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Tra i niet dei Verdi e le sentenze dei Tar Kyoto rischia di rimanere un miraggio
Il Riformista, 14/04/2005

Doveva arrivare un vento dalla lontana Kyoto per far ripartire le speranze dell'energia eolica in Italia. Difficile che basti, almeno fin quando rimarr solo nelle aule di tribunali amministrativi che hanno sbloccato due impianti in Molise e Sicilia. Il passo avanti frutto di due sentenze, una del Consiglio di Stato e l'altra del Tar siciliano, arrivate in stretta successione. Doppie le conseguenze positive: inversione di tendenza nella giurisprudenza e l'occasione di riportare alla luce i mille paradossi di un settore che produce energia pulita, ma che viene osteggiato dagli ecologisti (almeno una parte); verso il quale governi regionali e quello nazionale riescono contemporaneamente a sovvenzionare e a incoraggiare i parchi eolici e a bloccare indiscriminatamente i cantieri. La sentenza del Consiglio di Stato si riferisce proprio a un impianto che Enel GreenPower costruir a Piana dell'Agnello, nei pressi di Macchiagodena (Isernia), bloccato dal 2002 per un ricorso della Soprintendenza ai Beni Culturali, nonostante il via libera di regione e comuni. I giudici amministrativi hanno argomentato che il progetto risponde a finalit di interesse pubblico, vale a dire la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Stessa necessit di contemperare due interessi pubblici (la tutela del paesaggio sancita dall'articolo 9 della Costituzione e quelli ambientali) arrivata dal Tar della Sicilia per un caso simile.
Pu sembrare paradossale, ma l'assenza di emissioni anidride carbonica e di polveri sottili, l'uso di una fonte rinnovabile, e l'affrancamento dai combustibili fossili non sembra aiutare la popolarit di questo tipo di strutture. Il vento, in attesa del sole, la carta decisiva per permetterci di ridurre le emissioni e l'inquinamento aumentando dal 6% al 12% la quota del fabbisogno energetico soddisfatta da fonti rinnovabili entro il 2010, come previsto dal Libro Bianco nazionale dover previsto l'obiettivo di una potenza installata di 2.500-3.000 MW, entro il 2010-2012 (il doppio dell'attuale). Tra le rinnovabili, l'eolico la fonte che ha ricadute pi immediate e concrete sulla produzione visto che il classico idroelettrico ha poche possibilit di sviluppo ulteriore mentre il fotovoltaico (l'energia solare) su larga scala fatica a superare la fase sperimentale. Eppure installare un parco eolico comporta quasi le stesse difficolt di una centrale tradizionale a gas. Con un'ulteriore aggravante, che mentre una centrale la si pu installare "virtualmente" ovunque convenga, una turbina utile solo dove c' vento in maniera costante (si stima un minimo di 2000 ore l'anno), e quindi in Italia significa, solo il centro, il sud e le isole con punti particolarmente favorevoli al confine tra Molise, Puglia e Campania e poi Sicilia e Sardegna. Individuata la zona inizia un percorso surreale punteggiato da 99 autorizzazioni di tutti tipi, la necessit di trovare una smagliatura tra le rete di vincoli nazionali e quelli regionali (le singole giunte avrebbero dovuto mettere a punto dei "piani energetici", non tutte lo hanno fatto e molte lo bloccano a ogni cambio di maggioranza). Poi c' il rapporto con i Comuni, spesso influenzato dalla presenza di associazioni ambientaliste, a loro volta divise sulla bont dell'eolico. C' chi come Lega Ambiente sottolinea gli effetti positivi sull'inquinamento e chi come il Comitato nazionale per il Paesaggio, rappresentato dall'ex portavoce dei Verdi Carlo Ripa di Meana, lo osteggia quasi ovunque. Con tanto di accuse e distinguo tra chi fa "ambientalismo sentimentale" e chi lo fa "scientifico". Ma a mettere tutti d'accordo spesso ci pensano le sovrintendenze dei Beni culturali, organo dell'amministrazione centrale - tra i pi attivi a bloccare nuovi impianti. Risultato: gli investitori privati di ogni certezza, tempi che si allungano all'infinito e un'industria, che pure mostra una sua vivacit, che non riesce a decollare. Quasi tutte le aziende elettriche "tradizionali" hanno delle societ specializzate (Enel spender 1,1 mld nelle rinnovabili per i prossimi tre anni, 400 milioni andranno "al vento"), ma la leader del settore avellinese Ivpc (520 MW in 34 parchi eolici). Esistono anche societ che si occupano delle infrastrutture, spesso filiazioni di multinazionali europee come la Gamesa Italia (la capogruppo spagnola quotata a Madrid) o la danese Vestas che dal '98 ha aperto un impianto a Taranto sotto il nome di Iwt. Tra l'altro proprio l'andamento a singhiozzo delle commesse derivante dai blocchi dei progetti ha costretto pi volte questa societ a ricorrere alla cassa integrazione per tutti i 200 operai.
Da dove nascono le difficolt? Ogni impianto sottoposto per legge alla Valutazione d'impatto ambientale (Via) che di solito positiva soprattutto per la limitatezza dell'intervento sul territorio (sostanzialmente il palo da fissare al suolo e impianto di collegamento sotterraneo alla rete elettrica) e alla sua reversibilit: dopo 15 anni durata della concessione si pu smontare il tutto praticamente senza lasciare tracce e gli operatori sottoscrivono apposite fideiussioni per questo tipo di lavoro. Ora che l'innovazione tecnologica ha risolto il problema del rumore rimane la necessit di non cedere a scempi paesaggistici. A decidere gli standard su questo fronte sar la battaglia in corso in Sardegna, dove la giunta Soru con una legge impugnata dal governo alla Corte Costituzionale, ha bloccato tutte le concessioni regolarmente assegnate.



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