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Silenzio-assenso, approdo sicuro
Eugenio Bruno, Marco Rogari
Il Sole 24 ore 9/5/2005

La corsa contro il tempo in cui il Governo sarà impegnato da qui alla fine della legislatura farà sentire i suoi effetti sugli interventi di riforma della Pa. Una parte consistente del pacchetto di misure messe in cantiere dal Governo, a cominciare dal "taglia-leggi", dalla riorganizzazione degli sportelli unici e dai nuovi piani per la formazione, si troveranno a fare i conti con i 60 giorni scarsi di lavori parlamentari (al netto della sessione di bilancio) ancora a disposizione e con non imprevedibili "tentazioni pre-elettorali". Al momento solo per due interventi l'approdo appare garantito grazie al loro inserimento nel decreto competitivita: la nuova "Dia" (denuncia di inizio attività) e il silenzio assenso allargato. Due provvedimenti che stanno a cuore a imprese e cittadini come emerge da un recente sondaggio commissionato dal dipartimento della Funzione pubblica. "Corsia preferenziale" anche per il contratto degli statali.
Le misure immediate. All'interno del decreto legge, la Dia c'è sempre stata; il silenzio-assenso, invece, faceva parte del disegno di legge sulla competitivita ed è stato inserito (insieme alla super commissione sulla semplificazione voluta dal ministro Baccìni) soltanto la settimana scorsa con il maxi-emendamento su cui il Governo ha posto la fiducia al Senato. Il decreto ("corretto") è ora all'esame della Camera dove è praticamente certo che otterrà l'approvazione definitiva prima della sua scadenza (15 maggio), anche perché l'Esecutivo ricorrerà nuovamente alla blindatura.
Almeno sulla carta, la scelta di accorpare "Dia" e silenzio-assenso appare razionale visto che entrambi obbediscono alla medesima ratio: la Pa deve rispondere entro tempi certi; se non lo fa la richiesta dell'utente si considera accolta. Differenti sono invece gli ambiti di applicazione. La Dia interessa soprattutto le aziende. Ferme restando le norme in materia di difesa nazionale, pubblica sicurezza, amministrazione della giustizia, salute, ambiente, beni culturali, edilizia e urbanistica, per iniziare un'attività d'impresa (cosi come per ottenere una qualsi-asi autorizzazione, licenza o nulla osta) non è più necessario il consenso espresso della parte pubblica. Se l'ok non perviene entro 30 giorni, infatti, l'aspirante imprenditore può comunque dare impulso alla sua iniziativa. Più ampio, invece, il raggio d'azione del silenzio-assenso. In virtù delle nuove disposizioni, se l'ente competente non risponde entro 90 giorni (o nel diverso termine previsto da uno specifico regolamento) alla richiesta dell'utente, il consenso si considera accordato. Il meccanismo comunque non scatterà nel caso di provvedimenti riguardanti, tra gli altri, il patrimonio culturale e paesaggistico
e la difesa nazionale.
Il sondaggio. A confortare il Governo sulla bontà della decisione giunge anche un'indagine svolta dalla Cra (Customized research & analysis) su invito dell'Osservatorio sulle Pa attivo presso il ministero della Funzione pubblica. Il sondaggio rivela che, secondo il 65% dei cittadini e il 70% delle aziende, la Dia e l'estensione del silenzio-assenso comporteranno più semplificazione e una velocizzazione delle procedure (anche se il 23% teme che possano essere favorite le speculazioni edilizie).
Gli interventi a rischio. A questo punto diventa incerto il destino di molte misure. È il caso del "taglia-leggi", con cui l'Esecutivo intendeva sfoltire la giungla legislativa ante-1970. Baccini è intenzionato a far confluire questo intervento nel Ddl anuale di semplificazione per il quale però la corsia preferenziale non è garantita. Tutta da definire la partita sul riassetto degli sportelli unici. Il restyling è attualmente previsto dal Ddl sulla competitivita (al vaglio della Camera): anche in questo caso il Governo sta meditando di ricorrere alla fiducia nelle prossime settimane, ma le condizioni politico-parlamentari potrebbero non consentirlo. Il rischio di stop è pertanto molto alto. E una fitta cortina di nebbia si appresta a scendere sul nuovo plan strategico per la formazione degli " statali", più volte evocato ma mai realizzato. Non sono comunque escluse sorprese nella prossima Finanziaria, nella quale in ogni caso sarà prevista una nuova stretta sulla Pa.



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