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Patrimonio artistico e naturale dello Stato italiano e finanziamento delle nuove infrastrutture
Laura De Cristofaro
Lofficina dellambiente, rivista informatica mensile, n. 17, ottobre 2002

Lo scorso 15 giugno la maggioranza parlamentare ha approvato la legge n. 112/2002, convertendo il decreto-legge del Governo Berlusconi n. 63/2002, che prevede disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia, fra le altre, di valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture (1).
Ricorderete che il Presidente Ciampi, all'atto della promulgazione della legge, ha richiesto con fermezza che siano garantiti i beni artistici e naturali del nostro Paese.
L'art. 7 della legge prevede che il patrimonio dello Stato sia valorizzato, gestito e ceduto per il tramite di una societ per azioni, la Patrimonio dello Stato S.p.A., il cui capitale iniziale di 1 milione di Euro, quasi 2 miliardi delle vecchie lire.
Il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene intendono dunque valorizzare, gestire ed alienare il patrimonio artistico e demaniale del nostro Paese, trasferendo tutti i diritti su tali beni alla Patrimonio S.p.a., una societ per azioni di propriet, si badi, non del Ministero dei Beni culturali, ma di quello dell'economia.
Questa competenza esclusiva del Ministero dell'economia gi disvela il disegno, l'architettura del provvedimento, e le sue finalit.
Il ministero dei beni culturali del Paese che possiede il patrimonio d'arte e di natura di valore incommensurabile, nonostante la tutela sciatta, quando apprestata, e la assai scarsa sensibilit degli italiani a tale bellezza, dovrebbe, anche solo a rigor di buon senso, interpretare parte da protagonista nella politica e nell'amministrazione di tale ricchezza, con tutto il gravoso onere delle responsabilit che tale ruolo comporta.
Ai sensi di legge, il Ministero dei beni culturali non avr, invece, che ruolo di comparsa nella valorizzazione, gestione e cessione del patrimonio artistico dello Stato, avendo diritto di parola soltanto qualora i beni da trasferire alla Patrimonio S.p.a. siano di particolare valore artistico e storico.
Quali siano questi beni, non dato sapere, perch n questa n altra legge ha ancora provveduto ad individuarli con precisione.
D'altronde, si detto che il patrimonio artistico e storico talmente vasto che impossibile individuare ogni ricchezza.
E' probabile, dunque, con la complice fatiscenza della nostra pubblica amministrazione, che si vedranno valorizzati, gestiti o, assai pi probabilmente, alienati beni pubblici di cui lo Stato non ha esatta contezza del valore artistico e storico, ma dei quali incasser comunque, nonostante ne ignorasse ex ante il valore, i proventi della valorizzazione, gestione o alienazione.
Tutta la ricchezza artistica e storica dello Stato viene infatti trasferita, ai sensi dell'art. 1 della legge 112/2002, alla patrimonio s.p.a..
Al Ministero dell'ambiente, invece, non viene assegnato nemmeno diritto di parola, figuriamoci quello di veto.
La legge, ricordiamo, non ha per oggetto la tutela del patrimonio naturale e artistico dello Stato, ma esclusivamente la sua valorizzazione, gestione ed alienazione.
L'art. 11 prevede infatti che la Patrimonio S.p.a. possa effettuare operazioni di cartolarizzazione, che possa cio trasformare l'enorme e ricchissimo patrimonio artistico e naturale in denaro pubblico spendibile.
Oltre alla patrimonio S.p.A., l'art. 8 della stessa legge prevede l'istituzione di una seconda societ per il finanziamento delle infrastrutture, la "Infrastrutture S.p.a." La societ potr finanziare, in qualsiasi forma, le infrastrutture e le grandi opere pubbliche, nonch gli investimenti per lo sviluppo economico. Vi di pi: la Infrastrutture S.p.a. potr anche concedere garanzie per tali finanziamenti.
Dunque: la "Patrimonio S.p.a.", facente capo al Ministero dell'economia, disporr dell'intero patrimonio naturale, artistico e storico del nostro Paese. Si tratta di un'enorme ricchezza pubblica che potr, come prevede espressamente l'art. 7, essere "smobilizzata", mediante la vendita o la cartolarizzazione, trasformata in risorsa finanziaria. Ancora: il patrimonio dello Stato potr fungere da garanzia per ottenere la concessione di finanziamenti.
Siamo di fronte, dunque, ad un'innovazione degli strumenti a disposizione della finanza pubblica: sino ad ora, infatti, lo Stato aveva finanziato gli investimenti mediante l'antico strumento della tassazione e della emissione dei titoli del debito pubblico.
Ci sar permesso dire, nella nostra assoluta incompetenza, che tale innovazione ci sembra, come dire, assai rischiosa.
Il nostro un patrimonio di valore incommensurabile gi assai trascurato e malamente tutelato. Disfarsene sarebbe un delitto.
Gi non sono trascurabili gli ettari di preziosissimo terreno d'uva acquistato dai cittadini stranieri, ben pi consapevoli degli italiani, fuggiti a gambe levate dalla terra verso il progresso industriale e post-industriale delle citt, della fertilit del nostro territorio, delle potenzialit produttive delle campagne, della tradizione e della cultura che la stessa terra ci tramanda.
Sino ad ora, le nuove opere e le infrastrutture sono state s finanziate, rimpinguando le casse delle imprese edili, anche quando erano riconducibili alla criminalit organizzata, e pi di qualche tasca di amministratori pubblici corrotti, senza che i cittadini ed il Paese, soprattutto le regioni del sud, ne abbiano tratto gran beneficio. Quante sono le opere pubbliche - ponti, strade, acquedotti - sospesi, mai terminati, congelati?
Non ci rassicura certo la colpevole, mai casuale, inefficienza della nostra pubblica amministrazione. Uno Stato che non in grado di individuare ogni bene di valore artistico, storico, naturalistico, sar capace di non sperperare denaro pubblico cos rischiosamente procacciato?
NOTE
1. Il testo della legge di conversione, entrata in vigore il giorno successivo alla sua approvazione, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 139 del 15 giugno 2002. Lo stesso testo disponibile sul sito www.parlamentoitaliano.it.

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