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Discarica abusiva nell'area protetta
Ilaria Ciuti
la Repubblica, Firenze, 19/4/2005

Il sole fa capolino tra le nuvole di questi giorni e la vallata si tinge di verde brillante. Dalla piazza di Careggi, si svolta in via di Terzollina, sopra alla strada c Monterivecchi, sotto, un bosco di grandi lecci che digrada verso il torrente Terzolle. Ai lati della via spuntano i primi piccoli fiori, un po' rosa e un po' bianchi. Poi, dopo un po' di metri, semplicemente strani: cresciuti tra un pezzo di eternit, una scarpa, i cocci di bottiglie, un monticello di mattonelle fracassate, una montagnola che sembra un argine e che ricoperta di muschio ma sorge su un materasso che ha poco a che vedere con i miracoli primaverili della natura: fatto di laniccio di scarto di una qualche azienda tessile. Dunque, si tratta di rifiuti industriali. Perch ormai di discarica si tratta. Se dal bordo sinistro della stradina ci si affaccia gi sul bosco, una cascata di rifiuti, di ogni genere. Avanti e avanti fino all'abitato di Serpiolle.
Sarebbe una bella collina, una discarica abusiva. Immensa: quattro o cinquecento metri di scarpata lungo la strada di campagna usata da anni per buttare via impunemente di tutto e l'abitudine non accenna a diminuire. Nessuno interviene. Almeno finora. Adesso l'allarme lo hanno lanciato, con una lettera al sindaco, gli Amici della Terra a nome anche del Comitato del Sodo. Attendono risposta, dicono. Abbiamo chiesto che la zona venga bonificata. Ci saremmo anche rimboccati le maniche per pulire, ma la discarica troppo imponente. Ci vogliono le gru e un intervento pubblico che poi risani anche il bosco, spiega Sergio Gatteschi degli Amici della Terra che, insieme all'ingegner Marco Cioncolino, mostra il disastro delle cattive abitudini. Non ammissibile lasciare che le cose vadano avanti cos - protesta Gatteschi - Oltretutto questa un'area che dal 2004 diventata Area nazionale protetta di interesse locale. E questo, secondo la norma regionale che ha decretato in Toscana 30 aree protettee dopo tre anni di studio del territorio.
Le aree protette, lo dice il nome, dovrebbero essere tutelate e curate. Ma a Serpiolle la sigla A.n.p.i.l. rimasta una sigla punto e basta. Dopo due o trecento metri dall'avvio della strada, chi si affacci sulla scarpata comincia a vedere montagne di sacchetti di plastica bianchi e blu, attorcigliati con lecci annosi e bellissimi. E' la zona dei normali rifiuti urbani: invece che nel cassonetto, l. Con pericolo - spiegano Gatteschi e Cioncolino - che vadano a finire nel Terzolle, perch la discarica in discesa e il torrente a due passi. Una prospettiva inquietante, tanto pi che via via che la strada va avanti, via via che i rifiuti diventano sempre pi preoccupanti. Dagli urbani si passa a quelli speciali o industriali. Al secondo affaccio, dopo qualche metro di rovi che impediscono la vista, arrivano, tra un'infinit di altri residui, il lavandino, la bici, le taniche: cosa c'era dentro o cosa c' in quelle ancora piene? E' questa la domanda che ci allarma, dice Gatteschi.
Terza apertura tra i rovi: reti di letti, water sradicati da qualche bagno, pneumatici, boiler, ancora quella specie di materassi fatti dal laniccio degli scarti tessili, fiaschi, bottiglie, contenitori di ogni genere. Si procede: su terriccio fatto di ogni possibile scarto, sempre tra i grandi lecci, spiccano cucine economiche, tv, tubi, seggiole, grandi bidoni pieni o vuoti. Vede quello blu? Era pieno di inquinante olio esausto che fuoriuscito via via che il bidone rotolava - addita Cioncolini E speriamo che non sia finito nel Terzolle. Il torrente che ai tempi dei Medici, racconta l'ingegnere, veniva chiamato il Rio frigido da cui deriv il nome Rifredi e che rendeva fresche le estati di un'area che ai tempi dei Medici fu di villeggiatura e dove sorsero le tante ville - dalla Petraia a quella di Careggi, alle altre - e che in un tempo pi vicino era di scampagnate. Ora discarica. Gli Amici della terra chiedono all'amministrazione un sopralluogo, la visita dell'Arpat, un censimento dei rifiuti, un progetto per pulire, la bonifica. Noi siamo pronti ad aiutare, conclude Gatteschi.



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