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IL RESTAURO - Villa Gregoriana : La bella addormentata nel bosco
Francesca Pini
Corriere della Sera Magazine 14-APR-2005


Come trasformare l'Orrido in simbolo di bellezza, una minaccia costante in un'attrazione paesaggistica: ecco il segreto di Villa Gregoriana, a Tivoli, villa intesa non come edificio in muratura, ma architettura naturalistica. Nel giugno 1787, quando il poeta Goethe era di passaggio a Tvoli, parte del corso dell'Aniene non era stato ancora deviato per scongiurare le piene che, nei secoli, avevano sommerso case e persone in quelle terre pontifcie. La fama europea del luogo era perversamente legata proprio a quelle acque esuberanti e infauste, che si snodavano tra rocce e vegetazione costituendo una vera e propria scenografia paesaggistica, prototipo romantico della bellezza italiana che i letterati del Grand Tour, e soprattutto Goethe, andavano cercando nel nostro Paese. Roma 16 giugno 1787. Miei cari, lasciatemi dire due parole. Mi sento molto bene, ritrovo sempre pi me stesso e imparo a distinguere ci che adatto a me e ci che mi estraneo. Sono diligente, assorbo tutto e mi accresco interiormente. In questi giorni sono stato a Tivoli e l ho visto uno dei primi giochi della Natura. Con le rovine e con l'intero complesso della vegetazione, le cascate appartengono a quelle cose la cui conoscenza ci arricchisce nel profondo.
A quella vista, scrittori, poeti e pittori (come Jacob-Philippe Hackert che intomo al 1770 pi volte dipinse vedute di Tivoli) si sentivano ispirati, ma la gente del posto doveva invece pensare, concretamente, a salvare la pelle. A parte Plinio, che nel 150 d.C. menziona un'inondazione, la storia locale registra altre date funeste: 20 febbraio 1305, piena che si ripete poi anche nel XV secolo sotto il pontificato di Innocenzo VDI e ancora nel 1589, nel XVUI secolo e nel 1826. Varie le soluzioni proposte: dagli argini al convogliamento delle acque nel sottosuolo per alimentare la rete idraulica della favolosa Villa d'Este, ai Bagni di Tivoli, muragliene di chiusa a monte della cascata, fino a giungere nel 1832, per volere di Gregorio XVI, alla soluzione attuale: realizzare [arditamente) dei trafori nel monte Catillo per deviare parte delle acque dell'Aniene dall'altra costa del paese. Coinvolgendo maestranze da tutta Italia: Operai liguri, lombardi, venet, abruzzesi, tirolesi, diedero all'ardua impresa il loro braccio possente e nel primo sterro risorsero in gran copia cippi ed enne e muri reticolari e ruderi di acquedotti e tronconi di ponti: le vestigia romane ricomparvero come ad attestare che l'opera era invero degna della loro et e cosparsero quei luoghi di classiche memorie. Frattanto si eseguivano altri insigni lavori: numerose strade s'inerpicavano sulle balse delle grotte di Nettuno e della Sirena, strisciavano sulle mura vopischiane, risalivano al Tempio di Vesta creando la paurosa Villa Gregoriana, cos le cronache.
Le maestranze sono state anche oggi le grandi protagoniste di questo cantiere. Un immane lavoro di ripulitura durato un anno che il Fondo ambiente italiano ha intrapreso per recuperare (su segnalazione di Italia Nostra) quest'angolo dimenticato del nostro Paese, di propriet del Demanio (e che il Fai ha ottenuto in concessione per dodici anni). Una bella villa addormentata nel bosco sepolta da tonnellate di rovi e fogliame che si reso necessario asportare a forza di braccia e carriola, con potatori e rocciatori, non essendo stato possibile costruire una teleferica come i tecnici avrebbero voluto. E dove al suggestivo mormorio delle acque che Goethe ascoltava rapito si sovrapponeva da almeno sessant'anni il puzzo dei miasmi. Sommozzatori con la maschera a gas hanno lavorato per riportare all'antico fascino le pozze d'acqua meglio conosciute popolarmente e poeticamente come gli occhi della Madonna, nell'incavo delle bianche rocce si specchiava infatti il cielo, cosa diventata col tempo impossibile: i liquami sedimentati dalle fogne avevano tinto di nero il fondo roccioso cos da riflettere pi le pupille di Belzeb che quelle di Maria. Lavatrici, carrozzine, vecchie biciclette sono state trovate nel bacino della cascata a dimostrazione del perpetuarsi di gesti di incivilt che riducono la Natura a discarica.
La bonifica igienica, del resto, era il passo fondamentale per poi passare al ripristino botanico, dice Marco Magnifico, amministratore delegato culturale del Fai. Purtroppo non abbiamo trovato nessuna schedatura botanica, perci ci rifaremo sia a vedute d'epoca che alle indicazioni del cardinal Rivaroia (primo ministro retrivo ma di buon gusto, di Gregorio XVI) il quale parla di un cipresso a ogni tourniquet, di salici piangenti, di siepi di bosso. I due milioni e 300 mila euro stanziati per il recupero (coperti per l'80% da Unicredit) sono bastati solo alla ripulitura. Che ha coinvolto naturalmente anche la Regione Lazio (per la costruzione del secondo depuratore sull'Amene), la Provincia di Roma, il Comune di Tivoli, l'Enel. Per la parte estetica di rivegetazione, ricorreremo al fondo misto Arcus creato dal ministero per i Beni culturali e quello per le Infrastrutture. Se il paradiso botanico pu attendere (lo si vedr tra un anno circa), con la visita del presidente Ciampi (l'il maggia) la Villa verr riaperta al pubblico dopo dieci anni. E chiunque potr dire con il re del Portogallo nel 1835, la regina di Spagna nel 1841 e il principe del Galles nel 1859: anch'io l'ho vista.
Francesca Pini



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