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Salerno. Crescent, il ministero: l'autorizzazione è nulla
Corriere del Mezzogiorno 7/3/2014

«Parere ok solo dalla Soprintendenza»

SALERNO — Ministero contro Comune di Salerno. Il caso Crescent diventa ancora più difficile da sciogliere perché il Mibac ha chiesto l'annullamento della nuova autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla commissione locale paesaggio del Comune di Salerno il 14 febbraio scorso e inviata, lo stesso giorno, alla Soprintendenza. Ciò significa che il prossimo 11 marzo, quando al Consiglio di Stato si terrà l'udienza di chiarimenti su come eseguire la sentenza, chiesta dalla società costruttrice, l'Avvocatura del ministero sarà presente in aula. E sarà anche protagonista. Quello del Ministero, a sorpresa, non è solo una costituzione civile per partecipare ad un procedimento amministrativo, ma è un ricorso vero e proprio. In cui c'è scritto chiaramente che la "strategia" adottata dal Comune di Salerno per riavviare l'iter del rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, già annullata da Palazzo Spada il 23 dicembre scorso, è sbagliata. È contro la legge attuale, perché si rifà ad una normativa passata - quella del 2008 - abrogata da una norma successiva. In realtà, il Mibac non fa altro che ribadire ai giudici ciò che ha già spiegato nella nota inviata al Consiglio di Stato: deve essere la Soprintendenza ad esprimere un parere preventivo obbligatorio sulla conformità paesaggistica e non il Comune di Salerno, come invece è stato fatto dalla commissione locale paesaggio. Se questa è una questione di legge - da applicare o no e soprattutto quale applicare - quella che solleva ancora il Mibac è quasi una sorta di giudizio nel merito. Dicono i legali del ministero: se anche il Consiglio di Stato dovesse decidere di applicare la legge del 2008, la relazione della commissione locale paesaggio sarebbe comunque carente di spiegazioni sufficienti ad accertare la compatibilità dell'opera con i vincoli paesaggistici che insistono sull'area. Il Comune, cioè, non avrebbe le dimensioni dell'edificio, il paesaggio "nell'ambito del quale esso è collocato" e il rapporto tra l'edificio e il contesto. «Il Comune si è limitato ad una semplice descrizione - scrive il Mibac - si limita a descrivere i componenti dell'edificio, il contesto in cui è collocato, il rapporto tra edificio e contesto (in termini di indicazione del solo impatto visivo), ma non dà conto di aver effettuato il giudizio di compatibilità del manufatto con i valori tutelati dal vincolo paesaggistico, che deve essere alla base dell'autorizzazione paesaggistica». E poi, sottolinea l'Avvocatura ministeriale, non sarebbero stati "minimamente" spiegati i motivi del vincolo e ciò renderebbe impossibile il paragone con le caratteristiche dell'edificio di Bofill. Prima fra tutte l' "enormità delle dimensioni".
Ma sulla relazione relativa all'autorizzazione paesaggistica s'abbatte anche il commento del comitato No Crescent e di Italia Nostra: «Ci aspettavamo di trovare i rendering - incalza Francesco De Cesare del No Crescent - invece abbiamo visto gli schizzi di un bambino, anche pieni di errori». Il disegno della piazza non coinciderebbe con le proporzioni reali, la villa comunale - denunciano i comitati - sembra che lambisca i Giardini della Minerva e mancherebbero le tavole dei lotti numero uno e sei. «Trascuratezza - si chiedono - o volontà di salvare il salvabile? I professionisti che hanno redatto queste tavole dovrebbero dimettersi e Bofill, se firma una cosa del genere, avrebbe proprio una caduta di stile. Questi sei schizzi sono una presa in giro». «La campagna per l'abbattimento del Crescent non si fermerà, noi non siamo per il cemento», conclude categorica Raffaella De Leo di Italia Nostra.



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