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Cosenza. C'era una volta un bel castello
Battista Sangineto
Il Quotidano del Sud 17/6/2015

Lintellettuale colui il quale si occupa di ci che non lo riguarda. Non uno specialista, che difende affari di clan o di partito, e neanche un tuttologo che si improvvisa esperto in ogni campo, ma un eterno apprendista(JP. Sartre). Ci detto, ora voglio raccontarvi una storia.
Cera una volta un bel Castello che dominava, dallalto, la citt adagiata sul fianco della collina affacciata sulla vallata del fiume pi grande della regione. Il Castello era, come si conviene ad ogni edificio del suo genere, maestoso e minaccioso: aveva le sue altissime e inaccessibili mura, le sue torri ai quattro lati (una era per crollata nei secoli), le sue sale lussuose e i suoi alloggiamenti militari, la sua Piazza dArmi e tutto, tutto quello che ne faceva proprio un bel Castello. Il Castello, come la citt, era antico, talmente antico che, probabilmente, le sue fondamenta e molte delle pietre e dei conci di cui era composto risalivano a quattro secoli prima della nascita di Cristo. Il Castello aveva avuto, come la citt ai suoi piedi, una vita lunga, complicata e segnata dalle vicende storiche; una vita durante la quale aveva subto demolizioni e ricostruzioni, rifacimenti e riusi, superfetazioni e restauri che ne avevano, inevitabilmente, trasformato, ma non trasfigurato il volto: era, fino a pochi anni or sono, il Castello di Cosenza. Oh che bel castello marcondiro ndiro ndello,/oh che bel castello marcondiro ndiro nd!
Un bel Castello che ora, per, non c pi a causa dei restauri effettuati: stato trasformato in una piattaforma di lancio per un improbabile Sputnik-ascensore a sezione quadrata che, tozzo e incongruo, svetta, quasi al centro del monumento, come il manufatto pi alto dellintera citt. Uno Sputnik, dallanima metallica rivestita da pannelli tinteggiati di beige, che sembra in procinto di essere lanciato nello spazio profondo. La tragedia consiste nella consapevolezza non solo che alla guida del missile non c Gagarin, ma soprattutto che, purtroppo, rimarr ben piantato a terra, allinterno e al centro di quel che rimane della settecentesca residenza dellArcivescovo. Non si poteva costruirlo, per esempio, al posto della torre sud-ovest che mancante o, perlomeno, in prossimit di questultima, tanto pi che sarebbe stato appoggiato a murature ben pi tarde e corrive?
Se lo Sputnik-ascensore appare come il corpo estraneo pi evidente rispetto al complesso monumentale, ancor pi, se possibile, dissonante e invasiva la copertura a piramidi, realizzate con costolature in vetro e metallo, che copre, opprimendola, la Sala dArmi che, da tempo, era priva di tetto. Come nel caso di Piazzetta Toscano, la copertura, ancorata per mezzo di staffe e putrelle profondamente inserite nei muri e poi cementate, interviene in maniera irreversibile sulle murature antiche al fine, in questo caso, di creare un solo, inutile, ambiente coperto. Si voluto approntare una voliera per ricoverare eventuali, smarriti, discendenti dei falchi cos cari a Federico II di Svevia o, come sembra pi probabile, si voluto allestire una sala per sponsali, avendo provveduto a pavimentarla con levigate lastre di pietra di San Lucido? E ancora, le obbligatorie, per legge, rampe di accesso dallesterno bisognava necessariamente costruirle lasciando a vista la muratura rustica, in pietre di varie dimensioni, come se fosse il muro di cinta di una villetta al mare? E che dire degli improbabili infissi, in metallo (alluminio?) brunito, di porte e finestre?
Da archeologo, e da stratigrafo degli elevati che insegna e lavora presso lUnical, mi chiedo, inoltre, se sia mai stata condotta una propedeutica analisi storica, architettonica ed archeologica di un cos importante, articolato e pluristratificato monumento. Mi chiedo anche se la societ che si aggiudicata lappalto di restauro del Castello, abbia elaborato e fornito una relazione sui risultati di una eventuale indagine archeologica. Scavo archeologico che si rendeva indispensabile per confermare o smentire le ipotesi storico-archeologiche pi accreditate che individuano in quel luogo il sito della prima fortificazione dei Brettii, nel IV secolo a.C. Sono state trovate tracce della roccaforte bruzia e di quella, successiva, romana della cui presenza ci testimoniano, indirettamente, le fonti letterarie greche e latine? stata datata, sulla base delle stratigrafie archeologiche, la fondazione, nelle sue forme attuali, del Castello? stata eseguita unanalisi dellintero sistema murario per mezzo di analisi condotte, si fanno regolarmente allUnical, con strumenti diagnostici avanzati? stata fatta una previsione e, di conseguenza, unattuazione degli interventi consolidativi necessari, atteso che il monumento presenta numerosi problemi statici? In quale modo la societ aggiudicataria del gi discusso appalto di gestione del Castello riuscir a valorizzarlo, senza questi indispensabili dati storici? Oppure si da gi per scontato che la valorizzazione si ridurr allorganizzazione di feste e di ricchi aperitivi nella splendida cornice del Castello svevo di Cosenza? Tutte queste domande hanno come destinatari anche la competente Soprintendenza BAP e lallora Direzione Regionale BB.CC.
Mentre si riapriva il Castello, dotato di bar e divanetti bianchi disseminati nellantica Piazza dArmi, il centro storico continuava ad implodere, a scomparire, tanto che la sera stessa dellinaugurazione crollato un altro importante brandello architettonico della nostra storia in Via Abate Salfi, vicino alla Ficuzza. Credo che non si possa pi sopportare la scomparsa, il dissolvimento delle forme architettoniche e urbanistiche, ma anche delle forme sociali e culturali storicamente depositatesi nel centro storico di Cosenza. Cari concittadini bisogna cambiar radicalmente pagina, bisogna che ci si risvegli e che come cittadini, come popolo di questa citt ci si prenda la responsabilit di immaginare e portare a termine un ambizioso e poderoso progetto di restauro strutturale che riporti alla vita la Cosenza storica che dovrebbe e che dovr rappresentare il volto e la traduzione in pietra e mattoni proprio del popolo che la abita, la conserva e la trasforma.



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