LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Consumo, citt e territorio nell'et della crescita indefinita
Autore: Salzano, Edoardo
Data di pubblicazione: 20.04.2005 sul sito www.eddyburg.it






Il testo preparato per l'intervento al seminario I protagonisti del consumo e le trasformazioni del territorio. Quali regole del gioco?, Sassari, 19 aprile 2005

Il seminario I protagonisti del consumo e le trasformazioni del territorio. Quali regole del gioco? stato organizzato dal Centro di studi urbani dellUniversit degli studi di Sassari, Dipartimento di Economia, istituzioni e societ

Il tema di questo seminario mi ha fatto venire in mente un duplice percorso, una duplice serie di echi. Luno in qualche modo legato alla storia della citt e alla sua essenza: riguarda il rapporto tra la citt e il consumo. Il secondo ha a che fare con loggi, con lattuale forma della citt - il territorio urbanizzato e con il rapporto del territorio con lattuale economia con il mercato.

Consumo e citt

Il rapporto tra la citt e il consumo ha profondamente a che fare con il mio mestiere, lurbanista. Un mestiere che quindi legato ontologicamente a questa grande invenzione delluomo che chiamiamo citt.
Ebbene, la citt, cos come la civilt umana lha inventata e creata nellambito della cultura che si attestata tra le sponde del Mediterraneo e quelle del Mare del Nord, strettamente legata a una specifica forma del consumo.
La citt nata e si conformata, ha trovato la sua identit, ha espresso una comunit padrona dei propri destini, quando ha trovato nei luoghi ordinati al consumo comune della comunit i suoi centri ordinatori, i suoi fuochi.
La citt il luogo che gli uomini hanno creato quando hanno dovuto vivere insieme per svolgere una serie di funzioni che non potevano svolgere da soli: custodire e difendere i frutti del proprio lavoro, il sovrappi della loro produzione; scambiare il sovrappi tra loro, e con gli abitanti di altri luoghi.

Come tutti sanno, la citt originariamente legata alla difesa e allo scambio: le mura e il mercato sono i primi elementi fondativi della citt, le prime funzioni urbane. E le storie della citt ci raccontano come le funzioni urbane si siano via via arricchite, e altre necessit e funzioni comuni si siano aggiunte a quelle della difesa e del commercio: la celebrazione dei valori e delle speranze comuni - la religione -, la tutela dei diritti e la decisione sulle liti - la giustizia -, lo scambio di informazioni e di conoscenze e lapprendimento di esse - la scuola -, la rappresentanza e lazione nellinteresse della comunit - la politica e il governo.

Il ruolo del consumo comune nellaffermazione della citt

A queste funzioni hanno corrisposto specifici luoghi: i templi e le cattedrali, la piazza e il foro, il tribunale, il bargello, il palazzo del governo, si sono aggiunti al mercato e alla rocca per costituire i luoghi della comunit in quanto tale: i luoghi che si sono differenziati e distinti dalla casa, dal luogo della famiglia, in quanto erano finalizzati ad esprimere, rappresentare e servire non gli interessi del singolo individuo, ma la comunit in quanto tale; non i consumi individuali, ma i consumi collettivi, delluomo in quanto membro della societ.

Sono proprio i luoghi del consumo comune dei cittadini quelli che hanno costituito lanima della citt, la sua ragion dessere. La decadenza della citt, la sua crisi, cominciata proprio quando i valori comuni, le ragioni profonde dello stare insieme, della cittadinanza, sono stati via via erosi, scavalcati, e alla fine emarginati e sostituiti dal trionfo dei valori dellindividualismo.

A me sembra che lemblema, il simbolo, la rappresentazione fisica della crisi della citt sia nel confronto tra due assetti del medesimo spazio:
- la piazza, questo luogo topico della civilt europea e mediterranea, il luogo dellincontro tra gli uomini di et e di ceti sociali e di mestieri e di condizioni diversi, il luogo dello scambio di merci e dinformazioni e di sentimenti e daffetti, il luogo dello spettacolo e della cerimonia e del gioco comune, del vedere e del farsi vedere la piazza comera una volta e come in alcuni luoghi felici ancora,
- e la piazza com oggi: parcheggio o rotatoria o svincolo, o luno e laltro insieme, orribile deposito e luogo di scorribande di quelle scatole di latta, ingombranti consumatrici denergia e daria, nelle quali si esprime il consumo individuale di massa la piazza ridotta a mero spazio urbano dal quale stato espulso linsieme di quei momenti che ne facevano il gioiello duna civilt.

