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Riforma urbanistica: una proposta preoccupante
di Mauro Baioni
28 Maggio 2014 eddyburg



Se faceva male quando lavorava con Silvio, con Matteo diventato ancora peggio. Il Ministro Lupi propone un nuovo disegno di legge sull'urbanistica: un coacervo di disposizioni con un esplicito beneficiario: la propriet immobiliare. Chiamarlo un progetto mostruoso un complimento


Il gruppo di lavoro rinnovo urbano facente capo alla segreteria tecnica del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, ha predisposto e reso pubblica la bozza di disegno di legge riguardante i principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazione urbana.

Il titolo primo, composto da 16 articoli, dedicato ai principi fondamentali in materia di governo del territorio, propriet immobiliare e accordi pubblico- privato. Il titolo secondo, composto da 5 articoli, riguarda le politiche di rinnovo urbano, ledilizia sociale e la delega al Governo, dintesa con la Conferenza unificata delle Regioni, per la riscrittura del testo unico delledilizia (dpr 380/2001) al fine di introdurre ulteriori semplificazioni.

Qui di seguito forniamo alcune considerazioni sugli aspetti pi critici di questa proposta. Il testo disponibile sul sito Casa e territorio del Sole 24 ore.

La Costituzione alla rovescia. Beneficiario di questa proposta di legge la propriet immobiliare, cos come chiarito sin dal titolo primo e dallarticolo 1 dove si attribuisce ai proprietari il diritto di iniziativa e di partecipazione nella pianificazione - per garantire il valore della propriet. Il governo del territorio regolato in modo che sia assicurato il riconoscimento e la garanzia della propriet privata, la sua appartenenza e il suo godimento recita lart. 8.
il rovesciamento della Costituzione: questultima impone vincoli e obblighi alla propriet privata in nome dellutilit collettiva e stabilisce il principio della funzione sociale della propriet. Nella proposta di legge urbanistica tutto rovesciato: vincoli e obblighi limitano liniziativa pubblica, affinch non produca riduzioni al valore immobiliare dei terreni.

La scomparsa del territorio. Chiunque, anche un osservatore distratto, sa che le nostre citt sono sorte senza prestare adeguata attenzione ai rischi idrogeologici, alla protezione della natura e alla considerazione del paesaggio. Nella proposta di legge nessuna di queste materie (e nessuna delle leggi organiche che le disciplinano) menzionata, nemmeno per inciso. Sappiamo che le leggi di tutela, fortunatamente, dettano disposizioni prevalenti rispetto a quelle della pianificazione, ma lobliterazione di questi argomenti in una legge che tratta del governo del territorio riporta indietro di un secolo lurbanistica, confinandola nellalveo angusto delle trasformazioni edilizie.

Lignoranza dei centri storici. Non meno clamorosa lassenza anche di un minimo cenno ai centri storici. Una dimenticanza incommentabile.

La diluizione dello spazio pubblico. Gli spazi pubblici sono lessenza della citt, lelemento qualificante e ordinatore. Senza spazi pubblici la citt ridotta ad un ammasso di edifici. Non per questa proposta di legge, che oblitera il concetto di spazio pubblico, lo sostituisce con una locuzione generica (dotazioni territoriali) che comprende un coacervo di funzioni di interesse generale (agli ospedali pubblici si sostituisce la salute, alle scuole listruzione, e cos via), nel quale tutto si equivale e si confonde. Ma soprattutto prosegue laccanimento contro gli standard urbanistici. Ogni regione pu fare come gli pare. Ma davvero il problema, per dare qualit alle citt italiane, la cancellazione degli standard minimi di spazio pubblico?

La compressione della democrazia. Per ignoranza o per furia iconoclasta, la legge dimentica (o sopprime) ogni riferimento democratico. Scompare dai principi nazionali non soltanto la cosiddetta partecipazione, ma persino la possibilit di presentare osservazioni e opposizioni. A maggior ragione, assente ogni riferimento alla valutazione ambientale e alle procedure di coinvolgimento del pubblico previste dalla direttiva europea.

