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Trafugamenti di beni culturali
Maria Chiara Strappaveccia
www.lindro.it, 30/10/2014

Paolo Giorgio Ferri spiega i meccanismi del traffico illecito di opere in Italia e allestero


LItalia particolarmente esposta a trafugamenti di beni culturali, fungendo anche da crocevia per i traffici illeciti di opere darte, libri antichi, documenti e reperti verso lestero. Negli ultimi anni si sta assistendo alla trasformazione radicale della criminalit in questo specifico settore, distinta principalmente in quattro categorie (ladri, ricettatori, riciclatori e trafficanti) con la formazione di gruppi malavitosi, appartenenti a varie organizzazioni complesse ed eterogenee, somiglianti a vere e proprie aziende commerciali, il cui fine ultimo costituito dal profitto. Tali malviventi agiscono allinterno del gruppo di cui fanno parte, coadiuvati spesso da tecniciche concluso il loro lavoro si allontanano dal luogo del reato, e realizzano il furto o il trafugamento illecito dei beni culturali su commissione, con una continua opera di spoliazione del nostro patrimonio storico-artistico e archeologico dal valore universalmente conosciuto, che viene sottratto indebitamente da un ambiente adatto alla sua conservazione, ma soprattutto dalla fruizione dei cittadini e dalla ricerca degli specialisti. Loggetto rubato subisce spesso un fenomeno di ripulitura, con piccole modifiche alla struttura o smembramento in pi parti,ad opera di restauratori di pochi scrupoli, prima della sua reintroduzione sul mercato illecito internazionale o nazionale, al fine di renderne pi difficoltosa lidentificazione. Con false certificazioni di legittimit, smerciano la refurtiva (di solito n capolavori n opere note al mercato collezionistico, perch risulterebbe difficile dimostrare in caso di rintraccio la bona fede dellacquirente, ma beni culturali di media importanza, la cui provenienza appare lecita per poter sfuggire ad un superficiale controllo, e pi facilmente vendibili lontano dal luogo dove sono stati prelevati), seguendo landamento e le preferenze del mercato di tale settore, ovvero adeguandosi alle richieste del momento.

I beni culturali di valore medio-basso sono venduti generalmente in Italia in negozi di rigattieri o nei molti mercatini dellantiquariato, mentre quelli di valore medio-alto sono inviati nei pi redditizi mercati internazionali, ove molto pi facile la vendita e pi difficile la loro identificazione, oppure proposti al mercato attraverso case dasta, negozi di antiquari, o fatti acquistare, come nel caso dei reperti archeologici, a collezionisti o autorevoli istituzioni museali straniere. Nel caso di esportazione di dipinti di particolare valore, il trafficante ridipinge sopra il supporto originale una raffigurazione moderna, che, una volta raggiunta la destinazione desiderata, sia asportabile con facilit; nel caso degli affreschi, si usa spesso ricoprirli con una patina di gesso per esportarli come pannelli per costruzioni.

I reperti archeologici transitano dallItalia principalmente attraverso la Svizzera, la Germania e lAustria, da dove sono smistati in tutto il mondo. Con lutilizzo di Internet, anche allinterno del traffico illecito dei beni culturali, si sta assistendo ad una vera e propria trasformazione delle tradizionali dinamiche commerciali: le-commerce, proposto per esempio su eBay, un mercato che rischia di rimanere fuori dal controllo di tali traffici illeciti perch il gestore di una piattaforma non fa attivit di intermediazione, ma fornisce semplicemente uno strumento di incontro tra domanda e offerta in un mercato globale, con soggetti in prevalenza privati, attivi attraverso siti specializzati nella vendita on-line. Il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale Italiano (NCTP) ha intensificato la sua attivit contro i traffici illegali di beni culturali, anche mediante il sistematico monitoraggio del web,scoprendo molti canali di scambio di reperti archeologici e di opere contraffatte. Il controllo di tutto il mercato illecito di beni culturali via web svolto costantemente (gi tra il 2009 e il 2010 si parlava di 91.409 beni, di vari tipo e natura, individuati e sequestrati),ma il settore in continua espansione.