Gli standard urbanistici

La trasformazione delle piazze in parcheggi lemblema di una mutazione e di una crisi che caratterizzano la citt contemporanea e la rendono il luogo dei molteplici disagi. una crisi che nasce un paio di secoli fa, e che il risultato del conflitto tra il carattere sociale della citt e lindividualismo dominante in due fondamentali settori: quello della propriet delle aree urbane, e quello che qui pi direttamente ci interessa dei luoghi del consumo comune.

Negli altri paesi si riusciti da moltissimi decenni ad affrontare questa crisi dandole risposte positive. In Italia si dovuto aspettare gli anni 60 del secolo scorso, alcune vistose calamit naturali provocate dallinsipienza delluomo, e un vasto movimento sociale per ottenere che gli spazi pubblici, almeno in termini quantitativi, riconquistassero un ruolo significativo nella citt.

Fino ad allora, alle scuole e al verde, alle attrezzature collettive e ai luoghi dinteresse comune era lasciato qualche lotto marginale e scomodo, nel disegno di una citt dedicata alla valorizzazione edilizia della propriet fondiaria. Da allora, dal 1967, grazie a una volont politica sollecitata da un vasto e durevole movimento di massa, almeno met delle aree urbane devono essere dedicate agli spazi pubblici e duso pubblico. un risultato solo qualitativo, che tecnici avveduti e amministratori lungimiranti possono tradurre (hanno potuto tradurre) nella forma di una citt non divorata dallindividualismo.

Una ricerca sul modo in cui il raggiungimento del diritto sociale agli standard urbanistici si tradotto nel disegno di una citt pi umana sarebbe un lavoro molto interessante nel quale accingersi. Non ora per: ora tempo di avviarmi nel secondo percorso cui avevo accennato allinizio: il rapporto tra territorio e mercato.

Dalla citt al territorio urbanizzato

Nel corso dei secoli che abbiamo alle spalle sono accaduti eventi che hanno trasformato il modo di vivere e di pensare di masse sterminate di uomini. Molti riguardano largomento su cui stiamo ragionando. Vorrei sottolinearne due.

Da un lato la citt, nonostante la sua crisi e lincapacit di offrire in modo generalizzato condizioni di vita soddisfacenti ai suoi cittadini, diventata la forma praticamente esclusiva dellinsediamento umano. Non solo nel senso che aumentata enormemente la quota degli abitanti che risiedono negli agglomerati urbani statisticamente censiti come tali, ma anche nel senso che la citt (la civilt urbana, il modo di vivere urbano) ha interessato lintero territorio. La citt non solo si ingrandita enormemente, ma uscita dai suoi confini. Oggi non ha pi senso parlare di citt e territorio come due realt separate: oggi si deve parlare di territorio urbanizzato.

Ma dallaltro lato nata e si via via consolidata la consapevolezza che il territorio non tabula rasa, non un insieme neutrale di luoghi amorfi, non unestensione omogenea e isotropa, uguale in tutte le direzioni, come la immaginavano gli economisti dello spazio e gli urbanisti dellespansione. Il territorio un insieme di risorse scarse, essenziale per la vita del genere umano (e delle numerosissime specie che ne accompagnano il destino). Il territorio il deposito vivente di risorse (minerali, vegetali, energetiche; appartenenti al mondo biotico e a quello abiotico; quali antichissime, quali antiche, quali recenti, quali in divenire continuo) molte delle quali hanno la caratteristica di non essere riproducibili, e tutte quella di essere limitate.

Risorse limitate e crescita infinita

Risorse limitate, ma in una societ (in un sistema economico sociale) che ha assunto quale sua ideologia di riferimento, quale suo valore massimo, quale suo metro di misura per lefficacia di qualunque azione, quella della crescita esponenziale indefinita. Ecco allora che dinnanzi allurbanista, dinnanzi alloperatore che aveva a che fare ieri con la citt, oggi con il territorio urbanizzato, si apre una seconda contraddizione, dopo quella tra il carattere intrinsecamente sociale della citt e il carattere intrinsecamente individualista della societ contemporanea: la contraddizione tra limitatezza delle risorse e tendenza alla continuit indefinita della crescita.

