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Unesco: l’Italia rischia di perdere la «grande bellezza»
Luigi Letteriello
Corriere della Sera, 18/04/2014

Ridotte le rappresentanze nell’agenzia Onu per i beni artistici del Paese che possiede il più grande patrimonio culturale del mondo


Esiste un’Italia considerata minore, a torto, anche dall’Unesco. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura ha infatti ridotto le componenti di rappresentanza del nostro Paese, che possiede il più grande patrimonio riconosciuto in tutto il mondo. L’Italia annovera ben 49 siti inseriti dall’Unesco nella lista del patrimonio dell’umanità su un totale di 981 siti (759 beni culturali, 193 naturali e 29 misti) presenti in 160 nazioni del mondo. Il nostro Paese detiene anche il record di nuove proposte, inserite nel variegato ventaglio di autorevoli candidature pronte ad affrontare un lungo e tortuoso iter burocratico per essere catalogate nella World Heritage List come patrimonio culturale e naturale.

Troppa confusione
«La soluzione ci sarebbe», spiega Maurizio Di Stefano, presidente di Icomos Italia, organismo internazionale non governativo, tra i principali partner che fornisce all’Unesco le valutazioni sui beni culturali proposti per l’iscrizione all’elenco del Patrimonio mondiale. «Possiamo promuovere una “Grande Italia dei siti Unesco”, stimolando una vera competizione tra chi fa meglio. L’iniziativa deve saper rappresentare il Paese e proporsi al resto del mondo. Soltanto così possiamo riconquistare il nostro ruolo e chiedere alla politica di essere consapevole della priorità di questa nuova emergenza. Nei ministeri sono proliferati troppi uffici che si occupano di Unesco», aggiunge Di Stefano, esperto di restauro dei monumenti e docente alla facoltà di ingegneria dell’Università Federico II di Napoli. «Esistono inoltre tantissime realtà che si presentano come Unesco e numerosi siti che codificano le misure di tutela, sintetizzandole con azioni celebrative che fanno soltanto da vetrina. Altre realtà ancora, pur non avendo le competenze, creano soltanto confusione nello stabilire l’iter da seguire per nuove candidature».

Tra l’incudine e il martello
Icomos Italia, che organizzerà a Firenze dal 10 al 14 novembre un convegno internazionale sul tema Patrimonio e paesaggio come motore dei diritti umani, ha proposto un giro di vite per evitare ulteriore confusione, aprendo un dialogo con il ministero dei Beni culturali. Il neoministro Dario Franceschini ha detto che considera prioritaria per rilancio dell’Italia la gestione del più grande patrimonio culturale, artistico, paesaggistico e turistico del mondo. Di Stefano boccia la proposta di inserire le nuove candidature in una European Heritage List, la quale dovrebbe risolvere il problema delle numerosissime proposte che aspirano a diventare patrimonio mondiale dell’umanità. «Purtroppo da una parte ci troviamo di fronte ai crolli di Pompei, lo scempio del paesaggio e gli atti di vandalismo sui beni culturali, dall’altra viene proposta l’esaltazione delle opportunità che offrono turismo e cultura per il rilancio economico e dell’immagine dell’Italia». In tali ambiti viene puntualmente chiamato in causa proprio l’Unesco, sia in veste di garante che di marchio di qualità di tale patrimonio.

Beni culturali e diritti dell’uomo
Il marchio Unesco ha infatti una forte capacità di veicolarne le politiche, i contenuti e l’immagine dell’Italia. Cosa fare quindi? «Occorre riflettere sul legame tra la definizione aperta di cultura, per l’ampiezza delle esperienze e dei significati che racchiude, e il paradigma dei diritti umani della definizione Unesco», prosegue Di Stefano. «La protezione e la promozione della diversità culturale presuppongono il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali quali la libertà di espressione, d’informazione e di comunicazione nonché la possibilità degli individui di scegliere le proprie espressioni culturali», ricorda il professore. «La conoscenza e l’uso dell’eredità culturale rientrano tra i diritti dell’individuo a prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità e a godere delle arti sancito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e garantito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali».



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