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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Arte, tutela non solo formale
Salvatore Settis
Il Sole 24ore, 07/04/2005

Le buone notizie sul fronte dei beni culturali non sono frequenti in questi tempi, segnati piuttosto da carenza di fondi e di personale e da periodici tentativi di sovvertire le norme di tutela.

Perci fa ancor pi piacere segnalare il recentissimo decreto del ministro Urbani che favorisce le mostre e le manifestazioni culturali trasformando l'assicurazione obbligatoria (assai onerosa) nell' assunzione dei rischi da parte dello Stato. Questo per le mostre e le manifestazioni sul territorio nazionale promosse dal Ministero o, con la partecipazione statale, da enti o istituti pubblici, ma anche per quelle promosse all'estero dal Ministero o, con la partecipazione statale, da enti pubblici, dagli istituti italiani di cultura all'estero o da organismi sovranazionali.
L'assicurazione per le opere d'arte che vengono dislocate in occasione di mostre (e che a carico del richiedente il prestito) sar dunque sostituita, quando a organizzare la mostra sia un ente pubblico italiano o un organismo sovranazionale (come l'Unesco), da una garanzia statale, con una drastica riduzione delle spese assicurative. Positiva anche la procedura prevista nel decreto: essa richiede che la garanzia di Stato venga rilasciata soltanto dopo un'istruttoria tecnica guidata da uno degli istituti centrali del Ministero e in relazione alle caratteristiche scientifiche della mostra, evidenziate in apposito progetto. Garanzie non solo importanti ma indispensabili, anche per evitare che la riduzione dei costi pelle mostre si traduca in un loro indiscriminato moltiplicarsi, che metterebbe a rischio pi frequente le opere d'arte.
Il Codice dei beni culturali, a quasi un anno dalla sua entrata in vigore, non in grado, da solo, di risolvere i problemi che la gestione del patrimonio culturale, in un Paese come il nostro che ne cos ricco, pone quotidianamente all'amministrazione. Da un lato, lo abbiamo detto, le stesse garanzie di tutela del Codice, comunque le si voglia giudicare rispetto alla normativa precedente, sono di continuo sotto tiro. Si susseguono, e da parte della stessa identica maggioranza di governo che ha approvato il Codice, attacchi volti a scompaginarlo: basti ricordare gli sgangherati condoni in materia paesaggistica e ambientale (approvati), il condono pei tombaroli e trafficanti di antichit (per il momento sventato), e il recentissimo tentativo, che pare anch'esse
accantonato, di applicare il silenzio-assenso e il procedimento di Dia ("dichiarazione di inizio attivit") alla tutela. Questo possibile smantellamento del Codice richiede una continua vigilanza da parte di chiunque abbia a cuore le sorti del nostro patrimonio culturale. Ma che cosa accadrebbe (che cosa accadr) se non vi fosse allo stesso Ministero dei Beni culturali una competente, costante opera di sorveglianza dell'attivit .legislativa, onde identificare e prevenire gli assalti che certamente verranno nei prossimi mesi e anni?
Lo spirito e i contenuti della tutela sono destinati a restare lettera morta se non si traducono via via con coerenza e continuit, in un flusso di provvedimenti amministrativi adeguatamente scritti e motivati ( il caso di quello sulla copertura dei rischi assicurativi di cui abbiamo parlalo). Ci tanto pi vero in una fase di passaggio da un sistema ampiamente collaudato a uno nuovo, che in buona parte eredita lantico ma si deve confrontare con un contesto almeno in parte cambiato. Aspetti scientifico-tecnici (di competenza di archeologi, storici dell'arte e dell'architettura, restauratori.,.) e aspetti tecnico-giuridici devono convivere e convergere, perch la tutela funzioni in modo efficace. Esigenza particolarmente avvertita in un momento come questo, in cui nulla si pu dare per scontato, e il Codice potrebbe, con quattro o cinque leggine, articoli in decreti-omnibus, commi di questa o quella Finanziaria, eccezioni e deroghe, essere non solo depotenziato ma nullificato.
Quale ruolo sar affidato a questa opera di vigilanza, estremamente necessaria, nel quadro della nuova struttura ministeriale introdotta dalla riforma Urbani? In esso, grazie a una disposizione pi che discutibile della passata legislatura, i beni culturali e paesaggistici convivono con lo sport e lo spettacolo. Ma sul fronte dei beni culturali e del paesaggio (cio, sul piano amministrativo, del relativo Dipartimento ministeriale), che si pone in modo specialmente acuto il problema di un'adeguata custodia delle norme di tutela, mediante la vigilanza sulle nuove proposte di legge e mediante una mirata, ininterrotta attivit amministrativa e normativa. Se cos non sar, questo nuovo Dipartimento del Ministero, a cui tocca il compito di difendere il nostro patrimonio dai suoi molti depredatori e nemici, rischia di essere un gigante con i piedi di argilla.



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