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Patrimonio Spa e Infrastrutture Spa
Da quelle societ minacce per il bilancio: lanalisi di Visco

Vincenzo Visco
Il Sole 24 Ore 18/04/2002

Le nuove societ ("Patrimonio Spa" e "Infrastrutture Spa") volute dal Governo per la gestione del patrimonio dello Stato e per il finanziamento delle infrastrutture espongono i conti pubblici al rischio di sfondamenti occulti del bilancio. Lanalisi di Vincenzo Visco pubblicata sul Sole 24 Ore del 18 aprile 2002.
Il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri gioved 11 aprile merita alcune riflessioni in riferimento soprattutto agli articoli 7 e 8 che creano due nuove societ del Tesoro per la gestione del patrimonio dello Stato e per il finanziamento delle infrastrutture.
La prima societ ha come compito: .la valorizzazione, la gestione e lalienazione del patrimonio dello Stato, comprensivo dei beni disponibili e indisponibili, dei beni demaniali, e di ogni altro bene o diritto di cui titolare lo Stato. Si prevede inoltre la possibilit di effettuare operazioni di cartolarizzazione.
A prima vista potrebbe sembrare una operazione volta a realizzare una maggiore efficienza nella gestione del patrimonio pubblico. Ma non affatto detto che sia cos. Infatti:
a) con la recente costituzione dellAgenzia del demanio la gestione dei beni patrimoniali dello Stato gi stata sottratta al diritto amministrativo e assoggettata al diritto privato. Se lagenzia del demanio fosse stata costituita come ente pubblico economico (secondo liniziale proposta del governo di centro sinistra, corretta poi in Parlamento anche per iniziativa dellallora opposizione) essa avrebbe avuto le prerogative proprie di una s.p.a. compresa quella di emettere obbligazioni. Non chiaro quindi perch oggi non si segua questa via, che potrebbe eventualmente essere integrata dotando lagenzia di uno o pi strumenti operativi di tipo societario. Non vorremmo che la scelta dipendesse dal fatto che mentre un ente pubblico economico fa parte inevitabilmente della Pubblica Amministrazione, una s.p.a. potrebbe non farne parte. evidente comunque che la decisione del governo equivale allo scioglimento di fatto dellagenzia.
b) i beni dello Stato attribuibili alla nuova societ sono praticamente tutti: uffici pubblici, caserme, scuole, ospedali, musei, opere darte, monumenti, spiagge, boschi, miniere, porti, aeroporti, partecipazioni, diritti di concessione, ecc.., beni che il Tesoro valuta in 2.000 miliardi di Euro, ma che risultano non facilmente valorizzabili, n facilmente vendibili (sia per motivi tecnici che politici). Nella passata legislatura si era compiuto un notevole sforzo per individuare beni di propriet pubblica (diversi dai palazzi degli enti previdenziali) suscettibili di essere alienati. Il risultato fu molto modesto: un elenco per circa 2.000 miliardi di lire, di cui 1.000 attribuibili al Foro Italico, Stadio Olimpico incluso (va ricordato, peraltro, che la cessione del solo Stadio gi prevista e avviata, stata immediatamente bloccata dal nuovo governo). A questi beni potevano aggiungersi le caserme dismesse, sulle quali tuttavia non fu mai possibile superare le resistenze della difesa (e delle relative commissioni parlamentari). In ogni caso per tutti questi beni i processi di valorizzazione appaiono lenti e faticosi perch coinvolgono inevitabilmente i Comuni (piani regolatori, destinazioni duso), le sovrintendenze, lopinione pubblica locale e nazionale. evidente inoltre come questi beni non siano cartolarizzabili, perch, a differenza dei palazzi degli enti previdenziali, non forniscono un flusso di reddito scontabile al presente.
In conclusione lo scopo reale del Patrimonio dello Stato s.p.a. sembra essere un altro. Quale?
molto probabile che per questa via si cerchi di raggiungere un risultato utile a migliorare (in apparenza) i conti pubblici. Infatti, per fare un esempio, il ministero dellEconomia potrebbe vendere alla nuova s.p.a. (cio a se stesso) gli uffici pubblici; la societ potrebbe emettere obbligazioni a fronte di essi e pagare il Tesoro, che pagando successivamente i fitti consentirebbe alla s.p.a. di servire il debito. In questo modo si ridurrebbe il disavanzo di bilancio in cambio della creazione di nuovo debito collocato presso un soggetto (la s.p.a.) esterno alla Pubblica Amministrazione. Analogo risultato si potrebbe raggiungere conferendo alla s.p.a. beni a valore di libro; facendoli rivalutare, e ottenendo il versamento delle relative imposte sulle plusvalenze. Si tratterebbe, come evidente, di una elusione dei vincoli del patto di stabilit, e di un pericoloso spostamento in avanti di difficolt di bilancio attuali: il disavanzo di oggi verrebbe trasformato in debito futuro.
molto dubbio che operazioni di questo genere possano essere accettate in sede europea; anzi probabile che dalla Commissione giungerebbe lindicazione di consolidare nel bilancio dello Stato quello della nuova societ, dal momento che essa appare come uno strumento artificiosamente creato con finalit elusive, privo di reale autonomia finanziaria e di proventi di mercato. In questo caso lintera operazione risulterebbe inutile, ma molto probabile che questo che si intende veramente per valorizzazione.
Analogo discorso si pu fare per la seconda s.p.a. In questo caso i beni patrimoniali dello Stato servirebbero per creare una leva finanziaria per il finanziamento delle infrastrutture. Di per s lidea non del tutto stravagante, ma anche in questo caso si tratta di beni inidonei allo scopo.
Tra il 1993 e il 1994 chi scrive aveva prospettato la creazione di strumenti simili utilizzando per gli immobili degli enti previdenziali che, essendo redditizi, potevano sostenere il pagamento del servizio di un eventuale debito della societ cui fossero conferiti, creando cos uno strumento di mercato autosufficiente dalle notevoli potenzialit. Allora la proposta cre polemiche e opposizioni soprattutto da parte della attuale maggioranza; successivamente si decise di vendere gli immobili degli enti che non sono quindi pi utilizzabili a questi fini. Quello che si propone oggi quindi non uno strumento di mercato, bens un altro meccanismo di surrettizio trasferimento allesterno del bilancio pubblico di spesa (e debiti) non facilmente finanziabili. Inoltre lo strumento proposto ha molte caratteristiche di una pseudo-banca operante nel mercato in condizioni di favore e di vantaggio competitivo, sicch anche per questo motivo probabile che la Commissione Europea (e i mercati finanziari) non apprezzeranno questa proposta.
Concludendo, comprensibile che in un momento di gravi difficolt per i conti pubblici il governo cerchi in tutti i modi di uscire dalla situazione non comoda in cui si venuto a trovare. Ma leggendo con attenzione il testo del decreto quasi automatico il richiamo alla memoria del recente libro di Fabrizio Galimberti (Economia e Pazzia) sulle principali crisi finanziarie del passato che mostra come eccessi di finanza creativa possano provocare nel medio periodo grandi catastrofi; o per fare riferimento a fatti pi recenti, il ricordo va al crack della Enron derivante proprio dallaver collocato debito in contenitori esterni alla societ non consolidati per difetti di regolamentazione. Cerchiamo di evitare simili esiti finch siamo in tempo.

http://www.nens.it/dib/?id=101876


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