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Bergamo. Parco dei Colli, boom di cantieri
Beppe Fumagalli
Corriere della Sera - Bergamo 17/4/2014

Da Sudorno ai Torni: così nell’area più tutelata si è tornati a costruire

Le regole del Parco dei Colli lo consentono: +20% rispetto ai volumi esistenti. Anche il Pgt di Bergamo si è adeguato a questa norma e nelle aree verdi alle porte di Città Alta adesso è un fiorire di cantieri: le gru punteggiano i Colli e annunciano i lavori di ampliamento, ristrutturazioni e costruzioni sotterranee di garage. «Sarà anche tutto a norma, ma non è un bel vedere», dice un residente puntando il dito contro l’edificio che sta sorgendo al posto dell’ex ristorante La Montanina.

Dal 1977
Il Parco dei Colli è stato costituito nel 1977, il territorio di 4.700 ettari si estende su 10 comuni: Bergamo, Mozzo, Valbrembo, Paladina, Almè, Villa d’Almè, Sorisole, Ponteranica, Ranica, Torre Boldone
La biodiversità
Nel Parco vivono più di 400 specie di piante, 40 di mammiferi, 160 di uccelli, 10 di rettili, 11 di anfibi, 10 di pesci, migliaia di specie di insetti e altri invertebrati.
Nel complesso 5.000 potrebbe essere una stima per difetto del numero delle specie presenti nel Parco
Sui Colli
Le tracce di presenza umana risalgono alla preistoria, il sito di Astino ne ha dato testimonianza durante la lunga ristrutturazione del monastero, che ha fatto riemergere soprattutto tracce di insediamenti di epoca romana. Uno dei monumenti pregiati è la Fontana dell’Acqua Morta (foto sopra), «intrappolata» da un paio d’anni nel cantiere per la realizzazione di un agriturismo. La prima testimonianza sulla fontana risale al XII secolo, nel 1892 venne ripristinata e messa in rete con l’acquedotto di Sudorno
Astino, Panoramica, San Sebastiano, Sudorno, Torni. Chi mai avrebbe immaginato che nella crisi generale dell’edilizia i Colli di Bergamo sarebbero diventati un’isola felice? Dopo decenni di immobilismo, di conservazione talebana del verde e di spietata repressione dell’istinto orobico a costruire, negli ultimi tempi è tutto uno sbancare, scavare, e ristrutturare. Col corollario, là dove si riteneva impossibile, di allargamenti in tutte le direzioni. Sui lati, in alto e naturalmente in basso, dove si nota meno e si possono recuperare centinaia di metri cubi per garage, magazzini e locali di servizio.
«E meno male che siamo in area protetta», commenta amaramente uno degli ultimi agricoltori di San Vigilio. «Avanti così e cambiamo il simbolo del parco. Dal porcospino, alla gru». È uno stato d’animo diffuso. Affligge molti residenti notoriamente affetti da ipersensibilità ambientale ed è condiviso dai frequentatori del più importante polmone verde cittadino. Allibiti, si ripetono da mesi la stessa domanda: cosa sta succedendo nell’area tradizionalmente più inviolata e inviolabile del Comune di Bergamo? C’è qualcuno in vena di esagerare, oppure sono cambiate le regole? Come si spiega altrimenti che l’ex pizzeria Montanina, nel passaggio da commerciale a residenziale, abbia potuto alzarsi di un piano secco, guadagnare quasi il 30 per cento secco dei volumi e da via Cavagnis affacciarsi su Castagneta come un nudo parallelepipedo di cemento, senza un minimo di copertura vegetale? E in virtù di quale normativa l’immobile che sorgeva attorno alla torre al colle dei Roccoli ha potuto essere abbattuto e ricostruito in posizione, forma e volumetria completamente differenti, trasformando i connotati di una casa colonica in quelli di un edificio più simile a un santuario campestre? Poi, va bene che i posti auto interrati non si vedono e liberano le strade da Suv e berline, ma quanti ne stanno realizzando nello sbancamento di via San Sebastiano, a servizio di un’unità immobiliare che il precedente proprietario, l’avvocato Arbace Mazzoleni, definiva senza falsa modestia una «casetta»? E a dispetto del nome, cosa si muove attorno alla fontana delle Acque Morte, nel cantiere rimasto per mesi senza indicazioni su committenza, direzione lavori o numero di licenza edilizia? È vero che proprio in quel punto si innalzeranno nuove gru per trasformare le decrepite Case Moroni in un bed and breakfast da sogno?
