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Augusta: minacce sulle Saline del Mulinello
di Natalia Tringali ed Enzo Parisi
06 Marzo 2014


L' inutile espansione di un porto distruggere un prezioso bene naturale, in barba ai vincoli di protezione, Grifone (Siracusa), XXIII, 1 29 febbraio 2014


«Sei mai stato ad Augusta, tu, Corbera?... E in quel golfettino interno, più in su di punta Izzo, dietro la collina che sovrasta le saline?… È il più bel posto della Sicilia… la costa è selvaggia, ...completamente deserta, non si vede neppure una casa; il mare è del colore dei pavoni; e proprio di fronte, al di là di queste onde cangianti, sale l’Etna; da nessun altro posto è bello come da lì, calmo, possente, davvero divino» (Giuseppe Tomasi di Lampedusa, I Racconti)



Vietato rilassarsi, i cementificatori sono sempre in agguato: ritornano a galla progetti vecchi, dannosi, pensati solo per mungere risorse pubbliche e mantenere mastodontici apparati politico-burocratici, progetti – alcuni dei quali parzialmente attuati – che speravamo ormai di esserci lasciati alle spalle assieme all’eredità dei non pochi guasti che hanno già causato. La stagione della devastazione dell’ambiente pare non finire mai e trova sempre novelli avvocati che perorano la causa del cemento inutile e manager pubblici di nomina politica che, con i soldi della collettività, sono pronti a fare i coraggiosi imprenditori, in nome del progresso e dello sviluppo.

È di nuovo la martoriata area di Augusta – il cui gravissimo stato di compromissione ambientale era ormai acclarato agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso ma trovava ufficiale riconoscimento solo nel 1990 con la dichiarazione di Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale – quella nella quale, riesumando il Piano Regolatore Portuale concepito nel 1963 e finora non aggiornato né sottoposto a VAS, si vorrebbero realizzare nuovi piazzali per ulteriori 330.000 mq e nuove e più lunghe banchine containers per ormeggiare quelle meganavi che non si sono finora viste e che, a detta degli esperti, sono ormai fantasmi anche nei porti commerciali più grandi e affermati del mondo.

L’area oggetto dell’intervento secondo il proponente, l’Autorità Portuale di Augusta, sarebbe un “relitto inutilizzabile e priva di connotati naturali né antropici” o ancora in passaggi successivi “…terreni incolti e in stato di abbandono…, caratterizzato da una depressione colma di acqua stagnante che non trova sbocco sul mare”. In realtà si tratta di un'area umida salmastra che ricade nell' “Oasi di protezione e rifugio della fauna selvatica” in agro di Augusta e Melilli (D.A 17 giugno 1999, G.U.R.S. 10 set.1999, n. 43). Questo decreto è stato poi sospeso, non annullato, con D.A. 29 dicembre 1999 che ha eseguito un'ordinanza del T.A.R. Sicilia, sezione di Catania (G.U.R.S. Parte I – n.3 del 2000).

La salina, che si estende per circa 12 ettari (art. 1 D.A. 17 giugno cit.), si colloca tra un'area industriale-commerciale e un’area storico-archeologica che comprende l'hangar per dirigibili di Augusta e la zona archeologica di “Cozzo del Monaco”, e si caratterizza per la presenza di habitat d'interesse comunitario e di un habitat prioritario (habitat 1150 Lagune salmastre, Dir. 92/43/CEE); di specie vegetali di interesse conservazionistico di cui una, l'Althenia filiformis, inserita nella lista rossa nazionale, e di numerose specie ornitiche che rientrano nell'allegato I della direttiva Uccelli 2009/147/CE (ex 79/409/CEE) come l’Airone rosso Ardea purpurea; il Mignattaio Plegadis falcinellus; la Spatola Platalea leucorodia; il Falco pescatore Pandion haliaetus; il Gabbiano roseo Larus genei; il Gabbiano corso Larus audouinii; il Fraticello Sterna albifrons; il Fratino Charadrius alexandrinus e altre ancora.

