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TARANTO-La sacerdotessa delle Saline
Corriere del Mezzogiorno, 12/02/2015

Tomba del VI secolo a.C. scoperta a Taranto durante i lavori della tangenziale. Dentro c lo scheletro di una donna alta 1,60 di 40 anni e limpronta degli arredi

Il passato magno greco di Taranto continua a riemergere dal sottosuolo. Una settimana fa la tomba, intatta e datata fine del sesto secolo avanti Cristo, contenente lo scheletro di una donna alta 1,60 metri e dellet di circa 40 anni, spuntata dalle viscere della terra durante i lavori per la realizzazione della tangenziale sud. Larea sorge lungo la strada, che i tarantini conoscono come incassata, di collegamento interno tra la citt e Talsano. E la zona della Salina grande, un vastissimo terreno nel quale secondo gli esperti poteva esserci un kmas, un villaggio strutturato, e dove i tarantini dellepoca raccoglievano sale purissimo. La tomba, del tipo a fossa, stata risparmiata dai tombaroli e offre una deposizione ben conservata e un vasto campionario di arredi a cominciare dal corredo funerario. Lo scheletro privo del cranio. Gran parte dei resti organici, vestiari e oggetti in legno, hanno lasciato la loro impronta nel sedimento e tracce visive colorate, ma sono andati perduti. Il ritrovamento avvenuto ad opera di due giovani archeologi tarantini, Patrizia Guastella e Andrea Pedone, gi con notevoli esperienze alle spalle, incaricati della sorveglianza archeologica affidata allassociazione Progentes durante i lavori stradali. Il territorio tarantino disseminato di necropoli, anche nel perimetro urbano i ritrovamenti sono frequenti, ma questultima scoperta alle porte della citt molto ricca e interessante.

La tomba, con la cassa di legno per la deposizione e coperta da due lastroni di pietra, stata preservata dalla terra argillosa trascinata al suo interno dalle piogge. In sostanza ha come creato una capsula che ha protetto i resti dellantica signora e gli oggetti con lei sepolti. Inoltre, a pochissima distanza da questa tomba principale, sono spuntate altre otto sepolture dello stesso periodo, raggruppate tra loro, attribuibili a bambini. Un ritrovamento che ha portato quindi alla luce diverse tipologie funerarie. Fosse nella terra con cassa di legno e a lastroni e, in un solo caso, con sarcofago di un bambino, con un accenno di cuscino ricavato nel blocco unico di pietra. In teoria quella della Salina grande potrebbe essere unarea nella quale potrebbe esistere una necropoli di cui, per, non si conosce lestensione. Il corredo ritrovato dagli archeologi annovera due lekythoi attiche, vasi per oli profumati, una a figure nere e laltra a figure rosse; un alabastron fenicio-punico in pasta vitrea colorata; una pinakes, tavoletta in argilla che raffigura la testa di una divinit femminile o maschile arcaica; un anellino bronzeo, che con lirruzione delle acque si presumibilmente spostato dal dito della mano destra al gomito. E poi frammenti della cassa e di alcuni chiodi. Limpronta di uno scettro ligneo suggerisce agli esperti che dovesse trattarsi di una persona rispettabile, forse una sacerdotessa. Il corredo funerario, di evidente origine straniera, potrebbe essere lindizio che possa trattarsi di qualcuno proveniente da terre lontane o che lavorasse a contatto con stranieri. Larea della Salina grande era ricca di officine e il sale estratto serviva per le concerie ed altre attivit produttive svolte nello stesso luogo o a Taranto.
Nelle vicinanze del campo di sepoltura stata anche ritrovata unarea di lavoro dismessa dal V sec avanti Cristo e divenuta, in seguito, un butto. Si tratta di una buca utilizzata per accatastare materiali e pezzi di oggetti di ceramica oltre ai segnacoli trapezoidali in pietra delle sepolture. Questultimo particolare, assieme alla mancanza del teschio, fa ipotizzare che la necropoli sia stata distrutta per sfregio dai nemici della Taranto magno greca.Dopo il ritrovamento sono entrati in azione gli studiosi della Soprintendenza. I reperti saranno puliti e restaurati mentre, nel frattempo, le fosse sono state ricoperte. I due archeologi hanno effettuato prelievi paleobotanici ed antropologici. Ai primi di gennaio era stata una strada al centro di Taranto a far riemergere una tomba a fossa ancora contenente lo scheletro di quella che, ai primi esami, era sembrata una donna anziana, alcuni lekythos, i vasi per contenere unguenti, oli e profumi, tipici per donne e atleti, e unantefissa, un elemento decorativo utilizzato per chiudere le tegole dei tetti di templi e edifici.



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