Tante domande, una risposta. La rilascia, a condizione di anonimato, un tecnico del Comune: «Tranquilli», dichiara, «è tutto regolare». Atti di fede a parte, chi vuole capirne di più deve inoltrarsi in una giungla normativa, dove si incrociano leggi dello Stato, della Regione, dei Comuni e dell’Ente Parco. Pierluigi Rottini, un giovane architetto responsabile dell’urbanistica sui 4.700 ettari dei Colli, in quella giungla si muove quotidianamente. In un ufficio all’ex convento di Valmarina, nel quartier generale del Parco, Rottini stabilisce da subito un punto di riferimento chiaro: «È convinzione diffusa», dice, «che il regolamento del Parco sia il più restrittivo di tutti. Non è così. Dal 1991 il nostro Piano territoriale consente per le zone ad alto valore paesaggistico o a vocazione agricola e forestale, aumenti di volumetria del 20 per cento. Ma cosa succedeva? Chi chiedeva una licenza aveva il nostro ok, ma andava a scontrarsi col piano regolatore del Comune che in area Colli non concedeva niente. La situazione si è trascinata così fino al 2009 quando i piani regolatori sono stati sostituiti dai Piani di governo del territorio (Pgt). A Bergamo il nuovo strumento urbanistico si è adeguato alla legge del Parco e i lavori hanno avuto il via libera ».
Ogni cantiere ha una storia a sé, custodita negli archivi del Parco e aperta alla consultazione dei cittadini. Si viene così a sapere che è stato appena rinnovato il permesso per la ristrutturazione delle Case Moroni e che in via San Sebastiano si scava un garage per dieci auto con ascensori per salire alla casetta del tempo che fu. Si scopre che l’intervento di via dei Roccoli oggi non sarebbe più possibile. La committenza ha sfruttato una finestra legale che ha introdotto nel 2010 un’interpretazione estensiva di ristrutturazione. Sotto quel termine era possibile radere al suolo un immobile e ricostruirlo anche con sagoma modificata in un altro punto del terreno. Dichiarata illegittima, la finestra regionale è stata chiusa dalla Corte Costituzionale nel 2012, quando i lavori al Colle dei Roccoli erano già iniziati. Chi sostiene che le volumetrie non siano quelle preesistenti probabilmente ha ragione. Ci sono quasi 500 metri cubi in più sotto il livello del terreno ed è stata utilizzata la legge per non computare le opere in muratura.
Alla Montanina le cose sono andate in modo ancora diverso. L’immobile dove il rimpianto Ciro Donzelli ha sfornato per anni la più verace delle pizze napoletane, sorge al confine tra una zona ad alto valore paesaggistico e un’area di riqualificazione ambientale, l’unica in cui non sono consentiti ampliamenti. La proprietà, una srl di nome Ginevra, ha allora fatto appello al piano casa di Berlusconi, recepito in Lombardia come legge suprema, in grado di scavalcare anche le limitazioni in vigore nei parchi regionali. Vincolando l’intervento al taglio di piante esotiche infestanti (in particolare l’ailanto) e al ripristino della flora autoctona, il progetto ha fatto bingo. Ha ottenuto (al netto della muratura) un aumento di volumi di quasi il 30 per cento, superiore del 50 per cento al limite previsto per le aree a minor tutela. Aperto nel 2011, da qualche mese il cantiere procede a rilento. «Nessun problema», dicono all’impresa Cima Costa, che riassume il suo credo architettonico nello slogan Creatività costruttiva, «abbiamo finito le strutture e stiamo scegliendo le rifiniture». Rimane ancora da realizzare il giardino «autoctono». «Peccato che fino ad oggi siano state realizzate le volumetrie», commenta un residente di Castagneta alzando lo sguardo sul cubo grigio della Montanina, «ma non il verde che le dovrebbe nascondere. Sarà anche tutto in regola, ma un casermone del genere non è certo un bel vedere».



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