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Atenei, CNR, Sovrintendenze insieme per lanciare i policlinici dei beni culturali
Giuliano Volpe*
Corriere del Mezzogiorno 26/5/2015

* Giuliano Volpe Presidente del Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici del MiBACT

Caro Direttore, nelle scorse settimane, a Pompei, in occasione della manifestazione per l’Expo con il premier Renzi, il ministro Dario Franceschini ha annunciato la nascita della Scuola Archeologica di Pompei, collegata con la Scuola Italiana di Atene. Si tratta di un’iniziativa importante che ben si inquadra nel nuovo spirito di collaborazione tra MiBACT e MIUR, sancito un mese prima (19 marzo) con un protocollo tra i ministri Franceschini e Stefania Giannini: una notizia passata un po’ sotto silenzio. Eppure questo accordo, che fa seguito ad un altro sottoscritto nel maggio dello scorso anno relativo al mondo della scuola, è per certi aspetti storico. Esattamente a 40 anni dalla istituzione del Ministero per i Beni Culturali, finalmente si stabilisce di collaborare in maniera sistematica, ponendo fine ad una lunga stagione di progressiva separazione, a volte anche contrapposizione.
Se applicato in maniera intelligente, questo accordo potrà avere sviluppi rivoluzionari, in grado di innovare profondamente il mondo della tutela, della formazione, della ricerca, della valorizzazione, delle professioni, a partire da un ripensamento dei percorsi formativi, spesso poco omogenei e non di rado orientati alla formazione di profili improbabili. E potrà anche contribuire alla creazione di nuovi spazi per il lavoro qualificato dei tanti bravissimi giovani che le nostre università formano.
Mi limito a indicare solo un paio di proposte innovative.
La prima, già anticipata proprio sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno dal fondatore de ‘Il sabato delle idee’, Marco Salvatore, riguarda la costituzione dei cosiddetti ‘policlinici dei beni culturali’ (proposti per primo, molti anni fa, da Andrea Carandini e ora rilanciati da chi scrive), cioè strutture miste tra università, soprintendenze e CNR, grazie anche all’apporto delle associazioni professionali, in cui docenti, ricercatori, tecnici, funzionari lavorerebbero insieme mettendo in comune strutture, laboratori, biblioteche e soprattutto competenze, conoscenze, sensibilità diverse, con evidenti vantaggi in termini di miglioramento della qualità tanto nella tutela e valorizzazione quanto nella formazione e nella ricerca, a tutto vantaggio degli studenti, che si formerebbero nel vivo delle attività sul campo e con un collegamento diretto con il mondo del lavoro, esattamente come avviene negli ospedali per i loro colleghi medici in formazione. In questi policlinici dovrebbero essere incardinate le Scuole di Specializzazione e/o i Dottorati di Ricerca, mettendo fine all’attuale caos e a una proliferazione che non si accompagna alla qualità. Basti pensare che nel solo ambito archeologico sono attualmente attive ben 18 scuole, con un numero esorbitante di posti disponibili (ovviamente mai coperti), alcune delle quali assai squalificate, oltre a vari dottorati sempre più generalisti. Meno Scuole-Dottorati, ma più qualificati, con allievi impegnati sul campo, nelle soprintendenze, nei musei, nelle biblioteche, negli archivi.
Un’altra rivoluzione sarebbe rappresentata dall’istituzione da parte di MiBACT e MIUR di una Scuola Nazionale del Patrimonio, una struttura di quarto livello, che superi la fase della formazione disciplinare, già acquista, e insegni al lavoro interdisciplinare e all’approccio olistico al patrimonio culturale e paesaggistico, con una particolare attenzione a comunicazione, progettazione, pianificazione, gestione, fund raising e crowdfunding, rapporti con enti locali, etc. Una scuola che possa curare non solo la formazione e l’aggiornamento costante del personale del MiBACT, ma anche il suo reclutamento (e magari anche quello delle Regioni e degli Enti locali, al posto di concorsi locali spesso di discutibile rigore): si supererebbe così la logica dei concorsi banditi ogni 10-20 anni, con immissioni di massa che bloccano intere generazioni. Insomma, pochi posti, sulla base di una corretta pianificazione, ma ogni anno, in modo da dare finalmente certezze a tutti e garantire un turn over continuo con una costante immissione di energie fresche e trasmissione di competenze.



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