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Pizzo Sella, variante salva-ville
Alberto Bonanno
Repubblica, ed. Palermo 07 Aprile 2005



Un piano per le ville di Pizzo Sella - L'amministrazione pensa di demolire solo gli scheletri. Si punta a un provvedimento per far diventare la collina edificabile
Vertice in Comune: una variante per salvare le case abitate
II Comune cerca una soluzione tecnica per lasciare in piedi le villette di Pizzo Sella abitate e demolire solo gli scheletri di cemento. Il progetto, che sarà esaminato oggi durante una conferenza di servizi con i capigruppo della maggioranza, è quella della "riperimetrazione" della collina, che verrebbe trasformata in area edificabile. Resta, oltre all'opposizione dei partiti del centrosinistra e delle associazioni ambientaliste, un problema giuridico non da poco: la Cassazione infatti ha stabilito che le case debbano essere confiscate dal Comune e abbattute oppure destinate a fini sociali o di pubblica utilità. Nei mesi scorsi la questione è sfociata in uno scontro fra il sindaco Diego Cammarata, che intende salvaguardare gli abitanti della "collina del disonore", e l'allora assessore alla Legalità Michele Costa, fautore della linea dura: quest'ultimo fini per dimettersi.



SALVARE le ville abitate e buttare giù scheletri e case abbandonate, o andare avanti con la linea dura delle confische e delle demolizioni? La bomba politica ed ecologica di Pizzo Sella, la collina edificata dalla mafia e confiscata dal Comune, è pronta a riesplodere. Oggi, per la prima volta, l'amministrazione Cammarata apre
la discussione sulla possibilità di variare la destinazione urbanistica delle aree abitate della collina, cancellandone definitivamente il vincolo di inedificabilità. Alla conferenza di servizi di stamattina, nella quale sarà fatto il quadro complessivo della situazione dal punto di vista tecnico, legale e operativo, saranno presentila commissione Urbanistica del Consiglio comunale (il cui presidente, il forzista Nico Ferrante, è primo firmatario della mozione che propone la variante), i capigruppo della maggioranza, il capo dell'Ufficio legale del Comune, Giulio Geraci, e l'assessore all'Urbanistica, Mario Milone.
L'obiettivo della vari ante urbanistica che poi si dovrà discutere in Consiglio comunale è quello di salvare le ville abitate e buttare giù tutto il resto. «Ma prima di assumere qualunque decisione—spiega Ferrante — c'è una fase di studio e di confronto sulla situazione complessiva, che richiede un approfondimento su tutti i punti. La variante allo stato è solo una proposta. Oggi inizieremo delineando il quadro informativo sulla collina, che di per sé è già molto complesso». Tecnicamente, l'atto si chiama «riperimetrazione». Il Comune lo ha già messo in pratica in diverse zone originariamente destinate a verde agricolo, poi risultate dalle aerofotogrammetrie «fortemente urbanizzate». Nel 2003 la correzione è stata apportata a una settantina di aree, equamente distribuite nei dintorni (un tempo) verdi della città, da Ciaculli al Parco dei Principi, a Partanna Mondello.
Le case — tutte edificate abusivamente—risultate poi regolarmente sanate sono diventate legittime.
Per Pizzo Sella la faccenda è simile, ma molto più complessa sul piano giuridico. Perché, nonostante si tratti in sostanza della stessa situazione (edificazione abusiva su verde agricolo), in questo caso c'è anche la lottizzazione abusiva. Un rea-to che la legge punisce con la confisca degli immobili in favore del Comune e la successiva demolizione o destinazione a fini sociali e di pubblica utilità, su decisione del sindaco. E la confisca, dopo la sentenza definitiva della Cassazione, è diventata effettiva e ha trasferito automaticamente case e scheletri al patrimonio comunale. Di «atto irreversibile» si parla anche all'Ufficio legale del Comune.
Ed è proprio questo, al di là di ogni valutazione di ordine etico e politico sulle scelte, della reversibilità del danno ambientale, del significato «altro» dell'ecomostro, il punto più delicato sul quale tecnici e amministratori del Comune devono ragionare. Le case sono di proprietà del Comune, e chi le abita adesso, senza alcun titolo, è di fatto occupante abusivo. Sulla questione si annuncia battaglia aperta. Sono pronti a scendere in campo i partiti del centrosinistra e gli ambientalisti, che chiedono di radere al suolo il villaggio, così come previsto in prima battuta dalla legge, e a trovare soluzioni alternative per i residenti. I soldi, secondo i Ds, non sono un problema: c'è un fondo speciale appositamente attivato dallo Stato. La Quercia ha proposto di usare questi soldi per radere al suolo anche le case abitate.
Nei mesi scorsi la questione è esplosa tra l'ex assessore alla Legalità Michele Costa, che intendeva applicare fino in fondo la sentenza della Cassazione, e il sindaco Diego Cammarata, che aveva scelto invece una via più cauta, aprendo anche ai residenti che hanno provato l'acquisto in buona fede (ai quali, secondo il Tribunale, non possono essere attribuite responsabilità, e che il Comune dovrebbe risarcire in caso di sfratto: il contenzioso pende adesso al Tar). Il caso si è concluso con le dimissioni di Costa, alla fine dell'anno scorso, in furiosa polemica con il sindaco. Il Comune, in ogni caso, si ritrova in un cui de sac. Sia la demolizione sia tutte le altre soluzioni apriranno un fronte di protesta difficile da contenere.



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