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Napoli. Chiude la storica Arte Tipografica editore di Croce
Riccardo Rosa
Corriere del Mezzogiorno 13/9/2014

l cannone del Tigre rimase puntato verso la tipografia per diversi minuti, pronto a far fuoco. Poi arriv un contrordine e il carro armato cambi direzione spostandosi verso il ponte della Sanit. Da giorni i tedeschi meditavano di far saltare in aria lo snodo pi importante per i collegamenti tra Napoli e la capitale, ma la risposta dei partigiani aveva impedito lo svolgimento delloperazione, tanto che i militari del Reich decisero di convogliare in loco tutte le forze disponibili. La vendetta contro la redazione de La Barricata fu invece rimandata a data da destinarsi e la tipografia degli Artigianelli (fondata dai padri Bigi nella parte inferiore del monastero di salita San Raffaele, per formare al mestiere i trovatelli napoletani) scamp miracolosamente il pericolo assieme ai giornalisti al lavoro. Nel corso delle Quattro Giornate, allinterno della tipografia di Materdei, veniva stampato il quotidiano La Barricata, per opera di un gruppo di intellettuali liberali che durante la Resistenza diffusero cronache, comunicati e informazioni sugli spostamenti dei tedeschi e i successi dei partigiani. Finita la guerra, da quellesperienza sarebbe nato Il Giornale, quotidiano stampato a Napoli per tredici anni, prima in un antico palazzo ai Quartieri Spagnoli e poi nelle sale de LArte Tipografica, storica tipografia di palazzo Marigliano, in via San Biagio dei Librai.
A tenere il filo di questa storia Angelo Rossi, un nome che per tre generazioni stato parte importante nella storia delleditoria napoletana. Il primo dei tre Rossi fond nel 1932 Gli Artigianelli, su richiesta dei monaci di Materdei; il secondo, cresciuto allinterno della tipografia del padre, partecip alla nascita de Il Giornale, istallando nel 47 le macchine per la stampa in un palazzo Marigliano distrutto dalla guerra e ricostruito per loccasione; il terzo ha continuato lopera dei suoi predecessori, portando avanti lazienda fino a oggi, quando chiude dopo quasi settantanni anni di attivit: Poco dopo la mia nascita, nel 1936, i fascisti promulgarono una legge che vietava ai padri di dare il loro nome ai propri figli. E cos io sono uno degli ultimi a poter avere avuto questo privilegio. Dopo larrivo a palazzo Marigliano, le esperienze dellArte Tipografica e de Il Giornale andarono di pari passo fino al 1957, quando gli editori Quinto Quintieri, proprietario della Banca di Calabria, e Tom Astarita, decisero di chiudere il quotidiano. Da quel momento la tipografia ritorn a occuparsi esclusivamente di libri e riviste, come la storica Napoli Nobilissima, fondata da Benedetto Croce, Michelangelo Schipa e altri intellettuali partenopei nel 1892.
Angelo Rossi racconta la storia dellazienda dietro la lunga scrivania, seduto sulla poltrona in pelle che stata il suo posto per oltre mezzo secolo. Dopo un decennio in cui la tipografia aveva fatto un lavoro straordinario sotto la sua direzione, allet di quarantanove anni mio padre ha avuto una trombosi. Allepoca guadagnava un milione e mezzo al mese, una cifra stratosferica, che corrispondeva pi o meno al valore di una macchina di grossa cilindrata. Nel frattempo io ero cresciuto in una situazione molto favorevole: a quattordici anni avevo gi la motocicletta 125, a diciotto la macchina, andavo dai migliori sarti di Napoli per farmi vestire. Il mio preferito era Car, che stava a via Chiaia e poi a piazza dei Martiri. Poi, essendo il figlio pi grande, tocc a me mandare avanti questa famiglia con cinque figli, mia madre e mia nonna. Da che ero uno scapocchione dovetti diventare in pochissimo tempo una persona seria, crescere velocemente. Dopo pochi mesi fin che di giorno facevo il ragioniere dellazienda e di notte loperaio supervisore. In breve tempo la tipografia era diventata la mia vita.
A quasi settantanni dallarrivo a palazzo Marigliano le macchine (e gli operai) dellArte Tipografica hanno cessato da qualche giorno le proprie attivit. La propriet ha provato a liquidare gli stipendi dei lavoratori vendendo i macchinari, ma senza trovare un acquirente; la strada del fallimento non ancora percorribile, nonostante il debito accumulato negli anni, in considerazione del capitale costituito proprio dai volumi e dai macchinari; anche quella istituzionale non si rivelata fruttuosa: lofferta fatta dalla famiglia Rossi a Comune e Regione per aprire un museo della stampa, mettendo a disposizione le macchine e il materiale (nellunica regione italiana che non possiede uno spazio espositivo di questo genere) caduta nel vuoto. Cos oggi gli operai aspettano, dopo essere tornati a casa alla spicciolata. Ricordo che nel 67 ci fu una grande crisi racconta Rossi e lingegner Astarita decise di dismettere la tipografia. Io andai da lui mi offrii di dirigerla. Avevo poco pi di ventanni, ma allepoca per contare qualcosa dovevi averne almeno il doppio. Lui mi rispose: Ma come, lei un ragazzino!, per poi lo convinsi, e dopo un anno, con laiuto degli operai riuscimmo a risollevarla. Dopo la morte di Quintieri per la tipografia fu comunque messa in liquidazione, e ancora una volta furono gli operai ad aiutarmi. Erano anni in cui cera la guerra di classe tra i lavoratori e i padroni, ma noi riuscimmo a metterci daccordo: mettemmo insieme tutte le nostre liquidazioni, e con quei soldi rilevai la tipografia, con tutti i macchinari allinterno, restituendoglieli poi nel corso degli anni. Da allora, e fino almeno alla fine degli anni Novanta, la stampa proseguita in maniera continua, dando vita a volumi molto apprezzati, e identificando LArte Tipografica come una realt culturale e industriale importante, nel cuore della citt. Una volta in America, a New York, stavamo presentando un libro alla presenza di Andreotti, e ci stava pure il conte Marigliano, il proprietario del palazzo. Allora Andreotti gli si avvicin e fece: Ah, lei Marigliano! Quello che sta nel palazzo dellArte Tipografica!.
Oggi lazienda dismette il suo patrimonio materiale e culturale, ma il suo proprietario dice di averne abbastanza di requiem e celebrazioni ogni volta che una libreria, una casa editrice, una tipografia chiude i battenti. Non mi va di lagnarmi, n di ascoltare dalle istituzioni o leggere sui giornali i soliti piagnistei. Abbiamo fatto tutto quanto nelle nostre possibilit per salvare lazienda, ma andata cos. Negli anni abbiamo avuto talmente tanti riconoscimenti sulla qualit del nostro lavoro che ora quello che giusto pensare che arrivata semplicemente lultima pagina di questo grande libro.



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