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Astino, il debutto. E arriva l’Università
Letizia Bonetti
Corriere della Sera - Bergamo 3/5/2015

Tra due settimane il monastero di Astino sarà aperto al pubblico per la prima volta nella sua storia in maniera stabile e non come è avvenuto finora solo per qualche evento speciale. Quattro mesi di interventi e circa 3,5 milioni di euro hanno permesso di lasciare alle spalle decenni di abbandono. L’inaugurazione dovrebbe avvenire sabato 16 maggio: saranno accessibili il piano terra, il chiostro, gli spazi all’aperto e le cantine. A novembre riprenderanno i lavori per il completamento del restauro: l’Università sarà tra i partner della scuola di alta cucina.

Per la prima volta il monastero di Astino aprirà al pubblico. Non visite sporadiche, tra mura protette e ingabbiate da ponteggi, bensì un percorso strutturato in uno dei gioielli della città che nella sua storia non è mai davvero stato aperto al pubblico. Mai. Il complesso vallombrosano, fondato attorno al 1070, è un tesoro «nascosto», precluso ai visitatori, se si esclude l’adiacente chiesa del Santo Sepolcro.
Gli ultimi ritocchi per i restauri sono in corso e tra due settimane la bellezza del complesso monumentale si svelerà davvero. L’inaugurazione arriva con lieve ritardo sul cronoprogramma della Fondazione Mia, che ha acquistato la struttura nel 2007, intenzionata a riaprire l’ex convento in tempo per l’inizio di Expo. Obiettivo che, lo scorso dicembre, quando sono partiti i lavori di restauro, sembrava (quasi) impossibile: quattro mesi di interventi e circa 3,5 milioni di euro per riportare alla vita uno dei luoghi più preziosi di Bergamo, che si lascia finalmente alle spalle decenni di abbandono, degrado e profonda incuria. «Speriamo di riuscire a tagliare il nastro sabato 16 maggio — dichiara Fabio Bombardieri, presidente della Mia —. Molto dipende dalla tempistica dei permessi per la realizzazione delle indispensabili opere di viabilità. I lavori per il parcheggio da 60 posti, in un nostro terreno verso via Ripa Pasqualina, dovrebbero partire a breve: il via libera della Soprintendenza è atteso per l’inizio della settimana. Poi serviranno al massimo quindici giorni di lavoro. Lunedì presenteremo il progetto di modifica al Piano paesaggistico per realizzare, a nostre spese, una piccola rotatoria su via Astino dove inizia il divieto di transito. È necessaria per rendere scorrevole la viabilità e per lasciare spazio di manovra alle navette dell’Atb».
Nei giorni scorsi gli ultimi segni del cantiere sono stati smantellati, inclusa la gru: ci hanno lavorato una sessantina di persone ogni giorno. I tappeti di erba sono già posati nel chiostro, che avrà sentieri in legno identici alle pavimentazioni delle sale dedicate alle mostre.
Il restauro del complesso però non è ancora completo, mancano le stanze ai piani rialzati e gli interni dell’edificio che comprende la Torre del Guala, affacciata sul chiostro. Per i sei mesi di Expo saranno quindi accessibili solo il piano terra, il chiostro e gli spazi all’aperto, insieme alle cantine che ospiteranno la ristorazione, in via di definizione con un partner bergamasco legato a settore food. I lavori per completare il restauro proseguiranno da novembre, a fine Expo. Comprendono anche il recupero della Cascina Convento, di fronte alla chiesa, che è stata messa in sicurezza con delle impalcature per evitarne il crollo. L’obiettivo della Mia è di realizzare aule, laboratori e ambienti di una scuola di alta cucina e hotellerie, un’eccellenza sull’esempio di quella svizzera a Losanna. Idea sostenuta anche dal sindaco Giorgio Gori. Bisognerà però trovare i fondi per finanziare il progetto.
«Sono benvenuti gli sponsor pubblici e privati — sottolinea Bombardieri —, mentre per la Mia le possibilità sono due: disinvestire parte del patrimonio immobiliare, strada che sembra però poco praticabile, o chiedere finanziamenti alle banche». È nel capitolo «didattica» che si trova una grossa novità, che dà sostanza al piano: hanno confermato la disponibilità a collaborare l’Università di Bergamo, per attivare un corso post laurea, e anche la famiglia Cerea del tristellato «Da Vittorio».
Nei prossimi giorni verranno ultimate le finiture, come la copertura a vista degli scavi archeologici nel chiostro. Si partirà anche con gli allestimenti per le mostre, aperte al piano terra nei sei mesi di Expo, che graveranno sulle casse della Mia per circa 200 mila euro. Oltre a quella nel refettorio dedicata all’enogastronomo Luigi Veronelli, con il taglio del nastro 21 maggio, anche un’esposizione sul tema del cibo con le foto del National Geographic, una sulla storia del monastero e del suo restauro.
Ma non ci sono solo gli interni. Qualche giorno prima rispetto all’apertura dell’ex monastero ci sarà il taglio del nastro per il distaccamento dell’Orto botanico di Città Alta, realizzato su novemila metri quadrati a monte del complesso, partendo da via dell’Allegrezza. Anche questo cantiere è in dirittura d’arrivo, come conferma il direttore Gabriele Rinaldi: «Stiamo completando la messa a dimora delle specie: in totale circa 1.200 varietà, per un chilometro di aiuole».



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