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Uffizi sempre gratis la ricchezza nasce dal saper accogliere
ANTONIO NATALI*
LA REPUBBLICA 09 gennaio 2015

LA SODDISFAZIONE da tutti espressa al cospetto degli esiti sortiti dalla gratuit nei musei la prima domenica d'ogni mese e la risposta entusiastica del pubblico degli Uffizi nella giornata di domenica 4 gennaio, quando stata registrata un'affluenza a tal segno elevata da provocare ore di coda e sbalorditi commenti il giorno dipoi, mi pare meritino una riflessione. Nella quale verisimilmente economia e istruzione andranno a intrecciarsi.

M' occorso tante volte di far presente che non sar mai il prezzo del biglietto dei musei a risolvere le difficolt finanziarie in cui ci si dibatte. E parimenti m' capitato di dire ma, visti i tempi, l'ho fatto sempre con voce sommessa che sar bello il giorno in cui agli Uffizi s'entrer senza pagare (cos come succede nelle biblioteche). Idea d'altronde non poi cos peregrina, se viene praticata da musei stranieri di spicco assoluto.

ISTITUTI che quando fa comodo vengono anche additati a modello per noi italiani (a Londra tanto per intendersi l'ingresso gratuito al British Museum, alla National Gallery e al Victoria and Albert Museum; ch' come dire: tre delle pi ragguardevoli istituzioni d'arte al mondo).

La gratuit dei musei si fonda, a mio giudizio, sul principio che la maturazione della coscienza storica e l'educazione del gusto non sono solo un diritto d'ognuno, ma anche un vantaggio per lo Stato. Mi sovviene a conforto un pensiero di Giuseppe Pelli Bencivenni, clto direttore degli Uffizi d'epoca lorenese: "Io credo che un popolo assuefatto a trovar sempre avanti di se il bello, sia pi intelligente di un popolo immerso nella barbarie, e in conseguenza credo che una Galleria aperta al medesimo possa essere una scuola che col tempo lo avvezzi a stimar quello che vale e a preferirlo alla goffaggine". E in un'altra sua pagina di piglio fiero e di materia attuale inviter i giovani a entrare agli Uffizi per imparare a conoscere' il bello, in modo da saperlo poi riconoscere' in ogni frangente della vita. Colui che riesca a dotarsi di questo pregio aggiungo io sar certamente di grande utilit per tutti. Specie se avr compiti di governo.

Quello che andr infine soppesato, in una stagione come la nostra, afflitta da difficolt economiche gravi, il beneficio che potrebbe venirne alle casse dello Stato. Il 4 gennaio la gente, che, pur d'entrare agli Uffizi, s' affollata per ore nel porticato e nel piazzale, ha portato molto danaro a Firenze. Sorvolo qui sul reale interesse di conoscenza che ispirava la calca alle porte della Galleria, giacch materia cha andr trattata estesamente quando si ragioni del declinante insegnamento della storia dell'arte nelle scuole oppure si discuta di sociologia e di psicologia. Mi fermo pertanto al dato economico; e pongo alcuni quesiti.

La gratuit in un ponte festivo' ha spronato, o no, un numero maggiore di persone a entrare nei musei? Lo Stato avrebbe avuto pi convenienza a far pagare il biglietto? A portare ricchezza al Paese l'incasso dei musei o l'indotto che ne discende? Quanto avrebbe guadagnato il Paese se quei visitatori fossero stati pi a lungo in citt? Una concertazione votata a stilare un progetto organico per l'organizzazione del territorio sarebbe, o no, vantaggiosa per l'economia fiorentina (e italiana in generale)?

Per cominciare si dovr dire una cosa ch' indiscutibile: Firenze non soltanto gli Uffizi, il David e pochi altri luoghi mitici. Firenze fra le citt pi ricche d'arte al mondo; e soprattutto una di quelle in cui la gente vuole tornare. E tanto pi lo vorr, quanto pi sappia partendone d'aver lasciate molte cose da vedere. Ma per ambire a tornare in una citt bisogna anche avervi goduto di un'ospitalit amabile; non aver mai provato la sensazione d'essere sfruttati; essersi, insomma, sentiti giustappunto ospiti, non turisti che portano soldi e basta. Credo che Firenze abbia bisogno d'essere ripensata nel suo tessuto e promossa nella sua interezza, evitando conformismi volgari e rinunciando a icone abusate. La Venere di Botticelli, il David di Michelangelo e la cupola del Brunelleschi sono ormai (con poche varianti) in ogni logo d'imprese e accadimenti fiorentini. Se vogliamo essere eredi di quei padri grandi, non limitiamoci a venerarne le reliquie, cerchiamo semmai d'emularne almeno alcune virt; l'inventiva, per esempio, la spregiudicatezza e la cultura.

Se finalmente si ritenesse che queste idee abbiano un fondamento, se cio per la crescita economica di Firenze e dei suoi contorni si reputasse necessaria una pianificazione oculata e sistematica delle tante risorse e degl'indispensabili servizi, allora forse dovremmo anche chiederci se ad aver bisogno di manager' siano come vorrebbero quelli che dicono d'intendersi di finanza e cultura i musei, o piuttosto le amministrazioni delle citt.

*L'autore il direttore della Galleria degli Uffizi




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