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I francesi del lusso puntano su Palazzo Grassi
Marisa Fumagalli
04-APR-2005 CORRIERE DELLA SERA



Venezia, Terruzzi annulla l'accordo per l'acquisto: potrebbe subentrare il gruppo Pinault-Printemps

VENEZIA — «Tranquilli, la soluzione per Palazzo Grassi ci sarà. Rispetterò gli impegni presi e la partita sarà chiusa, prima dell'insediamento a Ca' Farsetti del nuovo governo della città». E' lapidario Paolo Costa, sindaco uscente di Venezia. Pur infastidito dalle polemiche dell'ultima ora — che, a urne aperte, finiscono con rilievo sui quotidiani locali —non si smuove dalle sue granitiche certezze. Non può negare, tuttavia, che il gioiello della Serenissima il cui appe-al si era misurato con mostre spettacolari prese d'assalto da milioni di visitatori negli anni d'oro della gestione Fiat, già proprietaria dello storico edificio affacciato sul Canal Grande, non è ancora passato di mano a un nuovo padrone. Né ad Angelo Terruzzi, «re del nichel» (con la sua collezione dei quadri del Settecento), che, dubbio su dubbio, ha mandato all'aria, in ex-tremis, il contratto preliminare, per non essersi accordato sui costi di gestione del Palazzo. Né ad altri acquirenti interessati. Risultato? Il Casinò di Venezia (in pratica, il municipio che ne detiene la proprietà) rischia di restare con il cerino acceso. Rischia cioè di saltare quell'operazione, fortemente voluta da Paolo Costa, che possiamo sintetizzare così: il Casinò/Comune acquista Palazzo Grassi («poiché voleva dismetterlo per recuperare liquidità, Umberto Agnelli mi chiese di dargli una mano»). con l'intenzione di cederlo a terzi, assicurandosi che venga rispettato l'uso dell'immobile come bene culturale. «Mi premeva tenere alto il marchio espositivo Palazzo Grassi, che ha un forte valore mondiale», osserva il sindaco. Trenta milioni di euro — tale è il costo della compravendita — certo, non sono bruscolini.
E le critiche contro di lui sono piovute da destra a manca. Tra gli impallinatori, guarda caso c'era anche Massime Cacciari, che alcuni mesi dopo sarebbe entrato ir scena a squassare il giè sconquassato centrosinistra veneziano, con 1e sua candidatura a prime cittadino, in contrapposizione al pm Felice Casson.
Le acque si sono agitate in Laguna, poiché oggi si riunisce l'assemblea dei soci del Casinò di Venezia, per perfezionare l'acquisto dell'immobile. Ma il piano era che i quattrini per pagare la Fiat doveva sborsarli An-
gelo Terruzzi, che ne sarebbe divenuto l'effettivo proprietario. Invece, nulla di fatto. A quanto si sa, al «re del nichel» in ritirata, potrebbe subentrare il Gruppo Pi-nàult-Printemps-Redou-te, che detiene marchi come Gucci e Yves Saint Laurent. I francesi, oltre ad acquistare Palazzo Grassi, avrebbero chiesto l'affitto per 60 anni dell'attiguo teatrino, per esporvi una parte della loro collezione artistica, e trasformarlo in uno show room in riva al Canai Grande.
Qualcuno fa notare che, mentre Terruzzi avrebbe portato a Venezia opere del Canaletto e del Tiepolo, il tesoro di Pinault è altra cosa: Andy Warhol, Rauschenberg, Basquiat... Il direttore del Louvre, Pierre Rosenberg, si dice sicuro che con l'arrivo del gruppo francese il futuro di Palazzo Grassi brillerà come il passato. E Paolo Costa, incrociando le dita, spera che tutto vada a buon fine. Ha un suo piano. Ripete: «II nuovo sindaco non dovrà darsi pensiero. Troverà Palazzo Grassi venduto. I programmi culturali saranno attuati e gestiti, anche finanziariamente, dalla nuova Proprietà. Qualunque essa sia».



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