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Soprintendenze l'autoriforma che s'impone
Giovanni Valentini
Repubblica, 11/04/2014

Due vicende fanno discutere in Emilia Romagna e rendono necessario rivedere la tutela

Soprintendenze, da quelle archeologiche a quelle archivistiche, devono ssere riformate oppure abolite? Saranno pure un «potere monocratico che non risponde a nessuno», come dice Matteo Renzi. Ma anche se «fanno discutere», *sono ottocentesche» e «a volte fanno perdere la pazienza», come riconosce l'archeologo Andrea Carandini, presidente del Fai ( Fondo ambiente italiano ), a suo parere vanno «rafforzate, sostenute e ammodernate». Tocca al nuovo ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, affrontare la questione d'intesa con il capo del governo. E' passato quasi un annoda quando, il 18 giugno 2013, il segretario generale del ministero, Antonia Pasqua Recchia, emanò una circolare che in sintonia con vari organi internazionali ( Onu, Consiglio d'Europa, Ocse) e ai sensi della legge n.190 del 2012, aveva per oggetto: «Piano triennale di prevenzione della corruzione. Misure urgenti sulla rotazione degli incarichi di direttore di sedi non dirigenziali; di direttori di sedi di musei, aree archeologiche, complessi monumentali; di funzionario di zona». Ma pochi giorni dopo, di fronte alle resistenze interne, l'ex ministro Massimo Bray sospese quella circolare, con la motivazione di essere «entrato in carica in un momento successivo all'adozione del Piano». E da allora, come Repubblica riferì a suo tempo, di "turn over" anticorruzione non s'è più parlato. Non è questa la formula magica per risolvere un problema così complesso. Si tratta, piuttosto, di riorganizzare la struttura delle Soprintendenze per ridefinirne le responsabilità, magari disciplinando meglio il potere discrezionale di dirigenti e funzionari. Ma in ogni caso, anche se quello era un intervento di livello più nobile, la circolare anticorruzione poteva (e può ancora) rappresentare il primo passo di un'autoriforma in grado di risolvere disfunzioni, ritardi ed eventuali abusi in ragione dell'interesse generale: cioè della tutela e valorizzazione dei Beni culturali. Sul piano funzionale, uno dei casi più delicati riguarda la direzione regionale dell'Emilia-Romagna e coinvolge la responsabile dell'ufficio, l'architetta Carla Di Francesco. Contro di lei, l'avvocato Giulio Cristofori ha presentato un esposto per «abuso d'ufficio aggravato» alla magistratura, per conto di due consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Massimo Bugani e Marco Piazza, e della senatrice Michela Montevecchi che a sua volta ha presentato due interrogazioni. La vicenda si riferisce agli appalti di «ingente quantità» che la direttrice regionale ha assegnato alla ditta dell'ingegner Giuliano Mezzadri ( "Inezie", le ha definite lui in un'intervista) per il lavori di pronto intervento, ricostruzione e restauro di alcuni palazzi storici a Ferrara, la città del ministro Franceschini, dopo il terremoto dei 2012. In piena emergenza, Di Francesco aveva avocato a sé tutte le funzioni in materia, con un comportamento che Cristofori considera «anomalo ed equivoco». Tant'è che, il 26 settembre 2013, la direttrice regionale ha pubblicato un decreto con cui, ammettendo un rapporto di convivenza con Mezzadri e richiamandosi al codice di comportamento dei dipendenti pubblici e alla legge anticorruzione, ha delegato la pratica alla sua vice, Paola Grifoni. E recentemente, a riprova dei buoni rapporti con il nuovo ministro, l'architetta è stata chiamata a partecipare alla riunione sugli interventi urgenti per Pompei, in rappresentanza del segretario generale di cui sembra destinata a prendere il posto. C'è poi un altro caso a Bologna che fa discutere e riguarda l'ex Soprintendente Andrea Emiliani, in pensione dal 1998. Per anni, il funzionario ha occupato gratuitamente un'abitazione di proprietà del demanio nell'edificio che ospita la Pinacoteca nazionale, fino a quando i sindacati hanno presentato un'istanza ed Emiliani è stato costretto a liberare l'appartamento, rifiutandosi però di pagare i canoni arretrati. E oggi, in forza della carica nominale di ispettore onorario", continua a utilizzare i locali di un ufficio nello stesso ex convento dove ha sede l'Accademia delle Belle Arti. Al di là di queste vicende personali, sono alcune discutibili scelte della Soprintendenza a turbare gli ambienti culturali della regione. Dal restauro di palazzo Pepoli (Bruttissimo", secondo il presidente del Fai Carandini) • sede della ricca e potente Fondazione Cassa di Risparmio che fa capo all'ex Rettore dell'Università Fabio Alberto Roversi Monaco; alle polemiche e alla mobilitazione popolare contro i chioschi di cemento armato che il Comune di Modena ha progettato in una zona verde del centro storico, prima autorizzati dalla Soprintendenza e poi sequestrati dalla magistratura ( "Uno scempio, ribellatevi!", ha tuonato il fotografo Oliviero Toscani ); alla demolizione dell'antica palazzina voluta nel 1936 da Guglielmo Marconi a Budrio, su cui la Soprintendenza non aveva ritenuto di porre il vincolo, per fare posto a un centro commerciale che poi non è stato più costruito. Ma una regione come questa, già colpita duramente dal terremoto, non merita ora di subire altre ferite.



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