In sintesi, possiamo dire che nessuna delle funzioni di coordinamento delle attivit umane, nello spazio e nel tempo, che costituisce lessenza della pianificazione urbanistica trattata in questa legge. Nessuna delle finalit sociali (dalla tutela dellambiente e della salute alla conservazione del paesaggio, dalla presenza di spazi e servizi pubblici alla gestione della mobilit e dellaccessibilit) trova in questa legge alcuna traduzione. Nessuna delle garanzie, anche minime, di democraticit trova assicurazione. Tutto delegato in bianco alle regioni, salvo la tutela della propriet immobiliare.

La morte della pianificazione comunale. La pianificazione comunale articolata in una componente di carattere programmatorio e una di carattere operativo. La prima ha efficacia (sic) ricognitiva e conoscitiva. Poco pi di un libro. Non ha nemmeno un blando carattere di indirizzo o di direttiva. Niente di niente: un mero scopo ricognitivo e conoscitivo. Secondo la legge, il piano operativo deve essere approvato (!) in meno di cinque o di dieci anni, altrimenti perde efficacia. Qui il legislatore ha probabilmente confuso efficacia quinquennale del piano e durata del procedimento di approvazione.
Tutto qui, per la pianificazione comunale? Tutto qui. La legge non dice altro, che non riguardi il rapporto pubblico-privato.

Pubblico e privato. Al rapporto tra pubblico e privato sono dedicati i contenuti salienti del capo I e tutto il capo II del titolo I. Niente di nuovo sotto il sole, rispetto agli istituti ben noti dellurbanistica romana: perequazione, compensazione, premialit edificatorie. La proposta di legge, tuttavia, perfeziona tali istituti nel senso deteriore del termine. Occorre essere molto chiari: in base a questo Ddl, una volta che il comune abbia riconosciuto la possibilit di costruire a fronte della cessione di terreni o della realizzazione di opere, tale facolt di edificare viene trasformata in un diritto, non reversibile se non dietro indennizzo. Perde quindi la sua natura urbanistica per trasformarsi nelloggetto di un contratto. Meditare quindi: ogni volta che il sindaco o la giunta o il consiglio precedente (la legge non si occupa di distinguere quali organi assumono le decisioni) riconosce un diritto edificatorio, produce un debito che lamministrazione successiva chiamata a onorare o indennizzare. Spero che non sfugga la follia di questo meccanismo che rende perpetua la rendita! A quale scopo? Per quale utilit sociale, tutto ci?

Rinnovo urbano. Tutto si fa con il concorso dei privati, in deroga ai piani urbanistici operativi, ricorrendo a incentivi urbanistici (in pratica, si ammette una generalizzata densificazione). Se non possono essere applicati sul posto, gli incentivi danno origine a trasferimenti di volumetrie in altre zone edificabili. Lidea che si possa riconvertire edifici dismessi (e quindi privi di valore) attraverso operazioni di diradamento, comunque remunerative dellinvestimento, non presa in considerazione. N sembrano esserci particolari facilitazioni per interventi di recupero diffuso. Tutto si basa e tutto si esaurisce nella concessione di incrementi di volume e deroghe.

Edilizia residenziale sociale. La legge prevede, per ledilizia residenziale sociale, il ricorso al permesso di costruire in deroga: altra picconata alla pianificazione. Le definizioni di ERS sono mutuate da analoghe descrizioni contenute in documenti e in provvedimenti di legge, ma si omettono due questioni fondamentali:
- la distinzione tra alloggi pubblici destinati alle categorie sociali svantaggiate, e sociali destinati alla cosiddetta zona grigia; equipararli e confonderli un errore: la produzione di alloggi sociali dovrebbe costituire un tassello della pianificazione ordinaria, non un grimaldello per la sua delegittimazione;
- nessuna specificazione data dalla legge n sulle categorie di beneficiari, n sulla commerciabilit degli alloggi (compresi quelli, ab origine, destinati alla vendita), senza le quali ledilizia residenziale sociale una truffa.



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