Come diceva Kenneth Boulding, uno dei padri dellecologia: "Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all'infinito in un mondo finito un pazzo, oppure un economista" [1].
Uno degli aspetti del conflitto tra il dato della limitatezza delle risorse e la regola della crescita indefinita il consumo di suolo. Per decenni abbiano considerato il suolo un bene privo di valore. Nelle citt, e nelle loro sempre pi estese periferie, e in quella loro aberrante mutazione che viene chiamata citt diffusa o villettopoli o sprawl urbano (e che a me sembra un orribile BLOB urbano) insomma, nel territorio urbanizzato il consumo di suolo aumentato enormemente. Si valuta che, in Italia, nellultimo mezzo secolo, il territorio urbanizzato, sottratto alla naturalit, al ciclo biologico, alla capacit di produrre e riprodurre materia viva, aumentato del 1000 per 100. E questo in presenza di un trend demografico nel quale le nascite non compensano i decessi.

un conflitto grave, che ha dei riflessi pesanti e gravi non solo sul generale destino del nostro pianeta e, su di esso, del genere umano (in questo senso, un destino che grave per noi quanto lo per gli americani e i cinesi e gli africani), ma anche sul particolare destino, sulle particolari risorse, sulle particolari potenzialit dei nostri territori: qui in Sardegna, come nellintera Italia, come nellintera Europa. Qui, infatti, godiamo grazie allinvestimento di lavoro e di cultura dei nostri progenitori di una particolare risorsa territoriale: il paesaggio, la forma che al territorio stato impresso, nei secoli e nei millenni dalla collaborazione tra la natura e il lavoro intelligente delluomo.

Il paesaggio: un valore nuovo

Non si pu dire che in Italia lattenzione al paesaggio sia recente. Gi nei primi decenni del secolo scorso si promuovevano studi finalizzati a formare leggi di tutela, ed a Benedetto Croce, ministro della Pubblica istruzione allinizio degli anni 20, che si deve la prima intuizione del paesaggio come identit del Paese: Il paesaggio la rappresentazione materiale e visibile della Patria con le sue campagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo [2].
Nel dopoguerra, linserimento nella parte pi solida della Costituzione repubblicana della tutela del paesaggio non fu il frutto di un capriccio o di una disattenzione, ma di una consapevole scelta formata in un animato dibattito.

Certo , per, che una consapevolezza di massa, generalizzata, diffusa del paesaggio come un valore che appartiene a tutti e a ciascuno, come un patrimonio che colpevole ridurre o degradare o svendere unacquisizione abbastanza recente. Lassociazione Italia Nostra nacque negli anni 50 del secolo scorso e ad essa aderivano poche decine di eletti. Oggi non si contano le associazioni ambientaliste e protezioniste, che sono centinaia e forse migliaia se a quelle nazionali aggiungiamo le moltissime che nascono e si esprimono a livello locale magari intrecciando le tematiche paesaggistiche e ambientali a quelle della democrazia, della partecipazione, del pacifismo.

Il paesaggio diventato un valore. E quando qualcosa diventa un valore ecco che nascono subito tre tipi di iniziative: quelle orientate a tutelarlo, quelle volte a consumarlo, e quelle dirette a sfruttarlo.

A proposito delle prime accenner solo al fatto che, con la legge Galasso del 1985, si passati da una concezione della tutela di alcuni monumenti del paesaggio mediante vincoli essenzialmente procedimentali, a una concezione del paesaggio come forma del territorio nazionale e delle sue parti e alla sua protezione mediante la pianificazione territoriale e urbanistica. Vorrei ragionare un momento di pi sul consumo di paesaggio, perch mi sembra un argomento centrale in questo seminario.

Il paesaggio consumato

Il termine consumo ha un doppio significato: significa fruire, utilizzare qualcosa per crescere, per svilupparsi, per migliorare, per godere, e significa logorare, togliere qualcosa (o tutto) a ci che si consuma, degradare, ridurre. Nel paesaggio questi due termini sono strettamente associati. E vorrei dire che la scommessa che abbiamo di fronte, e che molti di noi sono impegnati a vincere, proprio questa: fruire del paesaggio senza logorarlo.

