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Meli: ora al Teatro servono alleanze
Cristina Jucker
Il Sole 24Ore, 12/4/2005

MILANO - «La Scala ha bisogno di trovare una strada da percorrere, ma sull'andamento del Teatro non è mai stata fatta un'analisi scientifica». Il sovrintendente Mauro Meli, che una settimana fa si è dichiarato disponibile a mettere a disposizione del cda il proprio mandato, non nasconde i timori per la prima istituzione lirica italiana. «Gli interessi del teatro sono superiori ai miei — dice Meli —. Non sono preoccupato per me ma per il teatro». E per il rischio che una sorta di anarchia interna possa dilagare.
Maestro Meli, lei ha presentato al cda un progetto di sviluppo della Scala. Quali sono i punti principali?
Il problema più urgente da risolvere è trovare un grande direttore artistico. Al cda ho presentato le linee guida che riguardano non solo il progetto artistico ma anche la gestione: penso che sia indispensabile lavorare anche su organizzazione, rapporti internazionali, nuovo pubblico. Accademia, Ansaldo, Arcimboldi e nuove risorse.
Quali le indicazioni per l'estero?
La Scala è l'unica grande istituzione musicale a non aver sviluppato negli anni durature alleanze internazionali. Penso ad alleanze strategiche, non solo coproduzioni, con New York, Londra, Vienna, Parigi, Madrid.
E per ampliare il pubblico?
Ci vuole un progetto organico di sviluppo anche sul territorio. La Scala deve essere vissuta come un teatro "proprio" da tutta una macroregione che è trainante come poche nello sviluppo europeo. Ci vuole anche un progetto collegato con i circuiti scolastici.
Il futuro dell'Accademia come lo vede?
Penso che debba fare un passo avanti e diventare sede di master per talenti da inserire nel mondo del lavoro. Poi si potrebbe pensare ad aprire sedi distaccate, autofinanziate, in America, Oceania e Asia, per stimolare anche nuovi sponsor o finanziatori del Teatro.
In effetti il problema delle risorse finanziarie non è di poco conto.
Ancora una volta è soprattutto la dimensione internazionale che può offrire grandi opportunità. Senza dimenticare che bisogna recuperare il terreno perso negli ultimi anni nei rapporti con lo Stato e gli enti pubblici.
In questo momento però la situazione è molto deteriorata e non sembra facile avviare un serio programma di rilancio.
Certo, ci vuole una condivisione del progetto, l'entusiasmo dei lavoratori è indispensabile. Ma è nell'interesse della Scala che cresca la qualità e anche la produttività. Non ci vuole uno che licenzi o riduca lo stipendio, ma che faccia lavorare tutti meglio. Gli abbonati in questa stagione sono aumentati del 50%: ora bisogna aumentare il numero di recite per giustificare l'enorme investimento fatto per rinnovare il Piermarini.
Che spiegazione dà di quello che è successo negli ultimi mesi?
Mi chiedo: siamo sicuri che tutto sia andato così come è stato raccontato? Che tutti siano in buona fede? Io non credo. Le dimissioni del maestro Muti sono un danno vero. Da anni c'erano divergenze tra direttore musicale e sovrintendente, ma quest'ultimo per legge in teatro è sovrano assoluto. È lui che deve invitare i grandi direttori d'orchestra, e se non va d'accordo con il direttore musicale o lo licenzia (e può farlo, anche se ci voleva coraggio nel caso di Muti) oppure va dal consiglio di amministrazione e dice: "Così non va".
Quindi Carlo Fontana sarebbe responsabile di non aver affrontato il problema dei contrasti con Muti?
Fontana è una persona intelligente e molto abile. Ma in questa storia io non l'ho capito. Come sovrintendente aveva tutti i poteri per agire.
All'estero cosa sarebbe successo?
In tutti i teatri, due anni prima della scadenza del mandato di un sovrintendente il cda designa il successore, che ha un suo ufficio in teatro e inizia a mettere a punto la programmazione. Poi quello in scadenza saluta, ringrazia e se ne va.
Ci sono rischi per la stagione in corso e per le prossime?
Questa è già un po' compromessa: ancora non sappiamo chi dirigerà l'Otello. Quanto alla prossima, che celebra l'anno mozartiano, senza il maestro Muti non sarà più la stessa di prima.
Che idea si è fatto della vicenda?
Penso che tutta la storia sia stata funzionale a qualcosa d'altro, non al sano funzionamento del Teatro.



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