Nel 2010 la Lombardia, una delle aree pi sviluppate dal punto di vista economico del nostro Paese, dominava la classifica delle regioni italiane pi colpite dal fenomeno dei furti di beni culturali. Larte un veicolo importante di investimenti finanziari, favoriti dalle aziende presenti sul territorio e serve anche per riciclare, soprattutto da parte delle mafie, i proventi di altri tipi di traffici (come per esempio quello della droga), attraverso circuiti ristretti di galleristi compiacenti e mercanti-faccendieri. Nel 2010 nel rapporto sui crimini ambientali diramato da Legambiente e dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale Italiano in occasione della mostra Storie darte e di misfatti, quantificava i dati relativi allarcheomafia in Italia (ovvero il traffico illecito relativo ai beni culturali) in 882 furti di opere darte, 13.219 oggetti trafugati, 1.220 persone indagate, 45 arresti; ma anche il recupero di 19.043 beni culturali illecitamente sottratti. Attivit investigative pi recenti hanno permesso di individuare vere e proprie strutture criminali, talvolta anche con terminali esteri, relativamente ai reperti archeologici, oltre a consentire il recupero di 40.770 fra oggetti integri di varia fattura. Per la tutela del paesaggio, anche in collaborazione con lArma territoriale ed il Raggruppamento Aeromobili dellArma, si sono registrati 820 controlli, cos sono stati recuperati e rimpatriati con 35 Commissioni Rogatorie Internazionali 356 reperti archeologici su un totale di 441 beni culturali di provenienza italiana. Sono stati recuperati invece 1.073 beni culturali illeciti appartenenti a paesi esteri ed ora restituiti, attraverso le rispettive ambasciate presenti in Italia, allAustria, alla Bulgaria; al Libano; alla Norvegia; al Portogallo. Si conferma che lItalia spesso luogo di transito a livello internazionale di rotte di destinazione verso lestero, con articolate catene organizzative e prolifiche e modalit che rientrano nel riciclaggio, oppure scelta come destinazione finale di traffici illeciti di beni culturali.

Gli scavi clandestini sul territorio nazionale risultano in leggera diminuzione, anche se la Sicilia, seguita dalla Campania e poi dal Lazio, rimangono le tre regioni con il maggior numero di accertamenti di trafugamenti di reperti. Il circuito del saccheggio clandestino complesso e varia secondo larea geografica colpita, rappresentando per soltanto la punta delliceberg di tale fenomeno, che coinvolge sia singoli scavatori in unattivit episodica, spesso dettata dallindigenza in zone dove certe condizioni di bisogno fanno trattenere il reperto rinvenuto (senza consegnarlo alla Soprintendenza competente) per monetizzarlo, sia agisce in modo pi sistematico, quando viene attuato da gruppi di soggetti che ben conoscono le regole del mercato dellillecito e i momenti economici pi propizi per inserire tali reperti sul mercato, con una vendita organizzata attraverso referenti di zona, che lo fanno in genere pervenire ai trafficanti nazionali ed esteri.

Per contrastare il traffico illecito dei beni culturali sono state stilate: la Convenzione UNESCO del 14 maggio 1954 sulla protezione di tali beni in caso di conflitto armato; quella stipulata a Parigi il 14 novembre 1970, concernente le misure per vietare e impedire ogni illecita importazione, esportazione e trasferimento di propriet riguardante beni culturali; la Direttiva 93/7/CEE del Consiglio Europeo del 15 marzo 1993, relativa alla Restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno stato membro; la Convenzione UNIDROIT del 24 giugno 1995 riguardante restituzione e ritorno di beni culturali rubati, esportati illecitamente o proventi di scavi clandestini; quella UNESCO del 2001, concernente la protezione del patrimonio subacqueo.

LItalia ha stipulato inoltre relazioni internazionali e accordi bilaterali, al fine di prevenire e impedire ogni illecita importazione, esportazione e trasferimento di beni culturali e facilitare il recupero delle opere darte trafugate, oppure esportate illecitamente, attuati con le normative vigenti in Cina, negli Stati Uniti dAmerica (dove vige anche il Cultural Property Implementation Act (CPIA), con il rinnovo del Memorandum of Understanding, MOU,concernente limposizione di restrizioni allimportazione di categorie di materiali archeologici appartenenti ai periodi preclassico, classico e della Roma imperiale. Vi anche la possibilit, da parte dellAutorit Giudiziaria, di emettere un mandato di arresto a livello europeo, secondo la Decisione Quadro del Consiglio dEuropa. Grande importanza rivestita dal S.I.S. (Sistema Informativo Schengen), in quanto la segnalazione di ricerca di un catturando in ambito europeo da parte di uno stato membro, costituisce titolo esecutivo per larresto del ricercato allinterno di un altro stato membro (art.11).