Oggi ci si comincia a rendere conto che come ha scritto Carla Ravaioli - stato il turismo, ricco o povero, di massa o dlite, la causa prima della mostruosa cementificazione delle coste, non solo italiane, ma spagnole, greche, turche, nordafricane, e via via del mondo intero, invase da alberghi albergoni pensioni seconde e terze case[3]. Ce ne siamo resi conto nelle citt pi belle, e soprattutto e innanzitutto in quelle dove la limitata dimensione accentuava leffetto dissacrante e massacrante delle masse di turismi: prima quindi a Venezia e a Firenze che a Roma e a Parigi. Ma anche nelle valli alpine, e soprattutto nelle coste pi belle. E se nelle prime spesso la consapevolezza delle popolazioni ha saputo tradursi in regole amministrative che hanno salvaguardato gli interessi di lunga durata delle popolazioni locali (come nelle valli ladine delle Dolomiti), nelle seconde, nelle coste, la grande domanda di fruizione si incontrata con la propensione allo sfruttamento immediato; con il terzo tipo di iniziative, dunque, alle quali sopra alludevo.

Il turismo

Stiamo parlando del turismo. E stiamo in bilico tra il passato e il futuro. Sullo sfondo di un mondo in faticoso trapasso da uneconomia del possesso a uneconomia dellaccesso, come ha scritto Jeremy Rifkin.

Stiamo ancora nellambito di una concezione e una prassi del turismo come industria che trasforma, distrugge le materie prime per costruirne altre (tendenzialmente tutte uguali, tutte ugualmente ricche di kitch e di cattivo gusto perch cos vuole la gente), totalmente artificiali, lontane dalla cultura e dalla storia quanto lo sono dalla natura e dallidentit del sito.
E stiamo cercando di passare verso una concezione e una prassi del turismo come momento della conoscenza del mondo, dellapprofondimento di s attraverso la frequentazione degli altri e dei loro mondi cos belli e nuovi perch cos diversi da quelli frequentati tutti i giorni, cos pregevoli perch ricchi di valori e di costumi e di storie cos diversi da quelli che erano i soli nostri.

Siamo in bilico tra
- un turismo che acchiappa qualche pezzo di territorio, lo ritaglia dal resto, lo rende omogeneo a quei villaggi di bengodi che le soap opera ci hanno abituato (hanno abituato gli stupidi) a considerare il paradiso in terra con le loro villette isolate o a schiera, i loro shopping center o le loro plaza, i loro praticelli rasati col tosaerba, i loro parchi robinson dove abbandonare i bambini e i parcheggi nascosti tra oleandri per abbandonare le automobili,
- e un turismo, invece, che abbia la sua base e il suo inizio nel rispetto di ci che c e di ci che c stato, nel sapore e nellodore dei luoghi cos come sono, e li sappia visitare in punta di piedi, e che perci trasformi il meno possibile, e si addentri il pi possibile nei rapporti che legano la vita di oggi a quella di ieri.

Sono convinto che solo a questo tipo di turismo possiamo attribuire il termine di sviluppo, se con tale termine non intendiamo lirragionevole crescita oltre ogni misura delle grandezze quantitative, ma il miglioramento della qualit della nostra vita insieme, di quella dei visitatori e di quella delle popolazioni che in quei luoghi risiedono stabilmente.

La pianificazione

Cercare di rendere possibile questo nuovo tipo di turismo richiede certo sforzi notevoli, perch significa percorrere strade alternative a quelle del mercato. Significa comprendere e proteggere i luoghi in quanto beni, in quanto oggetti dotati di loro specifiche qualit e potenzialit, anzich usarli in quanto merci, cio cose fungibili, trattabili, alterabili, falsificabili. Ma il mercato lungi dallessere lo strumento capace di risolvere qualsiasi problema, di comprendere qualsiasi valore. lungi dal poter costituire lunica regola.

