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Rinasce la Pinacoteca del Castello Arte e storia di Milano in 230 dipinti
Pierluigi Panza
Corriere della Sera, 18 aprile 2005

Rinasce il Castello, in mostra 230 dipinti
Riapre la Pinacoteca dopo 4 anni di restauro. «Da Mantegna a Canaletto, in queste collezioni arte e storia milanesi»
Dopo 4 anni, riapre questa sera (da domani per il pubblico) nei suoi storici spazi completamente riallestiti la Pinacoteca del Castello Sforzesco. Insieme a Brera è la più vasta di Milano. Saranno esposte 230 opere. Può essere definita la Pinacoteca dei milanesi, poiché accoglie alcune antiche e nobili collezioni della città, come quella dei Trivulzio, acquistata con sottoscrizione cittadina nel 1935.
Dal suo ingresso nel restaurato Castello Sforzesco nel 1900, la Pinacoteca è stata arricchita da un continuo flusso di donazioni fino all'acquisto da parte del Comune di opere di Canaletto e Bellotto tra il 1995 e il 1998. Dal 1867 a oggi 93 donatori hanno arricchito le collezioni della Pinacoteca che oggi possiede 1508 dipinti, tra i quali capolavori di Mantegna, An-toneUo da Messina, Foppa, Cesare da Sesto, Procaccini, Cerano, fino a Bellotto e Canaletto.
Riapertura dopo quattro anni Zecchi: risposta a un bisogno di cultura Capolavori in mostra dal Medioevo al 700. «C'è l’anima della città»

La riapertura, questa sera (per il pubblico da domani alle 9), della Pinacoteca del Castello Sforzesco, con 230 opere esposte nel progetto curato da Mauro Natale (allievo di Federico Zeri) con Laura Basso, e con nell'allestimento di Valter Palmier, dovrebbe più di tante mostre e mostrine sugli Impressionisti attirare a Milano gli interessati alla divulgazione culturale. Che, stando ai dati, sarebbero il 13% della popolazione con punte del 18% tra coloro che hanno una età tra i 18 e i 29 anni. La Pinacoteca offre infatti uno spaccato della linea lombarda di pittura dalla fine del Medioevo al Settecento, una «linea» certo inferiore a quelle venete e romano-fiorentina, ma alla quale parte della critica sta ormai riconoscendo un autonomo ruolo nella storia dell'arte.
La Pinacoteca era chiusa da quattro anni, stante i lavori di restauro al Castello intrapresi nel 1999 per tappe successiva, anche se parte era stata allocata in alcune sale per un allestimento temporaneo. Questa è davvero la Pinacoteca dei milanesi, poiché accoglie alcune antiche e nobili collezioni della città, come quella dei Trivulzio, acquistata con sottoscrizione cittadina nel 1935, fino a quelle donate per due secoli da cittadini illustri o acquistate dal Comune. Dal suo ingresso nel Castello appena rifatto da Luca Beltrami sulle rovine sforzesche nell'anno 1900, la Pinacoteca civica è stata arricchita da un continuo flusso di donazioni e acquisti, ultimi Canaletto e Bellotto tra il 1995 e il 1998. Dalla nascita a oggi 93 donatori hanno arricchito le sue collezioni, che ora conservano 1508 dipinti (230 quelli esposti), tra i quali capolavori di Mantegna, Antonello da Messina, Foppa, Cesare da Sesto, Procaccini, Cerano, fino a Bellotto e Canaletto. In occasione della riapertura viene anche pubblicata dalle edizioni Skirà una documentata e aggiornata «Guida della Pinacoteca del Castello Sforzesco», a cura degli stessi Natale e Basso.
«La riapertura è un impegno — afferma l'assessore Stefano Zecchi —, che l'assessorato è riuscito a onorare nel corso di questi anni. Credo che questa sia la collezione più legata allo spirito della città. Le sue collezioni sono frutto dell'attenzione dei cittadini per l'arte. Racconta l'aspetto virtuoso della borghesia milanese e lombarda».
E veniamo al percorso. Qui si rispetta la tradizione cronologica (a contrario del Louvre, ad esempio) ovvero l'idea che il museo debba essere una ricapitolazione della storia di un argomento e di una civiltà o società. Sì parte pertanto dal gotico lombardo con il Polittico di Torchiara, firmato dal cremonese Benedetto Bembo e datato 1462, e con l'arte dei Visconti e degli Sforza. Poi la pittura lombarda dalla metà del Quattrocento fino ai primi decenni del Cinquecento, che ha come protagonista Vincenzo Foppa e il Borgognone, Marco d'Oggiono; il Bramantino, il Bambaja (del quale il Comune ha acquistato anni fa una Madonna in marmo). Si passa poi ad Antonello da Messina con la tavola San Benedetto (1470) miracolosamente integra, a Giovanni Bellini, con una Madonna con il Bambino (1460-1465 ca.) e Andrea Mantegna con la pala Madonna in gloria tra Santi e angeli (1497). Nella sala XXV si pone attenzione a Influssi e legami con la pittura veneta, in particolare con Ritratto di poeta (1467 ca.), attribuito a Giovanni Bellini, e l'inquietante Ritratto di giovinetto (1524-1527 ca.) di Lorenzo Lotto. Sempre riguardo ai Veneti, sono esposti capolavori come il Ritratto di Jacopo Soranzo di Tintoretto e il Molo verso la Riva degli Schiavoni e il Molo verso la Zecca del Canaletto.
Ben rappresentata è la stagione di Carlo e Federico Borromeo, quindi della peste e della pittura religiosa investita dalla riforma liturgica post Concilio di Trento: qui emergono le personalità di Giovan Battista Crespi, Pier Francesco Mazzucchelli e la Procaccino.
La pittura lombarda della prima metà del Settecento vanta, infine, due caposcuola nel genere del ritratto: Fra' Galgario e Giacomo Ceruti. Tra le immagini milanesissime la vivace descrizione del Verziere di Alessandro Magnasco e il Palazzo dei giureconsulti di Bernardo Bellotto.



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