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Finito l’esilio: l'obelisco torna ad Axum
Massimo A. Alberizzi
Corriere della Sera, 19/4/2005

AXUM (Etiopia) — Dopo 68 anni di permanenza a Roma, il primo segmento della stele di Axum tornerà a casa stamattina. Si tratta del pezzo centrale dell'obelisco che, sistemato nella pancia di un Antonov An-124 noleggiato in Ucraina, ha lasciato l'aeroporto di Pratica di Mare ieri sera. Appena arrivato in Etiopia, il prezioso carico sarà «parcheggiato» all'aeroporto, in attesa delle altre due sezioni dell'antico monumento, in arrivo nei prossimi giorni. Sembra veramente stia per finire il tormentone della stele trasportata davanti al ministero delle Colonie durante il fascismo. Nel 1947 gli italiani, con il trattato di pace della Seconda guerra mondiale, si impegnarono a restituirla in 18 mesi. Un tempo dilatatosi a dismisura.
Ad Axum gli uomini della Lattanzi, la società incaricata dal governo italiano di organizzare il ritorno, ieri hanno controllato gli ultimi dettagli tecnici: la temperatura dell'aria (l'atterraggio richiede meno spazio a basse condizioni termiche), le previsioni meteorologiche (ad Axum non c'è radar e si atterra a vista), lo stato delle autobotti che dovranno rifornire il velivolo, il più grande del mondo.
Quando l'ultimo dei tre segmenti sarà tornato in Etiopia, comincerà il viaggio (4 chilometri) verso la spianata degli obelischi. Ma quando sarà eretto?
Non si sa bene. Ci sta lavorando l'Unesco, con i soldi della Cooperazione Italiana: tutta l'operazione costerà dai 7 ai 10 milioni di euro.
Il sito archeologico è considerato uno dei più interessanti della Terra. Il regno di Axum era uno dei più grandi, moderni e ricchi dell'epoca precristiana, assieme a quello romano, persiano, cinese e pochi altri.
Nel sito, tra l'erba incolta, sono conservate 60 steli, tutte molto più basse di quella in arrivo dall'Italia, alta 24 metri. Alcune sono rovesciate in terra e nessuno le ha mai rialzate, altre sono pericolosamente in bilico. Una, la più bella, scolpita con porte e finestre, svetta verso il cielo, pericolosamente inclinata come la Torre di Pisa. Un'altra, che era la più alta e anch'essa lavorata con incisioni e intarsi, è sdraiata al suolo, spaccata in più parti. Anche quella portata in Italia era distesa sul prato rotta in 4 pezzi.
Gli abitanti di Axum sperano che l'obelisco ritrovato attragga visitatori da tutto il mondo, ora un po' pochini: «Ogni giorno arrivano tre, quattro gruppi di turisti, una decina di persone in tutto — spiega Atobrhane Gebrewaad, da 25 anni custode del sito —. Da quando sono qui, nulla è cambiato, anche se decine di archeologi sono venuti a studiare l'immensa necropoli sepolta qua sotto. Dicono ci siano tombe bellissime, cunicoli, camere con pareti intarsiate».
Solo la tomba del mitico re Remhai, cui si deve la costruzione della stele di Roma, è aperta al pubblico, ma la luce fioca diffusa dalla lampadina da 15 watt appesa al soffitto non invoglia di certo a entrarci.
Proprio di fronte al sito c'è la basilica di Santa Maria di Zion, un enorme recinto dove sono sistemate diverse chiese: ma solo in una, la più moderna, possono entrarci tutti. Le altre, quelle che mostrano l'antico splendore di Axum, più attraenti, antiche, dove sono ammassate decine di icone policrome di inestimabile valore, sono vietate alle donne. Proibito a tutti l'ingresso nella cappella dove dicono sia conservata l'Arca dell'Alleanza, costruita da Mosè in persona, su istruzioni precise di Dio, portata ad Axum probabilmente un migliaio d'anni prima di Cristo.
Per diventare una vera attrazione turistica l'obelisco in arrivo dall'Italia richiederebbe investimenti per milioni di euro, a cominciare dagli alberghi, tutti di standard piuttosto basso. Il premier Melles Zenawi, tigrino di Adua, ha comunque promesso interventi strutturali profondi. C'è chi teme però che una volta ripreso il suo posto ad Axum l'obelisco torni ad essere un pezzo archeologico, interessante, certo, ma tutto sommato, anonimo.



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