La restituzione dei beni culturali illecitamente trafugati al centro di molte delle Raccomandazioni formulate dallo United Nations Economic and Social Council, che ha pi volte invitato gli stati membri a stipulare accordi internazionali volti a migliorare e a semplificare le procedure riguardanti la restituzione in giusta propriet dei beni culturali trafugati. Analoghi sforzi sono stati compiuti dallUNESCO attraverso l Intergovernmental Committee for Promoting the Return of Cultural Property to its Countries of Origin or its Restitution in Case of Illicit Appropriation. Per le indagini contro il traffico illecito di beni culturali, risulta in generale di notevole importanza la Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, mediante la consultazione dellavanzato strumento di analisi operativa denominato Analyst, integrato da quello del Sistema dIndagine (SDI), nellutilizzo dei sistemi informatici di ausilio alle indagini classiche.

Abbiamo intervistato Paolo Giorgio Ferri, magistrato, gi pubblico ministero italiano presso la Procura della Repubblica di Roma, gi nominato da Sandro Bondi, allora Ministro del MiBACT quale esperto di traffici illeciti di beni culturali e relativi recuperi e dei rapporti internazionali e attualmente consulente Legal Advisor presso lICCROM di Roma.

Quale lavoro svolgeva come esperto per i rapporti internazionali e i recuperi di opere darte per il MiBACT in Italia su incarico dellallora ministro Sandro Bondi?

Facevo parte di un comitato, che purtroppo adesso non opera pi, per il recupero di opere che sono attualmente nei musei di tutto il mondo e di altri reperti archeologici, servendomi di procedure giuridiche che conoscevo perfettamente. Fornivo inoltre i miei pareri legali per quanto riguarda gli aspetti penalistici e facevo parte di una commissione per la riforma penale del Codice dei Beni Culturali. Sempre su incarico dellallora Ministro dei Beni Culturali ho partecipato a Vienna alla redazione di Guidelines alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalit organizzata transnazionale, firmata in Palermo del 2000 e a una serie di attivit giuridiche.

Qual stata la sua prima investigazione sul traffico illegale di beni culturali e che oggetti riguardava?

La prima indagine fu nel 1994 e riguardava una statua rubata a Villa Torlonia che non riuscimmo subito a recuperare, ma dopo venne comunque restituita perch riuscimmo a trovare quale societ laveva acquistata e che era in collegamento diretto con la societ che glielaveva venduta.

Quali sono i paesi pi colpiti dagli scavi clandestini e quale posto occupa lItalia nella graduatoria?

LItalia ha un grosso vantaggio: un Comando dei Carabinieri e quindi una polizia specializzata che dal 1969 opera sul territorio e la Procura di Roma, di Milano, di Torino e di altri uffici con magistrati addetti a questo fenomeno illecito. Questo significa poter coordinare meglio le indagini, effettuare indagini allestero con maggiore agevolezza, rivolgersi ad istituzioni straniere ed internazionali per recuperare i beni illeciti e contrastare il relativo traffico che spesso si avvale di una criminalit organizzata, operante in ambito internazionale e su tali mercati, perch un bene archeologico sottratto in Italia quasi mai viene rivenduto in quello stesso paese, ma nel 99% dei casi viene trafugato allestero. Questo tipo di criminalit va contrastata a livello internazionale e lItalia sta meglio di certi altri paesi che si stanno attrezzando solo ora. Tutti i paesi del bacino del Mediterraneo sono veramente afflitti da questa piaga degli scavi clandestini ed il loro patrimonio culturale risulta oggetto di attenzione di noti collezionisti, di musei e delle gallerie in tutto il mondo. Pi alta e qualificata la domanda e pi lofferta viene innalzata. Se si pensa che la stessa Venere di Morgantina stata pagata nel 1986 diciotto milioni di dollari, per quella somma i tombaroli scaverebbero perfino la tomba della madre! LItalia non forse al primo posto nella graduatoria dei paesi devastati dagli scavi clandestini, ma di certo non neanche allultimo perch il nostro Paese ha un patrimonio archeologico notevole, interessante e con valori molto elevati, anche in campo economico.