Che il mercato non fosse uno strumento adeguato a raggiungere obiettivi nellinteresse di tutti lo compresero un paio di secoli fa, a New York, nel cuore pulsante dellAmerica capitalista ed individualista. Allora si comprese che il mercato non solo non riusciva a dare razionalit alluso del suolo, ma ansi nel campo delle decisioni sulluso del suolo urbano provocava conflitti, disagi, caos, diseconomie crescenti che il mercato subiva ma non riusciva a contenere.

l e allora (a New York nel 1811, e non a Mosca nel 1917) che nacque la pianificazione urbanistica, come unico metodo, e insieme di strumenti, capace di conferire ordine, razionalit, coerenza alle trasformazioni del territorio. La pianificazione urbanistica, per governare nellinteresse collettivo il funzionamento e le trasformazioni della citt. La pianificazione territoriale, quando si comprese che la citt aveva travalicato i propri confini e invaso linsieme dei luoghi raggiungibili e utilizzabili. La pianificazione paesaggistica, quando emerse e si afferm la consapevolezza che la tutela del paesaggio, di questo grande patrimonio collettivo che non pu essere privatizzato, trasformato e goduto nellinteresse di pochi, ma deve esserlo nellinteresse della collettivit, non pu essere assicurata da un sistema di vincoli, ma trovando una sintesi tra le diverse esigenze che il territorio deve soddisfare.

Una sintesi affermano molti nella quale i valori della bellezza, del futuro e della storia, abbiano il primato sugli altri, e i diritti delle popolazioni future non siano calpestati in nome delle miopie di oggi.

[1] Kenneth E. Boulding, The economics of the coming Spaceship Earth, in: H. Jarrett (editor), Environmental quality in a growing economy, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1966, p. 3-14

[2] Benedetto Croce, Relazione al disegno di legge per la tutela delle bellezze naturali, Atti parlamentari, Roma 1920.

[3] Carla Ravaioli, Il turismo inquinante, in http://eddyburg.it/article/articleview/2531/0/142/



news

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

03-12-2019
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 3 DICEMBRE 2019

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

14-09-2019
Da Artribune: Franceschini sospende i decreti Bonisoli

05-09-2019
Franceschini, il primo appuntamento al Museo della Liberazione di via Tasso

02-09-2019
Giuliano Volpe: Ci piacerebbe un ministro più educato

29-08-2019
Da Finestre sull'arte vi segnaliamo...

25-08-2019
Sul Financial Times si parla dei provvedimenti Bonisoli

22-08-2019
Trasferito il Soprintendente di Pisa che si era opposto alle bancarelle in piazza dei Miracoli

20-08-2019
In Finestre sull'arte: Gli accorpamenti della riforma Bonisoli affosseranno definitivamente i musei piccoli?

20-08-2019
Caos musei. Nel sito Emergenza Cultura vi segnaliamo...

16-08-2019
Da Finestre sull'arte: Musei, tutti gli accorpamenti decisi da Bonisoli

14-08-2019
Bonisoli firma decreto musei, ecco cosa prevede

01-07-2019
APPELLO - Per il parco archeologico dell'Appia Antica

30-06-2019
Documento dell'API sulla riforma del Ministero: riorganizzazioni perenni

27-06-2019
La FCdA per il Museo Etrusco di Villa Giulia e il Parco Archeologico dell'Appia Antica

26-06-2019
Firenze, l'annuncio di Bonisoli: "Accademia formerà polo unico con gli Uffizi"

21-06-2019
Lorenzo Casini sulla riforma del Ministero: Linsostenibile leggerezza ovvero la nuova riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac)

05-06-2019
Alinari. Quale destino per la più grande raccolta museale di fotografie in Italia? Un comunicato della SISF

30-05-2019
Bando per il premio Silvia Dell'Orso 2019: scadenza 30 settembre

07-05-2019
Dal blog di Carlo Pavolini: Luca Nannipieri e l'abolizione delle Soprintendenze

25-03-2019
Pisa. Bonisoli: Sarà trovata soluzione per ambulanti ma non in piazza Miracoli

25-03-2019
E' mancato questa mattina Andrea Emiliani

28-02-2019
Associazione culturale Silvia Dell'Orso: VIII edizione di Visioni d'arte

26-02-2019
Mai più bancarelle in piazza dei Miracoli. Firmate l'appello

14-02-2019
Appello. Contro lo smantellamento dello Stato Italiano

13-01-2019
Per unarcheologia fuori dallimpasse. Lettera al Ministro Bonisoli di API (Archeologi Pubblico Impiego)

11-01-2019
Sulla riforma delle Soprintendenze e dei musei di archeologia. Dichiarazione di archeologi accademici Lincei

29-12-2018
Per un rafforzamento delle soprintendenze uniche

Archivio news