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Veneto. Turismo, il ministro alle Regioni «Troppi sprechi, regìa unica»
Alessio Antonini
Corriere del Veneto 9/3/2014

VENEZIA — Il messaggio è chiaro: il federalismo non ha fatto bene al comparto turistico. Lo dicono le categorie e ieri anche il ministro della Cultura e del Turismo Dario Franceschini che, a fronte di 13 mila enti pubblici che si occupano del settore per conto delle Regioni, ha detto: «Dobbiamo accentrare e coordinare di più».

VENEZIA — Che il governo volesse mettere mano al Titolo V della Costituzione - quello che tutti chiamano federalismo - si sapeva già da un pò.
A tredici anni dal trasferimento delle competenze alle Regioni, complice la delega della sanità, la spesa pubblica dei territori è ingrassata parecchio, raggiungendo (in alcune aree decisamente più che in altre) gravi livelli di obesità. E non solo. A sentire gli operatori (privati) del turismo, il trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni avrebbe pure danneggiato uno dei comparti economicamente più importanti del Paese. Dal 2001 a oggi, le giunte e i parlamentini locali avrebbero letteralmente buttato via milioni e milioni di euro per promuovere inutili sagre paesane in concorrenza tra loro, per produrre opuscoli cartacei con distribuzione limitata (nell'epoca di Internet) e per investire poco o niente nelle infrastrutture che ai turisti servono come il pane. «Non me ne vogliano le Regioni, ma una modifica del Titolo V è necessaria - interviene il vicepresidente di Confturismo nazionale, oltre che presidente veneto, Marco Michielli - Nessuno vuole togliere competenze specifiche ai bravi assessori al turismo ma un brand come il made in Italy non può restare senza un coordinamento nazionale. Oltre confine, per fare un esempio, nessuno conosce il marchio Veneto. Così rischiamo di perdere tante opportunità».
E allora? Allora, visto che ultimamente pare che il federalismo faccia male, il nuovo ministro del Turismo e della Cultura Dario Franceschini ieri mattina si è beccato un bell'applauso con il suo intervento alla convention veneziana di Federcongressi. «Non è più possibile immaginare che le singole Regioni vadano all'estero per fare promozione del territorio - spiega -. Questo è uno spreco di risorse e non è utile a nessuno». E non si può aspettare nemmeno che il governo modifichi la Costituzione. Bisogna accelerare il passo e accentrare le scelte strategiche a Roma. «Dobbiamo anticipare il percorso - continua Franceschini -. Bisogna accentrare al ministero e approfondire e rivalutare il ruolo dell'Enit con la consapevolezza che il turismo è una battaglia nazionale». Franceschini parla anche di «collaborazione con le regioni», ma spesso, in politica, la collaborazione è obtorto collo e dipende dai numeri del sostegno parlamentare. Le Regioni dunque avranno poca voce in capitolo, anche perché la frammentazione delle competenze (leggi risorse) ha creato confusione nell'analisi dei dati. E visto che per gli investimenti mirati servono numeri certi, il problema è di quelli grossi. «Il Paese è limitato da criticità di ordine strategico e organizzativo ed è perfino complesso trovare dati chiari da analizzare - sottolinea il presidente dell'Ocse Turismo Armando Peres - Finora i risultati ottenuti dal sistema sono merito del patrimonio storico, artistico e paesaggistico dell'Italia, ma questo non è più sufficiente per affrontare le sfide del presente e del futuro».
La congressistica - che gli addetti ai lavori chiamano meeting industry -, per esempio, è un settore in crescita esponenziale in tutti i paesi europei, mentre in Italia stenta a decollare. Nel mondo questo settore pesa all'incirca il 25% del prodotto totale, mentre in Italia arriva a setento al 20%, con conseguente impatto negativo sui fatturati. «Ne siamo consapevoli - ribatte il ministro - La congressistica è un comparto fondamentale che può dare un grande contributo al settore e alla ricchezza del Paese. In un mondo globalizzato dove le differenze sono appiattite dobbiamo puntare sulle specificità dell'Italia. La cultura e il turismo, che io ho sempre voluto andassero insieme, sono l'investimento competitivo del futuro». Franceschini ha inoltre ribadito che è necessario superare «il tabù della collaborazione pubblico-privato». Se da una parte il governo sembrerebbe intenzionato a togliere competenze alle Regioni, dall'altra lascia intendere di voler dare molto più spazio ai privati partendo proprio dal settore della congressistica «che è una miniera».
Gli operatori privati del turismo comunque non sembrano intenzionati ad aspettare e ieri hanno presentato il loro ufficio turistico centrale con il nome di Convention bureau. «Siamo sempre stati tutti d'accordo sull'utilità di un convention bureau - puntualizza il presidente di Confindustria Turismo Renzo Iorio - ma balza agli occhi come siano i privati a metterlo in piedi in un Paese che ha 13 mila enti pubblici che si occupano di turismo. Dobbiamo prendere atto che questo sistema non funziona e dobbiamo lasciare perdere i localismi: la macchina pubblica costa un miliardo di euro all'anno e la destinazione Italia sta crescendo molto meno del possibile».
L'ondata accentatrice degli operatori e del ministro Franceschini ieri pomeriggio ha raggiunto anche le orecchie del governatore Luca Zaia che già in questi giorni aveva parlato di un nuovo corso statalista e centralista. E visto che il Veneto con 60 milioni di presenze è la prima regione turistica di Italia. «Gli sprechi vanno cercati dove ci sono. Non qui», dice il governatore.



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