Durante i conflitti armati vero che i trafugamenti di reperti dagli scavi clandestini aumentano per il minore controllo delle aree dove sono stati rinvenuti i reperti?

Non soltanto aumentano per questa ragione, ma perch il reperto archeologico stesso diventa merce di scambio per i commercianti di armi. In genere la criminalit organizzata, strutturata intorno ai beni culturali, non ha collegamenti con altre delinquenze organizzate perch tale malavita molto specifica e settoriale. Viceversa, in territori dove c in atto una guerra, oppure ove vi una forte infiltrazione mafiosa si pu avere un controllo da parte di altre organizzazioni sul traffico illecito di beni culturali: cos le stesse celle terroristiche possono incentivare il traffico di reperti per lacquisto di armi utili per il conflitto.

Le mafie quindi quanta parte hanno nei traffici illegali di beni culturali?

Io ho sentito vari pentiti di mafia anche per tentare di recuperare beni culturali, che purtroppo non si riusciti a riavere, e mi ricordo ancora le parole di uno di questi che, in siciliano, mi disse che dal territorio dellarea controllata dalla sua cosca neanche un cane con un osso in bocca usciva. Esiste evidentemente un controllo molto capillare da parte della mafia di tali luoghi perch il traffico illecito di beni culturali comporta grandi vantaggi economici e questo rende molto forte il controllo di tale mercato da parte dei mafiosi. La criminalit che interessata al traffico illecito di beni culturali in genere un tipo di criminalit indipendente, molto particolare, di nicchia e che consegue molti profitti (basti pensare agli enormi guadagni economici di tali delinquenti). Il criminale che traffica in beni culturali deve essere un intenditore, deve avere legami ben qualificati per non incorrere nellacquisto di false opere darte, per sapere quali sono le azioni di riciclaggio da compiere sul bene e deve conoscere le strutture alle quali rivendere il bene culturale trafugato. Chi si occupa di tali traffici deve perci conoscere il bene culturale, il suo valore economico, la possibilit di commercializzarlo ed essere introdotto con referenzialit ben qualificate in ambienti elitari della societ perch un bene culturale va venduto, per esempio a curatori di musei e a ricchi collezionisti che sono destinati ad acquistarlo e quindi tali strutture e personaggi vanno conosciuti dal trafficante stesso.

Esiste una vera e propria rete di traffico illegale di beni culturali e da chi o da quali organizzazioni gestita in genere?

Esiste senzaltro una rete per il traffico di beni culturali. Il bene culturale rubato in Italia viene inviato allestero e quello rubato allestero viene commercializzato anche in Italia. Il nostro Paese funge da transito per molti beni culturali che provengono dal Sud America, o ad esempio monete antiche che provengono dalla Bulgaria. A Verona cera e c un fiorente mercato numismatico, nel quale sono state sequestrate diverse monete di illecita provenienza. tempo di creare una rete internazionale di collegamenti tra le polizie e tra le procure, vale a dire soggetti che si coordinino tra di loro per combattere questo fenomeno che vede il coinvolgimento di diverse nazioni, siano esse paesi di origine, di transito e di mercato del bene culturale come gli Stati Uniti dAmerica, lAustralia, il Giappone, gli Emirati Arabi ecc.. Occorre soprattutto un collegamento internazionale e una cooperazione di tipo preventivo perch occorre evitare che vi sia un acquirente in bona fede, che crea grossissimi problemi al recupero del bene stesso.

Ci spiega cosa vuol dire che lacquisizione di traffici illegali di beni culturali sono spesso attuati in bona fede da musei o da altri enti privati?

C una bella espressione inglese Turn a blind eye, ossia chiudere un occhio su un comportamento che sappiamo essere sbagliato o non lecito e cos facendo tutto diventa lecito. Si dovrebbero aprire meglio gli occhi e si dovrebbero accertare certe incongruenze quando esse si manifestano. Ad oggi i musei acquistano difficilmente ad occhi chiusi, come facevano fino al Duemila quando acquisivano beni culturali qualche volta veramente ad occhi chiusi, o meglio facendo finta di tenerli aperti pur se in realt essi erano chiusi.

