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Competitività blindata al senato
PAOLO ANDRUCCIOLI
Il manifesto, 5 MAGGIO 2005


Votata la fiducia sul provvedimento. Polemiche sui reati di bancarotta e sul Sud.

Gli annunci di Castelli - Il ministro parla di pene più severe, poi però il governo impone la fiducia su un testo molto più morbido verso i bancarottieri

Il senato ha votato ieri la fiducia sul provvedimento che dovrebbe rilanciare l'economia italiana: 160 sì, 112 no e un astenuto.

Il disegno di legge passa ora alla camera (A.C. 5827).

I deputati hanno subito deliberato, con un voto a Montecitorio, il carattere di urgenza per l'esame del testo, cosicché il provvedimento dovrebbe approdare in aula nei primi giorni di giugno.

La dichiarazione di urgenza è stata però contestata dal centrosinistra.
«Sarà un altro provvedimento blindato - ha commentato ieri Michele Di Ventura dei Ds - e dunque non capiamo quale sia la necessità di procedere con urgenza all'esame».

Molte le critiche di tutto il centrosinistra all'impianto del testo votato ieri con la fiducia.

Verdi, Rifondazione e Pdci vedono nel testo sul rilancio della competitività solo un «bidone vuoto», come ha spiegato ieri il capogruppo dei senatori Verdi, Natale Ripamonti.

Molto duri anche i commenti dei Ds e della Margherita, mentre la Confindustria, per bocca del direttore Maurizio Beretta, parla di un «primo passo positivo» e preferisce non commentare i singoli punti del disegno di legge, ma auspica più in generale che «il pubblico» faccia un passo indietro.

Intanto si scatenano le polemiche sulla parte che riguarda il diritto fallimentare. L'opposizione grida allo scandalo per la decisione di ammorbidire le pene per i reato di bancarotta fraudolenta.

Alle critiche ha risposto ieri, tra gli altri, anche il ministro Castelli che ha giurato sulla volontà del governo di non modificare le norme sulla bancarotta. Nel frattempo, però, si votava in aula al senato il testo che comunque cambia le norme. Il senatore diessino, Gavino Angius, ha perciò attaccato il ministro. «Castelli - dice Angius - sta perdendo la testa in modo evidente e insieme a Giovanardi, rappresenta un governo allo sbando». Anche un altro senatore dei Ds, Guido Calvi, capogruppo in commissione Giustizia, parla di un governo ormai allo sbando, che somiglia sempre di più a «una maionese impazzita».

I rappresentanti del governo tendono invece a minimizzare e spiegano che le norme contenute nel disegno di legge sulla competitività non renderanno più morbide le pene per i bancarottieri. Non abbiamo alcuna intenzione di fare sconti a industriali bancarottieri che si rendano colpevoli di reati tipo quelli della Parmalat e di Cirio, ha detto per esempio Maurizio Gasparri, ex ministro appena nominato membro del Copaco, il comitato di controllo parlamentare sui servizi. «Non ci saranno sconti per i bancarottieri - commenta secco Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia - i cittadini sono tutelati. Il ministro Castelli ha parlato chiaramente». Le norme varate ieri sono comunque un oggettivo ammorbidimento delle pene, anche se poi - spiegano sempre i rappresentanti della maggioranza - ci sono anche norme più pesanti sui reati più gravi. Da una parte si ammorbidisce, insomma, dall'altra si fa finta di inasprire per i reati effettivamente più gravi. In ogni caso l'unica cosa certa finora è che è stata data al governo una delega affinché adotti entro sei mesi dall'approvazione del provvedimento, decreti legislativi per modificare il codice di procedura civile. Per la bancarotta sono equiparate le pene massime (per tutti i tipi di bancarotta) e portate a un massimo di 6 anni di reclusione.

Per quanto riguarda il contenuto del disegno di legge sul rilancio vero e proprio della competitività non si registrano grosse novità. Sono stati votati con la fiducia gli sgravi Irap per il sud, è stato riformato il sistema di incentivi alle imprese, viene introdotto un bonus fiscale per le piccole e medie che abbiano esercitato attività omogenee in vista delle fusioni. Verrà nominato un alto commissario contro le contraffazioni e passa il sistema del silenzio-assenso per gli atti amministrativi: dichiarazioni di inizio attività, autorizzazioni, licenze, permessi, ecc.
Sono però eslcusi i procedimenti riguardanti «il patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza, l'immigrazione, la salute e la pubblica incolumità». Il governo stanzia 750 milioni di euro per il triennio 2005-2007 per il lancio della previdenza integrativa.

Infine il provvedimento contiene un trucco per evitare il ricorso al Tar sulla vendita degli immobili pubblici degli enti previdenziali. La denuncia del trucco viene dal presidente del Civ dell'Inail, Giovanni Guerisoli e dalla Cgil.



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