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(Milano) La Soprintendenza blocca il cantiere. Carla Di Francesco: "Gli alberi sono vincolati, fanno parte di un monumento". E' salvo il giardino di via Palestro
Alessia Gallione
La Repubblica Cronaca Milano


È SALVO il giardino di via Palestro. Dopo i primi tagli, la Soprintendenza ha sospeso i lavori nel parco oggi di proprietà del gruppo Cabassi, perché gli alberi sono vincolati dal 1936 come un bene monumentale. Per difendere le piante, che un tempo facevano parte del palazzo del conti Cambiaghi e che proprio per questo sono considerati un bene da tutelare, si erano mobilitati gli inquilini dell'edificio dove abita anche l'oncologo Umberto Veronesi, e i Verdi. Tanto che ora Milly Moratti lancia un appello: «II Comune acquisti quell'area per donarla alla città e farla tornare un tutt'uno con il parco di villa Reale». Ma quanti sono i pezzi di verde vincolati come monumenti a Milano? Molti, secondo Carla Di Francesco, direttore dei Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia, che spiega: «Anche il giardino di un palazzo o di una villa può essere considerato un bene artistico. Nostro compito non è difendere solo i mattoni».


PER qualche esemplare, ormai, non c'è più niente da fare. Abbattuto. Ma il cedro centenario del giardino di via Palestro e gli altri alberi minacciati dalla motosega, sono salvi. Tutto bloccato dalla Soprintendenza, che ha sospeso il taglio delle piante vincolate dal 1936 come un bene monumentale. Il salvataggio in extremis è stato compiuto dagli inquilini del palazzo dei conti Cambiaghi, dove abita anche l'oncologo Umberto Veronesi, che sono intervenuti non appena hanno visto gli operai all'opera.
Tutto per difendere quello che considerano il "loro" bosco e non solo per il piacere di ammirare la vegetazione dalle loro finestre, ma perché, un tempo, quel pezzo di verde faceva parte dell'edificio. Per questo è stato vincolato dalla Soprintendenza, che ha fermato il cantiere sull'area che oggi è di proprietà del gruppo Cabassi, facendo partire una denuncia per non aver richiesto il nulla osta. «Faremo un sopralluogo — spiegano i tecnici—per verificare se ci siano stati danni». «Era un intervento di manutenzione — si difendono i proprietari —. Molte piante, anche quelle che confinano con la strada, sono pericolanti. Interventi che rimangono indispensabili anche se, dopo le richieste degli abitanti, ci siamo fermati. I permessi ci sono: deve esserci stato un vizio di forma».
Per tutelare ancora di più il parco arriva la proposta di Milly Moratti, consigliere comunale dei Verdi: «Palazzo Marino potrebbe acquistare il parco per farlo tornare parte di villa Reale. In questo caso, anche il Comune non ha fatto il proprio dovere: gli uffici avrebbero dovuto avvertire i proprietari dell'esistenza del vincolo». E poi l'ultimo appello: «Vorrebbero tagliare le piante vicino alla strada perché sostengono che sono pericolose, ma la cura non è mai solo una.


Carla Di Francesco: il nostro compito non è difendere soltanto pietre e mattoni
' 'La bellezza di un palazzo è anche il verde che lo circonda"

CARLA Di Francesco, direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia, un albero può essere tutelato come un monumento?
«Certo, un albero può essere considerato un bene di particolare valore estetico e culturale. A volte è la natura a essere un'opera d'arte».
Quando si può parlare di verde artistico da proteggere?
«Esistono diversi tipi di vincolo monumentale. In primo luogo quando, come nel caso del giardino di via Palestro, si considera il parco come una parte della storia del palazzo che lo comprende, quando il verde è legato al bene monumentale. Non è escluso, però, che un parco venga vincolato in quanto portatore di valori in sé, come esempio di architettura vegetale. Inserire un singolo albero tra i beni di interesse paesaggistico, invece, è un fatto eccezionale».
E a Milano quanti sono i giardini o i parchi vincolati?
«Molti: quasi tutti i palazzi o le ville tutelate che hanno un giardino o un piccolo parco. Nell'architettura storica la villa non è solo un oggetto fatto di mattoni, ma un tutt'uno con quello che la circonda. Milano poi ha una caratteristica: molto spesso i palazzi nascondono una parte verde interna sorprendente».
Ce n'è qualcuno che meriterebbe di essere visitato come un monumento?
«Il parco di Villa Reale è lo spazio più bello e rappresentativo dell'unità tra architettura e verde. È un giardino ancora abbastanza integro di tipo romantico o all'inglese, cioè con un disegno che imita la natura, con aiole libere, un laghetto, il tempietto, pensato con forme morbide. Ma molti edifici hanno parchi notevoli».
Molti abitanti si stanno impegnando per difendere il verde di quartiere. Un'altra battaglia è quella per salvare il bosco di Gioia. Cosa si può fare quando non c'è un vincolo monumentale?
«Capisco quei cittadini che, spesso, si rivolgono a noi per salvaguardare il loro verde, perché quegli alberi, magari in periferia, hanno un grande valore dal punto di vista della qualità di vita. Purtroppo, però, non possiamo salvare tutto: la legge non ce lo consente. La tutela parte dalla dichiarazione di notevole interesse e rilevanza culturale. C'è un altro livello di tutela, però, che potrebbe essere fatto dal Comune con gli strumenti urbanistici».
C'è un albero o un parco che, al di là del valore artistico, vorrebbe salvare?
«Tutti noi sappiamo che esiste e lo diamo per scontato, ma il parco Sempione è un posto splendido. C'è un luogo, però, che dovrebbe essere curato di più: è il giardino interno di palazzo Litta, in corso Magenta, poco conosciuto e praticamente abbandonato».



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