Esiste una legislazione internazionale univoca per tutti i Paesi contro il traffico illecito di beni culturali e come si agisce in caso di lite tra diversi paesi riguardo un bene culturale uscito illecitamente e recuperato?

In questo campo non esiste una legislazione internazionale univoca, ed anche quando esistono dei principi internazionali, ogni paese rende esecutive le convenzioni UNESCO allinterno del proprio ordinamento. Queste convenzioni non sono self executing ma vengono adottate con una legislazione interna di recepimento. Molti paesi non hanno aderito alla Convenzione UNESCO per ragioni di convenienza, piuttosto che per ragioni realmente sentite e molte volte la legislazione di accompagnamento in tali paesi molto deficitaria, come per esempio per il Giappone, la Svizzera o la stessa America. Questi paesi hanno infatti posto delle riserve assai importanti e pesanti alla Convenzione UNESCO. Agire in sede civile sulla base della legislazione di attuazione della normativa internazionale di tutela risulta molte volte dispendioso, attesi i costi proibitivi delle cause civili (per esempio in Inghilterra, un avvocato costa 600 sterline lora e lonorario viene chiesto anche se si fa una semplice telefonata). Perci viene sempre pi intrapresa la strada del penale perch ottenibile a costo quasi zero e con una procedura fatta davanti al giudice del paese dorigine in una dimensione se vogliamo pi domestica rispetto al processo che viene fatto allestero, i cui tempi sono notevoli e per il quale sono previsti diversi orientamenti giuridici. Molti paesi preferiscono abbandonare lazione di rivendica del bene perch costa loro di pi che trovarne un altro di uguale, o di maggiore valore culturale, ad esempio con una campagna di scavi; oppure lo acquistano. Ma queste prassi finiscono per legittimare ci che frutto di un atto illecito. In genere, si agisce penalmente e con la condanna del soggetto che ha compiuto lillecito si richiede la confisca del bene che viene azionata nel paese estero con exequatur (omologazione) del provvedimento di confisca. In America sovente il procuratore non procede penalmente ma con processi di confisca a contenuto civile che risultano spesso vittoriosi in quanto il soggetto rinuncia al bene piuttosto che vedersi sottoposto a unazione che lo vedrebbe esposto ad un controllo di tutti i suoi affari. Questa operazione ha dei vantaggi perch consente il recupero pi agevole del bene, ma svantaggi perch senza un intervento penale il delinquente continuer ad agire in tal senso. La restituzione per lui diviene un costo insito nel suo traffico.

Cosa ne pensa dei beni culturali con diritto di compropriet o con progetti di ricerca dindagine per scoprire il bene culturale uscito illecitamente comuni a pi Paesi?

unazione giusta come tutto quello che porta alla circolazione del bene tramite prestiti internazionali. LItalia ha pagato questi 40 anni di saccheggio un po perch i suoi beni culturali hanno un alto valore culturale ed economico, ma anche per una miopia legata alla scarsa propensione verso i prestiti. Ci sono situazione che possono che essere risolte soltanto con compropriet del bene stesso, come per i beni allestero da molti anni e quindi il modello di compropriet non da trascurare. Si pensi per esempio al Partenone. Non penso che lo stato inglese o quello greco raggiungeranno mai un accordo in tal senso; ma ci forse consentirebbe una soddisfacente soluzione per il Partenone e ci rappresenterebbe un vero dono alla nostra umanit. Nel redigere le Draft Operational Guidelines avevo chiesto la shared property del bene culturale, ossia la propriet condivisa del bene quando non era possibile attribuirla a un paese o allaltro, come succede a volte per quelli dellarea mediterranea nei quali pu esservi mancanza di certezza in ordineallo stato dorigine di tale bene (per esempio Grecia, Italia, Albania) perch la stessa cultura greco-romana era in passato diffusa in pi parti di questo bacino. Nelle azioni di recupero che sono state avanzate negli anni Novanta fino al Duemila nei confronti dei musei americani: sovente stata negata la restituzione poich mancava la certezza in ordine alla provenienza del bene. Sono importanti queste compropriet, come anche le ricerche e gli scavi congiunti perch servono ad ampliare la conoscenza del bene culturale e del suo valore scientifico e soprattutto perch ci che serve ad attenuare la gelosia degli stati. Cera chi aveva proposto addirittura per beni troppo contestati lattribuzione in propriet dellUNESCO, in maniera tale che sarebbero poi maggiormente fruibili. Ogni bene culturale patrimonio infatti non solo della nazione che lo detiene, ma dellumanit in generale, specie se di importanza fondamentale per la cultura e fonte di una testimonianza di civilt.

