: perché i bibliotecari si sono messi a fare i curatori e gli organizzatori di eventi? Saranno impazziti?

Noi queste persone le conosciamo e le stimiamo: il bibliotecario è una figura importante e praticamente onnipresente nella vita di chi studia. Negli anni abbiamo sempre potuto apprezzare il loro operato. E questa, davvero, è gente che il proprio lavoro lo sa fare. Il proprio lavoro, però!
Costoro da aprile lavorano in biblioteca soltanto il venerdì e il sabato mattina, mentre per tutti gli altri giorni vanno in museo e cercano di rendersi utili, senza ricoprire un ruolo fisso, senza avere un obiettivo o la possibilità di sviluppare competenze: aiutano chi si occupa di didattica (come se, tra l’altro, anche quella non fosse una professione importante e la si potesse improvvisare) stanno in biglietteria, eccetera. E così, probabilmente credendo di fare del bene e di attirare un pubblico nuovo e diverso in biblioteca, hanno organizzato queste iniziative, da soli, senza direttive e senza un budget.

Ieri abbiamo provato a dir loro il nostro punto di vista: se la biblioteca fosse aperta con orario pieno e fornisse un servizio impeccabile, un’iniziativa come questa resterebbe comunque risibile ma non la condanneremmo. Cosa c’è di male nel proporre uno spazio di lettura all’aria aperta? C’è il fatto che al sole i libri si rovinano, che un acquazzone improvviso farebbe ancor di peggio e, a ben vedere, ci sono tanti altri problemi, ma pazienza. Il fatto, però, è che la biblioteca è chiusa! E spostare in cortile una piccolissima selezione di libri su un solo argomento per due ore scarse (due ore, avete capito bene!) suona proprio come una presa in giro, aggravata ulteriormente in maniera comico-demenziale dalla proposta del balletto. Il messaggio che passa è che la storia dell’arte (e l’arte tout court, perché della storia qui non c’è traccia) sia un piacevole passatempo che si svolge in giardino, per un paio d’ore, ascoltando musica e godendo dello spettacolo di un balletto.

Come pensavate che l’avremmo presa?

Per noi la storia e la critica d’arte sono una professione, una missione, un impegno. Noi sui libri a volte facciamo le notti. Vederli spostare in cortile per un paio d’ore quando altri testi che servono a noi per laurearci e per lavorare restano inaccessibili, fa rabbia. Per forza.
Che per molti l’arte sia un piacevole passatempo è cosa buona e giusta, siamo tutti d’accordo, ma qualcuno si deve pur occupare di fare in modo che l’arte possa essere fruita e compresa da tutti, che possa essere conservata e preservata adeguatamente per il futuro e studiata come testimonianza storica, quale è.

Solo così, attraverso la ricerca, l’arte può essere comunicata correttamente e diffusa a un pubblico sempre più ampio. Purtroppo però i musei della Fondazione sono sempre più carenti sul fronte scientifico e le risorse, che dovrebbero essere destinate alla ricerca, vengono invece utilizzate per mostre blockbuster, preparate da altri e acquistate con un pacchetto tipo “chiavi in mano”, e per grandi eventi effimeri che, com’è dimostrato, portano pochissimi vantaggi anche in termini meramente economici. Inoltre alla Fondazione Torino Musei manca da anni il Comitato Scientifico che invece dovrebbe avere per statuto e che serve proprio a garantire un adeguato livello culturale.

Per tornare a The Garden Library, ahinoi, i bibliotecari sono caduti nella trappola tipicamente asproniana del pensare per eventi privi di reale consistenza culturale, portando acqua a un mulino che non è il loro, probabilmente senza rendersene del tutto conto. E cercano disperatamente e in maniera inefficace di allargare il bacino d’utenza della biblioteca perché così vuole un presidente (nominato da una politica che non ha idea di cosa sia la cultura) a cui poco o niente interessa della storia dell’arte o dei sistematici investimenti in cultura. Così facendo dimenticano loro stessi che una biblioteca specialistica non è un posto per tutti, non perché debba essere una istituzione elitaria (perché è pubblica e possono entrarci tutti) ma perché è normale che non interessi al grande pubblico, così come non interessano i laboratori di fisica, le sale operatorie degli ospedali o le officine meccaniche. Una biblioteca specialistica deve garantire l’accesso ai libri a tutti coloro che lo desiderano, senza l’aspettativa di riuscire ad avere un numero d’ingressi pari a quello di uno stadio durante una partita di calcio piuttosto che in occasione di un concerto rock. E tra l’altro, se così fosse, la struttura collasserebbe.



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