Si tratta quindi di un sito le cui valenze naturalistiche sono da ritenersi pari a quelle del pSIC/ZPS “Saline di Augusta” (ITA090014), sebbene per ragioni inspiegate non ne faccia parte. Allo stesso tempo l'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, riporta nel proprio elenco delle zone umide italiane per il censimento invernale degli uccelli acquatici le Saline di Punta Cugno, altra denominazione delle S. del Mulinello (codice sito SR0304).

Il Formulario Standard Natura 2000 relativo alle Saline di Augusta, sin dalla sua prima stesura nel 1995 a cura dell'Università di Catania, ha proposto a SIC l'intero sistema delle Saline megaresi – le cosiddette S. Regina, S. Migneco-Lavaggi e S. del Mulinello – nessuna esclusa. Tuttavia la perimetrazione del pSIC, ed anche della ZPS, in fase di approvazione ha incluso solo le prime due saline ed escluso le terze, al primo passaggio e così pure a tutti i successivi passaggi, lasciando il sito, sotto questo profilo, privo della meritata tutela. Ed è in assenza di tale vincolo sull'area che il progetto riesce comunque a procedere.

L'ampliamento viene così descritto dal proponente nello Studio Preliminare Ambientale: “L’opera in esame non costituisce una modifica sostanziale al progetto del nuovo terminal container/molo container approvato con decreto di compatibilità ambientale del 2007, anzi ne è parte integrante e necessaria, sia ai fini della completa funzionalità dello scalo sia ai fini della regimazione idraulica delle acque dell’area retrostante”. Esso viene quindi giustificato come il già previsto e programmato sviluppo ed ampliamento della cosiddetta banchina containers per la quale fu rilasciato parere VIA positivo con decreto DSA-DEC-2007-0000224 del 27 mar. 2007 e, infatti, al SIA presentato nel 2004 fa più volte riferimento il proponente richiamando, per quello attualmente all’esame, gli studi ed i monitoraggi allora effettuati e sottoposti. La procedura VIA non può però essere frazionata e tutte le opere dell’intero progetto devono essere valutate nel loro insieme e contemporaneamente. Si può citare la nota sentenza della Corte di Giustizia Europea del 21 settembre1999 (Causa 392/96 Commissione delle Comunità europee contro Irlanda) con la quale viene stabilito che il frazionamento costituisce un rischio di elusione della VIA ed induce ad un errato giudizio di compatibilità che, invece, per essere corretto, deve formarsi ed esprimersi sull’intero progetto. Pertanto, pena la violazione dei più elementari principi, il progetto va rigettato ed il proponente richiesto di ripresentare una richiesta di VIA che comprenda sia la banchina containers che i piazzali.

Il citato parere VIA positivo per la banchina containers fu rilasciato in data 27/03/2007, ormai quasi sette anni fa, e l’opera – ad oggi – non è stata neppure iniziata. È infatti solo di recente, febbraio 2014, che i lavori sono stati affidati alla ditta vincitrice. Pertanto, essendo trascorsi oltre 5 anni, si ricorda la “Tempistica per la realizzazione del progetto: i progetti approvati devono essere realizzati entro cinque anni dalla pubblicazione del provvedimento ovvero entro un periodo più lungo, qualora espressamente previsto nel provvedimento di VIA. Se non interviene una formale richiesta di proroga da parte del proponente prima della scadenza prevista per legge e l'accettazione da parte del Ministero dell'Ambiente, trascorso il period o di cinque anni la procedura di VIA deve essere reiterata” (fonte Mattm)

Al momento è concreto il pericolo di una trasformazione irreversibile di quest'area – benché essa sia inserita nel Piano di Gestione delle Saline della Sicilia Orientale – con conseguente perdita di preziosi habitat naturali e perturbazione di specie. E ciò a dispetto di una ricca normativa di tutela ambientale sottoscritta dallo Stato italiano: la Convezione di Ramsar (1971), la Convenzione di Bonn e la Convenzione di Berna (1979), la Direttiva Uccelli 2009/147/CE (ex 79/409/CEE), la Direttiva Habitat 92/43/CE e la legge n.66 del 6 febbraio 2006 (Adesione della Repubblica Italiana all'Accordo sulla Conservazione degli Uccelli acquatici migratori dell'Africa-Eurasia, AEWA, G.U. 4 marzo 2006), e non ultimi i basilari principi di precauzione e prevenzione.

