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La fede sulle antiche strade . Un itinerario rilanciato in chiave anticonsumistica
Bruno Simili
Il Messaggero, 3 aprile 2005

PELLEGRINI per procura e pellegrini per pura devozione, penitenti, assassini cacciati dalle loro comunità, sono solo alcune delle figure che per secoli composero le moltitudini sui cammini della cristianità. Tre le mete che, fra le tante, prevalevano: Gerusalemme, innanzitutto, ma anche Santiago de Compostela, con la tomba dell’apostolo Giacomo, e Roma, con le tombe dei martiri e le basiliche paleocristiane, capitali della cristianità occidentale. Consapevole delle dure prove che lo attendevano, l’“homo viator” si armava di un mantello (il “sanrocchino”), di una bisaccia, dell’immancabile “bordone” (un bastone di legno dalla punta metallica), e partiva.
Tra i percorsi “romei” che provenendo da vari parti d’Europa giungevano sino a Roma, uno dei più antichi di cui sia stata rinvenuta documentazione è la cosiddetta Via Francigena, o Francisca - di origine longobarda. In realtà non si può parlare di “una” Via Francigena - l’idea di un tragitto univoco ed esclusivo è infatti un concetto di epoca moderna - quanto piuttosto di una possibilità di percorrenza, di una sorta di “area di strada”, che nel corso del tempo andava modificandosi sulla base delle scelte dei viaggiatori, dettate di volta in volta dalle vicende politiche, dalle condizioni delle strade, dal clima. Oggi il tracciato tende a ricollegarsi a quello che univa le 79 tappe toccate attorno all’anno Mille dall’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, recatosi a Roma per ricevere dalle mani di papa Giovanni XV il “pallio” vescovile.
Mille anni dopo Sigerico che cosa resta della Francigena? Per percorrere il tratto in territorio italiano si può partire dal passo del Gran San Bernardo e - solo per citare alcune tappe - giungere sino a Lucca dopo aver toccato Pavia, Fidenza, il passo della Cisa, e proseguire per San Genesio, San Gimignano, San Quirico, Acquapendente, Bolsena, Viterbo e infine arrivare “apud Roma, in burgo Sancti Petri”. È possibile rimanere su tratti integri dell’antico tracciato: a Castellonchio, prima di Berceto, a Galleno, a Capranica. Lungo il cammino si rintracciano i segni della fede, santuari e reliquie che da secoli attirano i pellegrini, come il Volto Santo venerato nella Cattedrale di San Martino a Lucca. Ma anche molte tracce di una devozione più popolare, quali ex voto, edicole sacre, iscrizioni.
Nel 1994 la Francigena è stata dichiarata, al pari del Cammino di Santiago, “Itinerario culturale del Consiglio d’Europa”. Oltre al suo valore più prettamente storico, è così stata riconosciuta la sua grande rilevanza come insieme di emblemi, culture e linguaggi dell’Occidente cristiano, i cui segni, come sì è detto, in molti casi sono tuttora rintracciabili.
Come ha ricordato Oliviero La Stella su queste pagine, alla Francigena è dedicato il ciclo di trasmissioni che si inaugura oggi su Radio 3, e che proseguirà ogni giorno, dalle 18 alle 18 e 45, sino al 14 maggio. Tornare sulle antiche strade è sempre un’occasione per conoscere meglio veri e propri tesori dell’arte e dell’architettura italiane (anzi, europee). Nel caso della Francigena, ad esempio, una sosta obbligata è al duomo di Fidenza, sulla cui facciata è possibile ammirare uno splendido fregio raffigurante proprio una lunga fila di pellegrini romei, e alla romanica Pieve di Bardone.
Oggi esistono modalità di pellegrinaggio più brevi, più comode, adatte a un mondo postmoderno incapace di padroneggiare il tempo, che per lo più nulla hanno a che spartire con la lunga marcia. Tuttavia, chi nel terzo millennio percorre le strade degli antichi pellegrinaggi può avere motivazioni spirituali non troppo dissimili da quelle della devozione del passato. Il pellegrino cristiano si associa a forme di turismo religioso, quasi sempre di gruppo, per toccare quell'“anticipo di cielo” che cercavano gli antichi. Spesso però l’odierno viandante non parte in quanto credente. In questo caso dà forse più importanza al viaggio che alla meta e intraprende il suo cammino non tanto o non solo per “arrivare”, quanto per stare alla larga, almeno per un po’, dai consueti paesaggi della quotidianità. Per sostituire, se non altro per qualche giorno, le silenziose e quasi sempre ignote cattedrali dello spirito alle frequentatissime e caotiche cattedrali del consumo.



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