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Verona. Il comune e i palazzi storici
Pierluigi Paloschi*
Corriere del Veneto - Verona 2/11/2014

*Pierluigi Paloschi Assessore al Bilancio

Il Comune di Verona non ha mai dovuto vendere immobili per salvaguardare gli equilibri di bilancio. Il bilancio del Comune chiuderebbe infatti in pareggio.

Non corrisponde al vero quel che ha affermato Sergio Noto marted scorso sulla prima pagina del Corriere di Verona, cio che il Comune di Verona abbia dovuto vendere immobili per salvaguardare gli equilibri di bilancio. Il bilancio del Comune chiuderebbe infatti in pareggio, anzi in avanzo di amministrazione, anche senza la cessione di beni immobili. Ed stupefacente che ignori (e ancor pi che lo ignori Paolo Zanotto che avendo fatto il sindaco per 5 anni, dovrebbe ben saperlo) che i proventi derivanti dalle alienazioni di immobili, compresi i palazzi storici, devono, per legge, essere destinati soltanto al finanziamento di investimenti, cosa che il Comune, ovviamente, ha fatto in questi anni, consentendo di realizzare investimenti in opere pubbliche. In sostanza, dal punto di vista patrimoniale non vi stato alcun depauperamento del Comune. Chi conosce i bilanci del Comune di Verona, inoltre, sa benissimo che con i proventi della cessione di palazzi storici sono stati realizzati, o sottoposti a manutenzioni straordinarie che ne hanno aumentato il valore, altri beni immobili pubblici. Le procedure di vendita degli immobili comunali menzionate nellarticolo, cos come tutte le altre alienazioni patrimoniali, si sono sempre svolte secondo prezzi sottoposti a specifica perizia di stima e anche i comuni cittadini, non solo gli esperti, sanno che le perizie dei tecnici del Comune, cos come le perizie di tutti i professionisti nel campo del settore immobiliare, hanno registrato dal 2007 a oggi consistenti diminuzioni dei valori di riferimento a causa della ben nota crisi del mercato immobiliare. Inoltre, nel caso di vendita di immobili con vincolo culturale, appena il caso di ricordare che il Comune ha sempre ottenuto lautorizzazione allalienazione prevista dalla legge. vero invece che le cessioni immobiliari di questi anni sono state effettuate anche per consentire il rispetto degli obiettivi del Patto interno di stabilit che lo Stato e lUnione Europea ci hanno di anno in anno imposto con valori sempre crescenti. Infatti, mai come in questi anni i limiti e i parametri imposti dallo Stato agli Enti Locali nellambito del Patto di stabilit si sono fatti cos stringenti da richiedere ladozione di misure straordinarie quali appunto le dismissioni del patrimonio pubblico. Per quanto infatti riguarda la vendita della caserma Principe Eugenio, di Palazzo Forti e di Palazzo del Capitanio (cos come per lalienazione di Castel San Pietro perfezionata sotto la precedente giunta Zanotto), gli immobili sono stati venduti dopo essere stati assoggettati a condizioni di utilizzo che ne hanno salvaguardato la fruizione pubblica e il valore artistico e culturale. Tali condizioni (ad esempio: obbligo di destinazione museale, obbligo di realizzare finalit di housing sociale, etc.) hanno inevitabilmente comportato una sensibile diminuzione dei valori di cessione, che lAmministrazione ha deciso di accettare proprio perch ha contemperato le esigenze economiche con il mantenimento delle finalit di pubblico interesse cui gli immobili dovevano essere vincolati. Per quanto riguarda le operazioni con Cassa Depositi e Prestiti corre lobbligo di ricordare che si tratta di vendite realizzate secondo i binari di una specifica disciplina normativa statale, che infatti riguarda anche (e soprattutto) la dismissione di immobili del Demanio dello Stato. A mio giudizio non pu quindi ritenersi sbagliato che in questambito venga venduta la ex scuola comunale Bon Brenzoni, di cui era completamente cessata lattivit didattica e che quindi risultava vuota, oppure lex convento San Domenico, occupato attualmente dalla Polizia Municipale che per dovr essere comunque trasferita in altra sede pi idonea e in linea con le normative in materia antisismica. Analogo discorso pu essere fatto per Palazzo Pompei, visto che stato gi previsto il trasferimento del Museo di Storia Naturale a Castel San Pietro, e che pertanto risulter vuoto fra qualche anno. Sicuramente lAmministrazione poteva limitarsi a non decidere alcunch sulla sorte di questi contenitori e condannarli a un progressivo declino (Palazzo del Capitanio ne un esempio lampante) senza che nessuno gridasse alla svendita dei gioielli di famiglia: sarebbe stato sicuramente pi comodo ma a mio avviso non avrebbe risolto alcun problema. Questa Amministrazione ha semplicemente deciso di assumersi le proprie responsabilit operando delle scelte - vale la pena di ricordarlo - anche nellinteresse del patrimonio pubblico veronese, visto che le dismissioni di cui abbiamo parlato sono servite e serviranno anche per finanziare le opere pubbliche per il recupero di altri compendi di pregio (in primis, lArsenale) che diversamente rimarrebbero non fruibili dalla collettivit. Infine, mi sia consentito stigmatizzare quella sorta di provincialismo che sembra caratterizzare alcuni politici e opinionisti veronesi nellaffrontare queste tematiche: nessuno va a vedere quel che accade in altre citt, di questi tempi. Ad esempio, Venezia cerca di vendere non solo immobili per una trentina di milioni (per rispettare il Patto di stabilit 2014 ed evitare le sanzioni avute nel 2013), ma anche il Casin. E Padova, negli anni, ha venduto le sue multiutility. Verona, invece, non ci pensa nemmeno.



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