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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Città della Scienza salvare mare e spiaggia
Guido Donatone, Luigi De Falco*
04 gennaio 2014 LA REPUBBLICA sez. NAPOLI

Napoli LA relazione (1996) che accompagna il decreto ministeriale (1999) di vincolo paesaggistico di Coroglio evidenzia come si è più volte persa l' occasione di sottrarre Bagnoli alle attività inquinanti che ne hanno negato origini e vocazioni. Uno stabilimento industriale ciclicamente distrutto e ricostruito assorbendo anche le case operaie e una superficie impressionante dello specchio d' acqua (la colmata), resa funzionale alla produzione con il riversamento in mare di milioni di metri cubi di veleni e la negazione di ettari di spiaggia. Oggi che l' industria non c' è più è solo follia conservare quanto è stato sconsideratamente sovrapposto a ciò che la natura aveva creato. È indispensabile recuperare l' immagine del sito perduto: la spiaggia in primo luogo, e il mare. Ripristino della linea di costa vuol dire disseppellire la spiaggia nascosta sotto le strutture, le fabbriche, le case che l' uomo ha realizzato nel tempo. Il ministero per i Beni culturali ha ritenuto di prescindere dalla tutela di tali costruzioni decidendo di preordinare a ogni intervento di recupero dell' area quello della spiaggia negata. La spiaggia "com' era e dov' era". Non altro. È scritto nel decreto di vincolo. È inutile pressare la soprintendenza per la ricostruzione di strutture bruciate perché il decreto di vincolo anche su questo parla chiaro. Incontrovertibili motivazioni consolidano inoltre le sentenze del Consiglio di Stato che definiscono "nuova costruzione" l' intervento di ricostruzione quand' anche riproponga un edificio "com' era e dov' era". Non è restauro, dunque. E una ricostruzione non può pertanto eseguirsi con la semplice denuncia di inizio attività, racchiusa nel cd dello studio Pica Ciamarra invocato da Pasquale Belfiore ("Repubblica" del 31 dicembre 2013), il quale chiama in causa gli scriventi (e Vezio De Lucia che, se crede, risponderà) che contro Città della Scienza rilancerebbero "una battaglia di profilo politico". No: è un' azione di tutela paesaggistica e ripristino ambientale di Italia Nostra nell' interesse pubblico. Il Comune dovrebbe autorizzare esplicitamente la costruzione se ci fosse conformità- che non c' è - con il piano regolatore, previo assenso della soprintendenza pure condizionato alla conformità - che non c' è - con le ragioni del vincolo espresse nel predetto decreto. E tutto ciò se non vi fosse anche contrasto - che invece c' è - con la legge dello Stato (la 582 del 1996), che preMai visti i vigili urbani in piazza De Filippo scrive il ripristino della morfologia naturale della costa.E tutto ciò se pure non ci fosse contrasto con il piano attuativo, che prevede, come il Prg, la dislocazione delle strutture al di là della strada. E se pure non ci fosse contrasto con la decisione del Consiglio comunale di restituire il litorale alla libera balneazione. Perché assecondare una soluzione contrastante con leggi, decreti, strumenti urbanistici generali e attuativi? La diplomatica soluzione che fu trovata con l' accordo di programma del 1996 di rinviare il trasferimento di Città della Scienza oltre via Coroglio, dopo l' ammortamento dei finanziamenti, non ha più alcun motivo di essere, visto che quei finanziamenti sono andati in fumo. Una precisazione va fatta. Nessuno degli scriventi, e nemmeno De Lucia, ha mai sostenuto che le strutture di Città della Scienza siano abusive. Non è ammissibile che Belfiore consideri oggi solo un optional i ricordati decreti, leggi e strumenti urbanistici. Anche noi ci uniamo al coro del far presto, consapevoli che l' alternativa più rapida per Città della Scienza c' è: l' Acciaieria. Bruno Campione brunocampione@gmail.com APPRENDO dall' edizione on-line del vostro giornale, che l' azienda Asìa si è decisa a ripulire la storica piazza Eduardo De Filippo (già piazza Teatro San Ferdinando) dai rifiuti che la hanno imbrattata per decenni. Alla vostra redazionei miei più sentiti ringraziamenti per quanto fate in difesa della nostra città, tanto deturpata dall' inciviltà di molti napoletani e dall' inattività ed incuria delle istituzioni. Quale cittadino napoletano, residente in via Giuseppe Antonio Pasquale da oltre trent' anni, devo, mio malgrado, segnalarvi che la piazza Eduardo De Filippo e tutte le strade adiacenti, sono ormai "zona franca" per delinquenti, drogati e scugnizzi in motorino che, in spregio del codice della strada e di quello penale, compiono ogni tipo di scorribanda nel completo disinteresse dei residenti (salvo poche eccezioni?!) e delle forze dell' ordine, in particolare della polizia municipale. Quest' ultima sembra che abbia via Foria come limite invalicabile della propria competenza territoriale. Infatti, in oltre trent' anni, non ho mai avuto il piacere di vedere nella strada in cui abito un solo appartenente al corpo della polizia municipale. Eppure in via Giuseppe Antonio Pasquale, e non solo, vengono commesse ogni giorno decine di violazioni del codice della strada, della legge e di ogni regola di comportamento che il senso civico impone. Tutti i giorni e a qualsiasi ora si assiste al parcheggio di auto in doppia e terza fila con enormi difficoltà per la viabilità, alla sistematica violazione dei sensi unici di marcia, all' occupazione abusiva di suolo pubblico da parte dei commercianti, che espongono la loro mercanzia sui marciapiedi rendendoli inutilizzabili ai pedoni, quando non occupano addirittura la sede stradale con sedie o altre strutture, per conservare il posto per il carico e scarico merci. Ciò senza considerare le condizioni a dir poco disastrose della sede stradale, che si presenta piena di avvallamenti e buche e le precarie condizioni igienicosanitarie dovute al mancato spazzamento delle strade da parte del personale Asia. Per non parlare dei ragazzini che utilizzano la storica piazza Eduardo De Filippo come loro personale campo di calcio, con conseguente e sistematica rottura dell' illuminazione posta sulla facciata dello storico Teatro San Ferdinando.
* Italia Nostra



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