Si cancellerebbe una significativa porzione delle antiche Saline del Mulinello, le uniche che riuscirono a continuare la produzione del sale fino ai primissimi anni Ottanta ed in cui ancora oggi sono presenti le vestigia di alcune “casi ‘i salina” e gli ultimi preziosissimi resti di mulini a vento in legno, irripetibili testimonianze di un processo produttivo che nel passato ha caratterizzato fortemente l’economia di Augusta, per far posto ad una superficie pavimentata.

È amaro constatare come, agendo in tal modo, non ci si preoccupi affatto di precludere ogni auspicabile futuro di tutela e valorizzazione naturalistica del territorio; non sono infatti contemplate opzioni alternative al progetto concepito, e ci si basa su un’idea di porto commerciale risalente a 50 anni fa, rimaneggiata più volte, che si sta oggi dimostrando palesemente sbagliata e priva dei fondamentali requisiti di sostenibilità economica ed ambientale. Il Piano Regolatore Portuale (PRP) – quella parte in variante che contiene il progetto di porto commerciale – risale al 1982, approvato nel 1986 e reso esecutivo nel 1987, mai aggiornato nonostante la legge che istituiva le Autorità Portuali lo prescrivesse e mai sottoposto a Valutazione d’Impatto Ambientale. Solo di recente, luglio 2013, si palesa il bando di gara per la redazione della Valutazione Ambientale Strategica a corredo di un nuovo faraonico PRP che prevede la realizzazione di un’altra banchina containers lunga più di tre chilometri!

Inoltre l’opera è chiaramente incoerente con le necessità passate, presenti e future del traffico mercantile. La banchina e l’ampliamento vengono giustificati con il “trend” di crescita del traffico containers che dovrebbe portare a regime la loro movimentazione nel porto commerciale di Augusta a 500.000 teu (twenty equivalent unit – containers da 20 piedi). Questa stima, già fatta nel 2004 e che avrebbe dovuto essere raggiunta nel 2013 (Studio Preliminare Ambientale, p. 48), si è dimostrata del tutto inattendibile. Anche le stime, risalenti al 2006 e che prevedevano un incremento giornaliero di approdi per 2-3 navi (ivi, p. 54) si sono rivelate fallaci.

Alla luce di tutto ciò, le Associazioni del territorio hanno espresso la loro contrarietà al progetto e presentato una serie di osservazioni a tutti gli enti competenti, dal Comune alla Regione al Ministero dell'Ambiente: le principali ragioni dell'opposizione sono costituite dalla violazione delle norme comunitarie e nazionali di tutela degli ambienti naturali, dall'inosservanza delle prescritte procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, dalla mancanza del Piano Regolatore Portuale aggiornato, dalla sottovalutazione dei rischi e degli impatti delle opere sui beni naturali e monumentali, dallo stravolgimento paesaggistico e – non ultimo – dalla ormai comprovata inattendibilità delle stime dei bisogni trasportistici e di traffico marittimo per i prossimi decenni. In conclusione, hanno chiesto al Ministero dell’Ambiente di rigettare il progetto e di dichiarare nullo il provvedimento VIA rilasciato nel 2007 per la banchina.

Il parere della Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA-VAS rilasciato il 27 set. 2013, inopinatamente esclude l'opera dalla procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale e non tiene nel dovuto conto tutte le osservazioni negative e contrarie al progetto. Sebbene non se ne siano potuto ignorare alcune – tanto da non poter evitare di porre numerose prescrizioni e di dover rimandare ad altri Enti il compito di ulteriori verifiche – la decisione della Commissione non difende adeguatamente un sito che per il suo valore naturalistico, storico e culturale merita di essere tutelato.

Il Ministro per l’Ambiente dovrebbe ormai prendere atto che la Commissione VIA abbisogna di un profondo rinnovamento.

Da qualche mese si è aperta la corsa a chi dovrà ricoprire (o tornare a ricoprire) la carica di presidente dell’Autorità Portuale di Augusta scaduta nell’ottobre 2013. Anche il Ministro dei Trasporti ha l’occasione di rinnovare persone, prassi e obiettivi. Lo faranno?
.

http://www.eddyburg.it/2014/03/augusta-minacce-sulle-salkine-del.html


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