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Perch non nel volontariato la salvezza del patrimonio culturale
Michele Stefanile
L'Huffington Post, 10-2-2015

"Se lo Stato non riesce a tutelare il patrimonio culturale, lo faccio io. O mia figlia, che sta al secondo anno di Storia dell'arte e ama tanto i quadri antichi. O lui, il mio vicino che guarda Quark tutte le settimane e legge Focus. Un professionista sarebbe meglio, ma in mancanza di fondi, l'unica. O no?" la crisi, bellezza, vacche magre, casse vuote, e volontari ai blocchi di partenza, come soluzione comoda. Con un conflitto, quello tra volontari e professionisti, che conflitto non , e che vecchio di anni, ma riemerge sempre quando si stringono i cordoni della borsa.

Due storie su tutte, raccolte dalle notizie dell'ultima settimana.

Roma, febbraio 2015. Infuria la protesta dei lavoratori Ztema, di fronte alla nuova ondata di tagli che "metter in crisi tutte le realt culturali della citt, dal Palaexpo alle Biblioteche"; solo un cenno alla proposta indecente del sindaco Marino, di pochi mesi fa, di ricorrere a volontari per tenere aperti i Musei ("avviso pubblico per la ricerca di associazioni di volontariato, associazioni culturali per lo svolgimento di attivit gratuite, da svolgersi presso Musei ed aree archeologiche e monumentali di competenza della Sovraintendenza comunale"): "L'amministrazione si resa conto che era una boutade e ha sospeso il bando". Ignara della boutade, evidentemente, una studentessa di Storia dell'arte scrive al sindaco con la soluzione in tasca:

"Egregio sindaco,
mi chiamo Valentina Bortolotti e sono una studentessa di storia dell'arte presso la facolt di Romatre. Premetto che amo l'arte, tutta. Dall'et villanoviana ai giorni nostri, dai resti delle antefisse fino ai quadri pi celebri. Mi piace... no anzi la AMO, perch il simbolo di un'attivit intellettuale mai cessata, nemmeno quando i persiani invasero la Grecia o quando i barbari invasero le regioni italiane. Nemmeno durante le guerre l'uomo smette di creare, di fare arte. Si tratta dell'estrinsecazione della civilt, della vivacit d'intelletto. per questo che leggere articoli dove si spiega che per motivi economici, da aprile, molti musei potrebbero essere chiusi mi fa piangere il cuore. Perch a causa della crisi, ci troviamo di fronte a una decadenza alla quale dobbiamo reagire. Io voglio reagire quindi, e per questo sono qui, col cuore in mano, a scriverle che sarei disposta a lavorare GRATIS pur di mantenere anche un solo museo aperto. Per me sarebbe un sogno poter fare esperienza in un museo, vivere a contatto con la mia passione. E come me ce ne sono tanti, di giovani che lo farebbero. Vorrei chiederle quindi se fosse possibile poter fare questo, poter prestare un servizio al pubblico in cambio di un'esperienza che porter con me per sempre. Spero che prender in considerazione questa richiesta che le permetter di investire risorse umane anzich economiche.
Cordialmente, Valentina Bortolotti"

Napoli, gennaio 2015. Stanchi di vedere il patrimonio cittadino devastato dai vandali, i membri di un'associazione culturale si armano di detersivi e olio di gomito e puliscono dai graffiti che l'imbrattavano i marmi della fontana seicentesca di Monteoliveto. Foto, video, un assessore comunale in guanti e tuta, poi, pochi giorni dopo, la doccia fredda: un altro gruppo di volontari denuncia l'azione alla Soprintendenza, segnalando che da un primo sopralluogo si riscontrerebbero danni dovuti all'azione di prodotti e tecniche non adeguati. In rete si legge di tutto: solidariet agli eroi del detersivo, solite accuse alla Soprintendenza che preferisce lasciare tutto nel degrado, e dietrologi pronti a vedere in questo uno stop della "kasta" alla sana sfida della societ civile agli interessi e agli appalti delle societ di pulizia.

Due storie diverse, ma con il solito, comune, denominatore, che si coglie quando si parla di volontariato e beni culturali. Come sempre, c' chi ritiene di poter sostituire (degnamente, evidentemente) il lavoro dei professionisti, sia esso la cura di un museo, o il restauro di un'opera d'arte di quattro secoli fa. O lo scavo archeologico, va da s, o la ricerca subacquea. Che sia col sorriso ingenuo e i maiuscoli da love-story giovanile di una studentessa piena di speranze che ama l'arte, o con il tono di sfida di chi si filma e mostra ai giornali quanto sia forte la voglia di riprendersi la propria citt, il volontario non ritiene mai di danneggiare il professionista, n di dover quantomeno specificare le proprie competenze in relazione all'attivit svolta.

Associazioni di categoria tuonano da anni contro il ricorso scorretto ai volontari (che in contesti differenti, e in accordo con i professionisti sono invece risorsa fondamentale-lo dimostra la storia di tante associazioni di volontari che operano da decenni sul nostro territorio): vi fareste operare da un chirurgo volontario? Da un signore che nella vita magari vende assicurazioni, ma che ama, anzi ama l'arte medica, e ha visto tutte le puntate di Dr. House? No, vero? Eppure basterebbe confrontare i percorsi formativi, per scoprire che archeologi, restauratori, operatori culturali, spesso tra lauree, specializzazioni, master e dottorati studiano lo stesso numero di anni di un medico specialista; non fanno pratica in ospedale, ma nei cantieri e nei laboratori, e solo con l'esperienza imparano tecniche e strumenti giusti. Pensare di sostituirli quantomeno offensivo della loro professionalit.

Per tornare alle due storie: la fontana di Monteoliveto, oltre a soffrire i possibili danni per una pulitura impropria, stata anche gi nuovamente vandalizzata. L'intervento di restauro, da parte di professionisti, peraltro, era stato gi calendarizzato da mesi. Avessero dialogato maggiormente con le istituzioni che intendevano sfidare, forse, i volontari avrebbero potuto dirigere i loro sforzi in luoghi pi opportuni e meno sensibili (in fondo un'altra associazione cura da anni, periodicamente, la pulizia delle mura greche di Neapolis, raccogliendo i rifiuti lanciati dagli incivili e senza incidere sulle murature).

Valentina, invece, studentessa di Roma Tre con l'entusiasmo nelle tasche, potrebbe forse rivolgersi all'ufficio stage della sua Universit, invece che all'oberato sindaco della Capitale: in tal modo, come tanti suoi colleghi e coetanei, potrebbe operare a contatto con il patrimonio, sotto la guida di esperti, e formarsi, come giusto che sia al punto in cui si trova nella sua carriera, piuttosto che 'lavorare' gratis sulle macerie di un Paese che volta le spalle alla cultura e strizza l'occhio a chi mette un cerotto gratuitamente. Anche perch presto il tempo del 'lavoro' gratis finir anche per lei. Ammesso che 'lavoro' e 'gratis' siano termini compatibili, e non un tragico ossimoro.

http://www.huffingtonpost.it/michele-stefanile/perche-non-volontariato-salvezza-patrimonio-culturale_b_6639038.html


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