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Crescono i mecenati a favore di beni culturali e spettacolo
Ledo Prato
L'Arena, 12/4/2005

Sono ormai trascorsi quattro anni dall'approvazione della legge che consente la piena deducibilità, dal reddito d'impresa, delle erogazioni liberali nel settore dei beni culturali e dello spettacolo. Si può quindi fare un primo bilancio e qualche valutazione. Intanto segnaliamo che negli anni si è passati da 14 milioni di euro a circa 19 milioni (2004). C'è stato quindi un incremento ma non particolarmente rilevante. Quando la legge fu approvata (nel tempo ha subito modifiche e miglioramenti) le aspettative erano molte. Era stata prevista una capienza molto più alta da parte del Ministero dell'Economia. Tuttavia si deve evidenziare che c'è una tendenza alla crescita e questo è incoraggiante. Soprattutto se si tiene conto che una parte considerevole delle erogazioni liberali sono andate a favore dello spettacolo che, in questi anni, ha subito una serie di tagli nell'ambito dei finanziamenti pubblici. Ad essere privilegiati sono stati in particolare i grandi enti lirici. Dal Teatro alla Scala di Milano all'Arena di Verona, dall'Accademia di Santa Cecilia a Roma al Teatro La Fenice di Venezia. Ma anche nella cosiddetta provincia si sono verificati esempi di mecenatismo. E' il caso della Fondazione Toscanini a Parma e della Fondazione Ponchielli a Cremona.
Ancora una volta le elargizioni maggiori le hanno fatte le banche e le grandi industrie. Dalla Banca Popolare di Verona e Novara a Banca Intesa, dal San Paolo-Imi all'Unicredito. Ma anche alcune banche "minori" non hanno fatto mancare il loro apporto. Dalla Banca Popolare di Ancona alla Cassa di Risparmio di Prato, solo per fare qualche esempio. Anche i grandi gruppi hanno fatto la loro parte. In testa Telecom Italia (con il bel Progetto Italia) ma anche Lottomatica. Ferrovie dello Stato, Enel e la Pirelli, solo per citare alcuni. Il dato nuovo è rappresentato dal fatto che anche i Comuni cominciano a ricevere erogazioni liberali, con cui integrano le risorse pubbliche destinate ai beni culturali e allo spettacolo. Per tutti segnalo Brescia e Bassano del Grappa.
Ma la svolta potrebbe esserci se il Parlamento approva il recente disegno di legge sulla competitività. Nel testo presentato dal Governo, su proposta del Ministro Urbani, è contemplata la possibilità, anche per le persone fisiche, di dedurre dal reddito le erogazioni liberali a favore dei beni culturali e dello spettacolo. Una misura attesa da molto tempo e applicata in altri Paesi europei e negli Stati Uniti. Con risultati molto importanti per numerose istituzioni culturali.
C'è da aspettarsi che incontri qualche difficoltà nel proprio cammino. La ragione sta nel fatto che i limiti del bilancio pubblico non consentono ampi margini di manovra. Ma soprattutto bisognerà fare i conti con chi sostiene che il finanziamento alla cultura è una prerogativa del sistema pubblico e chi ritiene che le risorse disponibili vanno investite in direzione del rilancio del sistema industriale del Paese. Posizioni alquanto miopi. I primi guardano con diffidenza al principio della sussidiarietà mentre gli altri reclamano investimenti nel sistema industriale senza dire perché e, soprattutto, in quali settori, visto che operiamo nell'ambito di una competizione su scala mondiale.
E’ quindi tempo di scelte difficili ma inevitabili. E questo riguarda tutti, dai corpi intermedi della società al sistema pubblico. La sfida sarà tra chi volge il suo sguardo al futuro e chi si attesta a rimpiangere un passato che non tornerà. La storia è fatta di capitoli. Quando se ne chiude uno è un errore non cimentarsi con quello nuovo, attardandosi sul vecchio. Si sente il bisogno e la necessità di utilizzare tutte le leve (anche quelle fiscali) per investire nello sviluppo dell'economia della conoscenza. E' questo il nuovo capitolo della storia contemporanea. Ha scritto Seneca: "Non c'è vento favorevole per chi non ha una direzione".



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