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Cultura: Com triste la sinistra se muore il Valle
di Tomaso Montanari



31 luglio 2014



In un Paese in cui non ci sono soldi, personale, volont per restaurare quasi nulla di tutto ci che di importante ci cade quotidianamente sulla testa incredibile che la Soprintendenza ai beni architettonici di Roma avverta limprocrastinabile necessit di restaurare il Teatro Valle. Luned 28 abbiamo consegnato a Marino Sinibaldi (incaricato, dal Comune, in quanto presidente del Teatro di Roma, di trattare con la Fondazione Valle Bene Comune) una lettera (firmata da Paolo Berdini, Massimo Bray, Paolo Maddalena, Ugo Mattei, Salvatore Settis e da chi scrive) chiedendo di conoscere esattamente la natura di questi lavori: e cio la loro entit, lo stadio della loro progettazione, lidentit dei responsabili, la disponibilit dei finanziamenti, il calendario con cui si svolgeranno.

Su nessuno di questi punti arrivata una risposta: ma in compenso arrivata lintimazione del Comune ad uscire dal Valle entro oggi. Con le mani in alto, verrebbe da aggiungere. Una resa senza condizioni. Insomma: la tutela del patrimonio culturale subisce lennesima onta, quella di venire strumentalizzata per far finire unesperienza preziosa. E c da scommettere che il teatro verr chiuso, poi si cercheranno i fondi, poi si far un progetto. E solo tra tre o quattro anni si riparler diriaprire il Valle. Se va bene.

Intendiamoci: la disponibilit di Sinibaldi ha finalmente portato nella sorda gestione della vicenda attuata dal Comune di Roma una vera sensibilit culturale e politica. Il documento presentato da Sinibaldi d atto alla comunit del Valle di una straordinaria vittoria politica: Il Teatro di Roma operer affinch sia raccolta e valorizzata lesperienza culturale di questi anni. Ci potr compiersi attraverso un coinvolgimento della Fondazione nelle attivit teatrali, nellottica della creazione di unmodello di Teatro Partecipato dalle associazioni e dagli artisti attivi nella citt di Roma. La Fondazione Teatro Valle Bene Comune potr inoltre collaborare con proprie proposte ai progetti elaborati dal Teatro di Roma (in particolare il progetto Teatro dei diritti), allideazione di iniziative volte allallargamento del pubblico e alla formazione degli artisti e dei lavoratori teatrali. Se il Valle non diventato un centro commerciale o un teatro privato, insomma, merito di chi ha occupato: alla faccia di chi per tre anni ha linciato mediaticamente gli occupanti e i loro sostenitori. Soltanto ieri il Foglio intervistando un Dario Franceschini prostrato a tappetino di fronte a Matteo Renzi ha parlato per lennesima volta di occupazione illegale travestita da operazione culturale. Ecco, il documento del Comune consegna questo tipo di giudizi a un estremismo di destra rabbioso, e senza uno straccio di idea.

E dunque? Perch non accettare che il pretesto dei fantasmatici lavori della Soprintendenza lasci depositare la polvere per qualche anno, per poi lavorare tutti insieme al teatro partecipato immaginato da Sinibaldi? Il perch lo ha spiegato marted Christian Raimo in uno dei testi pi belli e lucidi scritti in questi tre anni: La lotta degli occupanti e della Fondazione Valle Bene Comune (5600 soci, mica pochi) stata di due tipi: una battaglia di resistenza e una battaglia di proposta. Quella di resistenza chiara a tutti non fate che questo posto venga lasciato al degrado, alla insignificanza, alla privatizzazione, alla disperazione che nutre chiunque oggi abbia deciso di fare cultura in Italia. Ma limprudenza che veniva rivendicata stata anche unaltra: si voluto pensare, provandolo a praticare prima di tutto e poi stilando dispositivi giuridici ad hoc, un diverso modello di governo della cosa pubblica.

possibile una gestione senza un cda? possibile dare cariche turnarie a chi deve amministrare? E, domande ancora pi scabrose: possibile contrastare il governo insensato della Siae? possibile livellare gli stipendi dei vari lavoratori? possibile rendere popolari i prezzi dei biglietti? Su questi punti qui non c stato riconoscimento ieri. Questi sono i motivi principali per cui il teatro ha continuato a essere occupato in questi tre anni. Il Valle stato un modello di educazione politica, studiato, promosso, premiato anche allestero.

Questo il senso di quello striscione che campeggia ora davanti al teatro, ora in platea, ora in galleria, dal giugno del 2011, Com triste la prudenza. La frase del drammaturgo Rafael Spregelburd, e la sfida era simile: una battaglia di una nuova classe quella degli artisti, dei lavoratori della cultura nel trasformare un desiderio artistico in un modo diverso di vedere il mondo. La sensibilit di una narrazione del contemporaneo che si lancia a immaginare nuovi modelli gestionali Si tratta di capire non cosa accadr al Valle, ma cosa accadr a noi.

Ecco. Non avrei saputo dirlo meglio di cos.

Loccupazione del Valle non solo contro la privatizzazione, ma contro unamministrazione pubblica che di fatto nega il bene comune e contraddice il progetto della Costituzione.

Com triste una sinistra che non ha pi voglia di cambiare il mondo, a cosa serve una sinistra che nemmeno sa pi che un altro mondo possibile?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/31/cultura-come-triste-la-sinistra-se-muore-il-valle/1078022/


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