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Palazzo Grassi, per ora paga solo il Casinò
Enrico Tantucci
la Nuova Venezia, 5/4/2005

Uscito di scena il finanziere e collezionista Guido Angelo Terruzzi, il Consiglio di amministrazione della casa da gioco ha dato ieri il via libera a maggioranza e dopo un'animata sedu-ta all'acquisto diretto del 51 per cento della Palazzo Grassi spa, che pagherà con un'anticipazione bancaria di circa 15 milioni di euro — fatta dalla Carive — che oggi stesso girerà nelle mani della Fiat. Ma l'incertezza è grande e non è chiaro come e quando si faranno avanti i nuovi soci.
Smentendo sé stesso — dopo che in un comunicato di risposta a quello della famiglia Terruzzi, affermava che «non vi è stata alcuna trattativa parallela», come denunciato dal collezionista lombardo e limitandosi ad auspicarsi «l'affacciarsi di diverse possibili soluzioni» — il Casinò ieri ha reso noto in una breve nota che «è stato dato mandato al presidente della Casinò di Venezia spa Giorgio Piantini di continuare i contatti con altri soggetti interessati all'acquisto della partecipazione di maggioranza della Società stessa e di sottoscrivere gli atti necessari al trasferimento da Fiat spa a Casinò Municipale spa». Sul tappeto, infatti, oltre all'offerta di Pinault — a conferma che mentre ufficialmente la Casa da gioco si accingeva a concludere la trattativa con Terruzzi, altri contatti erano in corso — ci sarebbero altre due offerte, una straniera e una italiana. Ma quella dell'imprenditore francese leader nel settore della grande distribuzione e titolare di marchi come Gucci e Yves Saint-Laurent, sarebbe largamente la preferita. Pinault acquisirebbe per 30 milioni di euro l'intera società di Palazzo Grassi, salvo poi lasciarne al Casinò il 20 per cento e forze per questo ieri il sindaco di Venezia Paolo Costa — vera eminenza grigia di tutta la vicenda — ieri si è sentito in dovere di dichiarare che con l'arrivo del nuovo sindaco della città (e cioè tra una quindicina di giorni) Palazzo Grassi sarà riconsegnato nelle condizioni fissate da Ca' Farsetti, che prevedevano appunto una quota per la casa da gioco intorno al 20 per cento. Pinault restaurerebbe a sue spese il Teatrino di Palazzo Grassi — come aveva annunciato Terruzzi — che terrebbe per sé, per esporvi pezzi della sua collezione, ma anche per farne una sorta di show-room di moda. L'imprenditore francese coprirebbe anche le spese di gestione del palazzo e — a differenza di Terruzzi—gestirebbe da vicino anche il settore mostre, visto che a dirigerlo, sarà il suo consulente artistico, l'ex ministro della Cultura transalpino Jean-Jacques Aillagon. A differenza di Terruzzi, però, Pinault non lascerebbe in permanenza la sua collezione d'arte contemporanea alla città, ma si limiterebbe, a quanto pare, a una mostra tratta da essa, in programma già a giugno, in occasione della Biennale Arti Visive. Intanto paga il Casinò.



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