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Stele di Axum, l'Etiopia dovrà attendere ancora
Massimo A. Alberizzi
Corriere della Sera, 12/4/2005

ADDIS ABEBA — Sembrava che la lunga, interminabile attesa fosse finita. Invece no: contrordine un'altra volta. L'obelisco di Axum, che doveva tornare in Etiopia domani, resterà ancora per un po' nel suo imballo, in qualche hangar di Fiumicino. Festeggiamenti rimandati e tanta delusione per chi, dalla fine della seconda guerra mondiale, aspetta il monumento, simbolo del Paese.
Questa volta a metterci lo zampino sembrano essere solo «problemi tecnici». Ma quali di preciso non è facile capirlo. Le ipotesi sono molte: dalla pista che non è stata allungata a sufficienza, al carburante per far tornare a casa l'enorme Antonov 124, al ritardo nel montare gru e hangar che devono accogliere i tre pezzi in cui l'enorme monumento (160 tonnellate dì peso e 24 metri di altezza) è stato diviso. Qualcuno, da Roma, avanza l'ipotesi che gli Antonov dell'Ucraina (e quelli noleggiati per l'operazione appartengono a una società statale ucraina) non possano atterrare in Europa: sarebbero immediatamente sequestrati per un mandato internazionale ottenuto da Marc Rich, un finanziere chiacchierato, che vanterebbe sul governo di Kiev un credito di milioni di dollari. Quest'ultima ipotesi potrebbe complicare realmente le cose.
Ieri i comunicati dei ministeri italiano ed etiope si sono succeduti l'uno dopo l'altro. Tutti con estremo garbo lamentavano «cause tecniche» per il ritardo. Strano, però, giacché tutto nelle scorse settimane era stato predisposto e discusso. Per esempio erano stati chiariti nei minimi dettagli l'impiego dei radar e l'utilizzo della pista, che recentemente era stata allungata. La prima spedizione, prevista per i primi di marzo, era stata rimandata e una commissione di esperti, venuta dall'Italia, dopo un'accurata ispezione aveva sentenziato che tutto era a posto e aveva dato luce verde al trasferimento del reperto archeologico. La striscia d'asfalto era stata giudicata adeguata, anche se, per maggiore prudenza, si era deciso di far scendere l'Antonov 124 di notte. Le basse temperature, infatti, permettono agli aerei di atterrare nel minor spazio possibile. L'Antonov 124 è il più grande aereo del mondo per servizi civili. Solo il Galaxy C-5 americano può caricare un peso maggiore, ma è adoperato solo per scopi militari. Ad Addis Abeba Taddele Bitul, l'ingegnere che da parte etiopica coordina i lavori per la rimessa in dimora dell'antica stele è assai misterioso: «Non voglio dir nulla — protesta —. Mi hanno detto che parlo troppo. Rivolgetevi alle fonti ufficiali». Ma al ministero della Gioventù, sport e cultura la portavoce Etenesh Avebe è laconica: «L'obelisco è in ritardo per cause tecniche fuori dalla nostra volontà. Comunicheremo presto una nuova data. Ci scusiamo con tutti quelli che erano stati invitati alle celebrazioni di mercoledì 13». Il ministro Teshome Toga non risponde al telefono dell'ufficio e il suo cellulare ieri sera era spento. Qualche settimana fa aveva rilasciato al Corriere dichiarazioni entusiastiche sul ritorno del monumento che l'Etiopia ha adottato come simbolo della nazione. «L'Antonov 124 che deve riportare a casa la stele dopo 68 anni appartiene a una società ucraina perché non è facile noleggiare aerei di questo genere. In giro non ce ne sono molti, la scelta è stata quasi obbligata», sostengono all'Onu (l'Unesco è coinvolta nella sistemazione del sito dove sarà rialzata la stele). Il costo dell'operazione, a carico interamente dell'Italia, sarà di 340 milioni di euro.
All'ambasciata italiana dicono qualcosa di più. Il problema risiederebbe nella mancanza ad Axum del carburante necessario a far tornare il cargo a Roma. Si tratterebbe di diverse tonnellate che devono essere fatte arrivare in tempo per evitare all'aereo un lungo stop in Etiopia con relativo aumento dei costi.



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