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Interrogazione parlamentare al ministro Franceschini sulla libera riproduzione di fonti documentarie di archivi e biblioteche




Interrogazione del Sen. Walter Tocci al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo On.le Dario Franceschini:


Premesso che:

l'articolo 12, comma 3, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 (cosiddetto "Art Bonus"), convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, aveva autorizzato la libera riproduzione di qualsiasi bene culturale con notevoli benefici per gli studiosi impegnati in ricerche documentarie presso archivi e biblioteche, non più costretti, grazie a tale previsione, a spendere cifre considerevoli per riprodurre documenti d'archivio e manoscritti;

nella stessa relazione illustrativa al citato decreto-legge si chiarisce la volontà del legislatore di estendere la liberalizzazione a tutti i beni culturali prevedendo, in particolare, l'esonero dall'obbligo di autorizzazione preventiva, con l'unico vincolo di non poter ricorrere a tecniche di riproduzione che comportino un contatto diretto con il supporto materiale, ovvero fotocopie o scansioni e autorizzando gli scatti a distanza con la fotocamera o smartphone;

in particolare, nella medesima relazione, relativamente al comma 3, dell'articolo 12, si legge:

"L'imposizione di un rigido sistema di restrizioni alla circolazione delle immagini di beni culturali, ove effettuate per scopi non lucrativi (e, in particolare, per finalità di studio o di creazione artistica o letteraria), appare non pienamente rispondente al dettato costituzionale che, da un lato, pone a carico della Repubblica il compito di promuovere la cultura (articolo 9, primo comma, della Costituzione) e, dall'altro, sancisce il diritto alla libera manifestazione del pensiero.

l'introduzione del nuovo comma 3-bis del medesimo articolo 108, che prevede la completa liberalizzazione - con esonero anche dall'obbligo di autorizzazione - di una serie di attività, a condizione che siano attuate senza scopo di lucro, neanche indiretto, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale. Tali attività consistono, in particolare, nella riproduzione di beni culturali che non comporti potenziali interferenze con le esigenze di tutela (ossia quella riproduzione che si può attuare senza contatto fisico con il bene e senza l'esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né l'uso di stativi o treppiedi).

relativamente ai poteri di controllo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, (…) i controlli saranno diretti, altresì, a riscontrare che la riproduzione sia finalizzata effettivamente a uno degli scopi previsti dalla norma e che non avvenga, invece, per finalità lucrative. Sotto questo diverso profilo, il potere di controllo ex post del Ministero sostituisce quindi, come detto, il potere di rilasciare le concessioni ex ante, previsto dagli articoli 106 e seguenti del codice.

scopo della nuova disposizione è, pertanto, quello di operare non già una riduzione degli introiti pubblici derivanti dalla riproduzione di beni culturali, bensì di operare una diversa distinzione tra soggetti onerati e non onerati dal canone, fondata non già sulla loro natura pubblica o privata, ma sui fini - lucrativi o non lucrativi - cui è diretta l'attività svolta";

considerato che:

il 9 luglio 2014, alla Camera dei deputati, in sede di conversione del decreto-legge in questione (AC 2426), veniva approvato un emendamento restrittivo che escludeva dalla libera riproduzione i beni archivistici e bibliografici, stabilendo, di fatto, un ritorno al regime precedente riguardo ai documenti di archivio e ai manoscritti; pertanto, negli istituti che consentono agli utenti di fotografare, si continuano a tassare le fotografie (da tre euro a faldone fino a due euro a scatto) e negli istituti che negano agli utenti la possibilità di fotografare, torna l'obbligo di rivolgersi a ditte private o fotografi, ai quali il servizio di riproduzione è affidato in appalto esclusivo;

l'articolo 9 della Costituzione riconosce alla Repubblica il ruolo di promozione e sviluppo della cultura e della ricerca; ostacolare le riproduzioni, impedire il dispiegare delle potenzialità della fotografia digitale, tassare la ricerca vuol dire soffocarla e mercificarla, non certo promuoverla;

la modifica apportata al decreto-legge rende nuovamente costoso e inutilmente farraginoso un servizio necessario a favorire la conservazione dei documenti, evitandone la reiterata manipolazione, nonché a promuovere la ricerca storica a tutti i livelli (fortemente penalizzata dai crescenti tagli degli ultimi anni) e le attività di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale che dalla ricerca traggono la loro necessaria linfa vitale;

nel mese di settembre 2014 alcuni studiosi hanno costituito il movimento "Fotografie libere per i Beni Culturali", che sinora ha raccolto più di 3.000 sottoscrizioni di studiosi da tutto il mondo (storici, filologi, archeologi, archivisti, restauratori, storici dell'arte, codicologi, italianisti) e personalità della cultura e della società, tra i quali Stefano Rodotà, Massimo Bray, Gregorio Arena (LabSUS), Massimo Cacciari, Gianni Vattimo;

la petizione è stata resa nota di recente su "Il Giornale dell'Arte" on line e ripresa dalla stampa (articolo di R. Lupoli, Libera foto di fonti documentarie in archivi e biblioteche in libero Stato - Left, marzo 2015),

si chiede di sapere:

se non si ritenga opportuno e necessario ritornare allo spirito originale del decreto- legge "Art Bonus", estendendo nuovamente la libera riproduzione alle fonti documentarie conservate in archivi e biblioteche (documenti di archivio, codici manoscritti e volumi a stampa non più tutelati dal diritto di autore), allineando in tal modo la normativa italiana a quella degli altri Paesi europei dove, secondo le migliori prassi (U.K. National Archives, British Library, Archives Nationales), viene consentito agli utenti di fotografare manoscritti e volumi antichi per motivi di ricerca;

quali iniziative si intendano adottare per rilanciare l'immagine delle biblioteche e degli archivi del nostro Paese che, sempre più marginalizzati, stentano ad essere percepiti come effettivi centri di diffusione della cultura oltre che come centri di conservazione, anche allo scopo di attenuare le disparità tra studiosi che dispongono di maggiori o minori risorse economiche e a tutti i cittadini interessati, in particolare, ai giovani laureandi, ai dottorandi privi di borsa.



Atto n. 4-03934, pubblicato il 12 maggio 2015, nella seduta n. 447

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=914146



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