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Matteoli occupa e paralizza i parchi italiani
Valerio Calzolaio
“Avvenimenti”, 25-31 marzo 2005


Nel primo governo Berlusconi il ministro contro l’ambiente Altero Matteoli ce l’aveva esplicitamente con i parchi. Disse che spesso non servivano, che erano stati istituiti senza coinvolgere le comunità locali, che comunque bisognava consentire di cacciare al loro interno, insomma era contro. Non fece in tempo a fare molti danni. Nel secondo governo Berlusconi, come è noto, il ministro contro l’ambiente Matteoli ha cambiato strategia e ha avuto il tempo di metterla in pratica. I parchi erano ormai un dato di fatto, una realtà istituzionale italiana, doveva farci i conti. Così ha deciso di paralizzarli, pensandoli solo come incarichi formali da spartire con stile feudale.
Qualche dato. In Italia esistono 23 parchi nazionali; i 21 costituiti interessano 462 comuni e 18 regioni, occupano complessivamente poche persone (nel 2003 490 unità). Per i 21 enti parco nazionali costituiti il contributo ordinario complessivo è via via diminuito da 43 milioni di euro del 2002 a 41 del 2003 a 38 del 2004, con un taglio di oltre 4 milioni di euro (quasi il 10 per cento in meno) in due anni. La situazione della gestione provocata dall’attuale ministro, in evidente contrasto con la legge, è la seguente: 2 non sono stati ancora attivati, 6 non hanno consiglio direttivo, solo 3 hanno un direttore regolarmente incaricato. 10 dei 1 parchi nazionali sono stati commissariati tra il 2001 e il 2004. Sei enti parco sono ancora commissariati: Arcipelago Toscano, Appennino Tosco-Emiliano, Circeo, Foreste Casentinesi, Monti Sibillini, Aspromonte. In 4 casi il commissario è il dottor Casentino, direttore del Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell’Ambiente; in un altro caso il commissario è il dottor Barbetti, ovvero il presidente decaduto in seguito a sentenza della Corte Costituzionale. I decreti di nomina dei commissari straordinari non hanno nessuna giustificazione legale, nessuna motivazione di emergenza o di urgenza; i bilanci degli enti commissariati sono formalmente in ordine; le procedure ordinarie previste dalla legge rispettate; la motivazione addotta è la mancata intesa con le regioni interessate e in tre casi si tratta della Toscana, regione nella quale il ministro si è presentato candidato presidente nel 2000, perdente, risultando evidente una volontà autoritaria, centralistica, ritorsiva.
Il commissario nominato dal ministro negli enti parco nazionali è pagato con fondi del parco, non svolge le funzioni previste dalla legge per il presidente, non è presente nella sede o nei comuni del parco, li “visita” molto raramente (ad esempio una volta in 10 mesi), non incontra sindaci e comunità, non favorisce il pieno inserimento del parco nelle attività di pianificazione e gestione del territorio, provoca la paralisi e lo snaturamento dei parchi nazionali, emersi negli anni novanta come occasione e sperimentazione di sviluppo sostenibile.
Poi ci sono i presidenti nominati dal ministro e, tralasciando i pochi esponenti di Forza Italia, scusandomi per qualche imprecisione, vengono segnalati il segretario della federazione di An di Nuoro per l’Arcipelago della Maddalena, il noto ex sindaco di An per l’Arcipelago Toscano, un ex parlamentare di An per il Pollino, il capolista di An alle elezioni regionali 2005 per la Maiella, un esponente di An per il Vesuvio, un ex consigliere provinciale di An per le Dolomiti Bellunesi, il capogruppo di An a Verbania per la Val Grande, un esponente di An per il Gargano, un ex sindaco di An per il Circeo. Immagino che qualcuno di loro possa anche impegnarsi a fare bene il presidente, uno o due magari ci riescono pure, non discuto l’atteggiamento personale. Resta lo scandalo politico, l’assenza di titoli, competenze, esperienze, l’occupazione del potere, la paralisi del sistema nazionale delle aree protette.



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