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La mappa dei castelli Ecco i gioielli storici nel cuore del Cilento
04 marzo 2015 LA CITT DI SALERNO


Ecco alcuni stralci dello studio di Antonio Capano su "Castelli, palazzi baronali e borghi fortificati nel Cilento" pubblicato da Archeologia "Salternum". I lineamenti storici di Capano sono accompagnati da una mappa originale che localizza le fortificazioni presenti nei territori cilentani di Antonio Capano Le citt ed i borghi fortificati che la storia ci ha tramandato, in parte conservati o scoperti, in assenza di fonti storiche, a seguito dell'esplorazione archeologica, ancora si stagliano sui colli, a dominare le antiche vie, al riparo dai miasmi delle paludi, che hanno caratterizzato, con il bosco e le terre coltivate, il paesaggio dell'antichit, in minima parte riportate sulla documentazione cartografica, a partire dal XIII secolo. Rivestono un carattere particolare le ville fortificate che, soprattutto durante i turbinosi secoli del tardo Impero e dell'alto Medioevo ed in mancanza di un efficace potere centrale, costringevano i principali rappresentanti a ritirarsi in residenze private costruite nell'agro ed a gestirvi l'esistente. Durante la guerra greco-gotica, si cerc di rafforzare e fortificare i centri abitati dislocati in punti strategici (nel Cilento i pi conosciuti sono Molpa e Magliano), anche utilizzando ville fortificate precedenti e le Sale longobarde. () Tra i Normanni. Durante il principato di Gisulfo II, il Cilento era stato diviso dai Normanni in quattro "terre": Novi, Gioi, Magliano, Cuccaro, oltre il caposaldo di Monteforte per una superficie di oltre 380 kmq Un territorio del tutto inscindibile, in quanto si estendeva tra i confini della Calabria, ove gi operava Roberto, e la piana di Eboli, nel cui castello il conte del Principato pose una delle sue residenze; il ripristino e, pertanto, il rafforzamento delle antiche fortificazioni sui picchi di Gioi, Novi e Cuccaro non solo avrebbero ridato il dominio delle vie fluviali dell'antica chora di Velia (le necessit nuove e diverse spiegano l'abbandono della Civitella, non pi utile strategicamente), ma avrebbero costituito un antemurale invalicabile alla naturale imprendibile fortezza che il gruppo del Gelbison. Epoca Federiciana. In epoca federiciana vennero istituiti i provisores castrorum, cui si deve l'incarico della manutenzione dei castelli, alla quale dovevano contribuire gli abitanti dei centri vicini: ad esempio, il castrum rocca de Gloriosa doveva essere tenuto efficiente, oltre che dal personale di quella rocca, dagli abitanti di Montesano, di Trupano, di S. Mauro ed, eventualmente, di Cadossa, S. Giovanni a Piro, Cuccaro e Castellamare della Bruca. Dopo il drammatico esito della Congiura dei Baroni (1246), capeggiata dai Sanseverino, da cui si salv il solo Ruggiero e qualche alleato, come il potente Pandolfo Fasanella, alcuni castelli vennero demanializzati. Con il suo riordinamento feudale, l'imperatore aveva frazionato l'antica baronia di Novi, elevando a feudi autonomi i suffeudi di Magliano e di Cuccaro. L'avocazione alla corona ne segn addirittura la dissoluzione. Cos assistiamo alla conquista e distruzione di parte di Capaccio (). Gli Angioini. Re Carlo I, che fece recuperare ai baroni i beni loro confiscati da Federico II e dagli Svevi, restitu a Francesco di Monforte (a. 1271), quel castello (cucculi, Cuccaro) con la terza parte di Magliano, ordinando pure agli abitanti "Nove et Johe" e cio alle famiglie "vassalli angarii Thomasie de Magnia", di rientrare nel feudo, da dove evidentemente erano fuggiti sospinti dalle persecuzioni imperiali. Successivamente, durante la guerra angioinoaragonese (1282-1302) che risult rovinosa per l'intero territorio del Cilento, soprattutto per la parte meridionale di esso, dove la guerriglia infier dal 1284 al 1299 fu appunto l'acrocoro del basso Cilento a contenere l'avanzata dell'esercito assoldato dagli Aragonesi e costituito dai tristemente noti Almugaveri, ai quali si erano riunite bande siciliane Innanzi tutto si pens di sbarrare le pi facili vie d'invasione, le vie fluviali del Bussento, dell'Alento e del Calore Si stabil perci di potenziare le fortificazioni di Policastro e con opere sussidiarie quelle di S. Marina e Capitello a destra, e a sinistra Bosco, Camerota e le pendici del monte di Bulgheria: si agguerr poi una seconda linea pi interna, la Roccagloriosa - Torre Orsaia Castel Ruggero. Gli Almugaveri, tra l'altro, occuparono Civita Pantuliano sugli Alburni e Castellabate confinante con Agropoli angioina; i danni della guerra desolarono le contrade e costrinsero il re ad esentare dalle tasse le popolazioni provate, anche da condizioni climatiche, carestie ed epidemie, ed a contribuire alla riparazione dei castelli danneggiati dalla guerra, in quanto i feudatari non avevano le risorse finanziarie idonee. Non mancarono esenzioni fiscali e in qualche caso, come a Novi, si ritenne opportuno costruire una fortificazione ex novo per adattarla alle nuove tecnologie militari. Ma il rigido sistema angioino e la consegna delle finanze del regno a mercanti e banchieri fiorentini, oltre agli abusi di feudatari o loro rappresentanti, condussero a numerosi torbidi. L'et moderna. Nel periodo aragonese si trasformarono pi o meno integralmente le fortificazioni precedenti per renderle idonee a sopportare i colpi delle nuove armi da fuoco. Allora il paesaggio cilentano che osserviamo nella vedutistica dell'epoca composto di resti antichi e medievali che si integrano ad un paesaggio dall'aspetto selvaggio.




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