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Iraq: tesori della storia, in briciole
il manifesto 9/4/2005

E' abbastanza sconcertante, in tempi moderni, che truppe di soldati si accampino in castelli plurisecolari, usandoli come basi e facendone alla fine crollare i muri. In Iraq, a Samarra, è successo, tanto che i funzionari delle antichità irachene hanno protestato aspramente chiedendo un risarcimento per i danni Ma sempre a Samarra, la città sul Tigri a nord di Baghdad molto attiva nella resistenza e per questo più volte attaccata, è stato danneggiato pochi giorni fa uno dei simboli più amati, preziosi e fruibili della storia irachena: la torre-minareto Malwyia, alta 52 metri, dall'originalissima costruzione a spirale, fatta erigere nell'852 dal califfo al-Mutawakil quando Samarra era la capitale dell'impero abbaside. La sommità del minareto è stata colpita alla fine di marzo da un ordigno e diversi mattoni sbriciolati sono finiti sulle sottostanti spettacolari rampe a spirale Ma l'attacco da parte di ignoti non sarebbe avvenuto se fino a pochi giorni prima gli americani non avessero usato la preziosa torre come nido per il cecchinaggio e punto di controllo sulla regione sottostante. Una regola consolidata della comunità intemazionale è quella per cui i siti e i monumenti storici non possano essere trasformati in basi militari Quindi la torre Malwyia non avrebbe dovuto essere nemmeno avvicinata dai militari americani.
Peraltro, ricorda il sito www.iraqwar.mirror-world.ru, altri due simboli dell'Iraq sono stati danneggiati direttamente dalle guerre mosse all'Iraq. Uno è l'arco di Ctesifonte, la porta alta trenta metri di un palazzo di epoca sassanide costruito nel IV secolo e rimaneggiato nel VI. Non è certo un arco qualunque: al mondo è la più ampia volta di mattoni senza rinforzo. Durante la Seconda guerra mondiale le truppe britanniche furono istruite a non colpire assolutamente l'arco anche se i nemici ottomani avessero usato le rovine circostanti come punto di osservazione o postazione da fuoco. Invece, i bombardamenti statunitensi del 1991 lo danneggiarono, anche se non gravemente. E negli ultimi tempi lo stato dell'opera sembra essersi deteriorato parecchio; per gli ufficiali occupanti, perfino un «fuoco chirurgico» contro un veicolo sospetto fermato vicino all'arco stesso farebbe cadere l'opera a causa delle onde d'urto, siamo avvertiti L'Unesco ha proposto un piano per stabilizzare l'intero sito ma la mancanza di sicurezza nel paese impedisce i lavori
Il terzo monumento danneggiato dall'occupazione è l'antica città di Babilonia, 1750 avanti Cristo. Fino alla metà di gennaio di quest'anno gli archeologi del dipartimento iracheno delle antichità non hanno potuto accedervi: era utilizzata dalle forze statunitensi e polacche come base e deposito militare; duemila uomini erano presentì nel cuore delle rovine. I danni e i saccheggi avvenuti in questi anni dunque, sono responsabilità diretta o indiretta delle truppe della coalizione. Secondo un rapporto preparato dal Britìsh Museum, un pavimento di 2.600 anni è stato sbriciolato dal passaggio di veicoli militari che hanno scaraventato qua e là frammenti archeologici, mentre le latrine sono state piazzate su depositi non ancora scavati e i luoghi sono stati contaminati da combustibile, ghiaia portata da fuori e simili Le proteste degli archeologi iracheni e intemazionali erano cominciate subito dopo l'arrivo in zona dei militari statunitensi, ma invano.
Un esperto del Massachusetts College of Art stima che fra le «vittime» dell'invasione e dell'occupazione vi siano 150 siti sumeri e che da 400.000 a 600.000 reperti abbiano lasciato il paese in due anni Si pensa che molti siano tuttora stoccati in depositi per non invadere il mercato e non far crollare i prezzi..
Alcuni archeologi sostengono che Bush ha il dovere di offrire sia l'assistenza con i satelliti per individuare i saccheggiatori sia la copertura militare alla polizia e agli archeologi che cercano di impedire nuove fughe dalle migliaia di siti. Ma non è questo che fanno i militari statunitensi in altre faccende affaccendati E anche in queste; ma dalla parte dei ladri



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