Quali rapporti internazionali regolano il recupero dei traffici illeciti e degli scavi clandestini e la cooperazione internazionale tra gli stati?

I rimedi possono essere di ordine civilistico ed in genere vanno attivati dove si trova il bene. LItalia ad esempio, ha attivato tale rimedio per la Fiale doro poi restituita. Oppure si pu aprire un processo penale nel paese di origine dove arrivati alla fine di tale processo si agir con la confisca. A volte questultima operazione non necessaria perch il processo penale che forte deterrente; e si assiste alla pronta restituzione del bene. Ci perch il processo penale sovente viene a toccare soggetti che appartengono ad una elite sociale (i cosiddetti white-collar crimes) che non vuole essere diffamata pubblicamente da tale processo.

Quanto si riesce ad oggi a recuperare beni culturali usciti illegalmente? Ci descrive qualche esempio di recupero in Italia?

Riguardo questo tema la sensibilit aumentata. Per le vertenze che riguardano i beni culturali bisognerebbe tendenzialmente applicare la legislazione del paese di origine, cosa che il giudice ormai cerca di attuare, come per esempio accaduto nel caso Schultz in America, od in quello Barakat in Inghilterra. E questo molto importante. LItalia ha recuperato migliaia di opere illecite, ma il recupero non importante in s, quanto bloccare la domanda di tale traffico da parte degli acquirenti stessi. I pi simbolici e importanti recuperi di beni culturali illeciti sono stati il vaso di Eufronio, la Venere di Morgantina, la Fiale doro, la maschera di avorio recuperata a Londra, la Triade capitolina. Essi rappresentano un momento di gioia quando il bene viene recuperato, una sorta di caccia al tesoro, ma pur vero che tale recupero non restituir la pagina del libro di storia da cui stata strappata, perch molte volte di tali oggetti non possibile ricostruire il contesto di origine. A tale riguardo una legislazione che consentisse la ricontestualizzazione del bene, ove possibile, tramite la collaborazione del delinquente, che potrebbe vedere alleviata o ridotta la sua pena se indicasse il contesto di provenienza del reperto o del bene culturale, sarebbe molto importante in modo da dare modo agli esperti di fare rilevazioni e analisi scientifiche sul luogo da dove proviene il reperto illecito.

Lei ha scritto vari articoli dedicati al traffico dei beni illeciti. In base alla sua esperienza quali politiche e quali azioni sarebbero auspicabili per combattere tale problematica?

Sarebbe auspicabile per combattere tale problema mantenere la politica dei prestiti internazionali di beni culturali (che rende vicini e congiunti i popoli raggiungendo in tale condivisione anche altri obiettivi) sulla quale lItalia si sta orientando di pi rispetto alle politiche passate. Importanti sono pure le ricerche congiunte; ed ovviamente necessario aumentare i controlli sul territorio scoprendo siti mai conosciuti, vedendo quali sono maggiormente presi di mira dalla delinquenza di settore. necessario poi rivedere la normativa in materia di traffici illeciti di beni culturali, prevedendo sanzioni pi severe da applicare con maggior rigore: si pu facilmente constatare che ad oggi ben poca gente detenuta in carcere per crimini contro i beni archeologici e culturali. Tale situazione dovuta anche da parte della magistratura che tende a scusare con falso buonismo e favorire pene leggere verso il fenomeno dei traffici illegali, secondo loro causati spesso da motivazione pi sociale (spesso legata alla sopravvivenza del delinquente stesso) che prettamente criminale. Ma ci non ha nessun fondamento reale perch tali traffici fruttano un guadagno ingente, anche se poi poco va al tombarolo o al ladro. Infatti, il bene si rivaluta allestero quasi mille volte rispetto al prezzo pagato al delinquente che opera sul territorio di provenienza. Questi traffici invero non sono considerati delitti di sangue, ma comportano comunque un danno allumanit molto forte in quanto lartista crea guardando al passato e se questo passato viene distrutto non ci saranno pi artisti.



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